La Gran Bretagna è composta dall'Inghilterra, dal Galles e dalla Scozia.
Il
National Statistics Office ha elaborato delle schede estremamente efficaci sulla distribuzione religiosa della popolazione in Gran Bretagna. L'ultimo censimento disponibile è aggiornato al 2001.
Il cristianesimo è la religione professata dalla maggioranza della popolazione. Nel 2001 sono stati registrati 41 milioni di cristiani, corrispondenti a circa tre quarti della popolazione complessiva (72%). La comunità cristiana è eterogenea al suo interno: è infatti composta da fedeli appartenenti alla
Church of England, alla
Church of Scotland, alla
Church in Wales, alla Chiesa Cattolica e ad altre denominazioni cristiane.
I musulmani sono il gruppo religioso non cristiano più consistente. Nel 2001 più di un milione e mezzo di musulmani erano presenti in Gran Bretagna, circa il 3% della popolazione totale e più del 50% della popolazione non cristiana.

ANALISI
Inghilterra
Il tratto più caratteristico dell'assetto ecclesiastico britannico è il ruolo riconosciuto alla Chiesa anglicana, la quale come dispone il Canone A1 della Church of England: " [...] is "established according to the laws of the realm under the Queen's Majesty, [...]".
Nonostante la difficoltà, rilevata dalla dottrina inglese più autorevole, di costruire una univoca e certa definizione di Establishment, ciò che qualifica tale sistema di rapporti è la stretta correlazione, se non identificazione, tra Chiesa anglicana e Regno di Inghilterra. La legge della Church of England è parte integrante della legge di Inghilterra. Lucida la spiegazione del giudice Uthwatt nel caso Attorney General v Dean and Chapter of Ripon Cathedral [1945]: "The law is one, but jurisdiction as to its enforcement is divided between the ecclesiastical courts and the temporal courts".
Il monarca è il supremo capo della Church of England. Per effetto dell'Act of Settlement 1700 i sovrani devono professare la religione protestante "in comunione con la established Church of England"; in seguito al Bill of Rights 1688 gli eredi cattolici e le loro spose sono esclusi dalla successione al trono. Le measures emanate dal General Synod della Chiesa anglicana devono essere approvate dal parlamento. Gli stessi canoni della Chiesa di Inghilterra, poi, pur non necessitando dell'approvazione del Parlamento, hanno bisogno dell'assenso reale (royal assent) per avere valore giuridico nell'ordinamento britannico. Accanto alle competenze legislative, la più tradizionale prerogativa del potere secolare sulla Chiesa di Stato è rintracciabile nel potere di veto dell'autorità regia sulla nomina dei vescovi, così come previsto dall'Ecclesiastical Licences Act 1533, ancora oggi in vigore. Gli arcivescovi e i vescovi della Chiesa di Inghilterra, pertanto, sono nominati dalla Corona, su indicazione del primo ministro.
Il sistema dei tribunali della Church of England è strettamente connesso a quello statuale, soprattutto a seguito del fatto che la legge ecclesiastica (ecclesiastical law) amministrata nei tribunali della Chiesa è parte dell'ordinamento britannico.
Se, come è stato affermato, "la relazione tra lo Stato e la religione negli Stati moderni secolarizzati è regolata da due principi: la separazione tra Stato e Chiesa e la libertà di religione", nel Regno Unito trova spazio solo il principio della libertà di religione, in quanto non esiste separazione tra Stato e religione.
Da un lato, infatti, la libertà religiosa è un elemento essenziale della vita nella società britannica contemporanea. L'approvazione nel 1998 dello Human Rights Act ha confermato, infatti, la completa adesione della Gran Bretagna al modello europeo di promozione, garanzia e salvaguardia della libertà religiosa. Gli individui godono della libertà di culto e i fedeli dei vari gruppi religiosi possono costruire, gestire e registrare i loro edifici di culto, possono liberamente celebrare le loro festività religiose e praticare il culto anche nei luoghi di detenzione. Paradossalmente l'unico soggetto che non può liberamente cambiare la sua religione è il monarca che, in quanto "supremo governatore" della established Church of England, deve essere in comunione con essa garantendo la successione protestante al trono. Dall'altro lato, la Church of England è una istituzione a tutti gli effetti di "diritto pubblico", mentre le altre religioni "non established" sono considerate mere associazioni di diritto privato. "È solo nel quadro dell'Established Church che i ministri della Chiesa sono ‘pubblici ufficiali' dello Stato; che gli organi di governo della Chiesa sono anche organi governativi dello Stato; e che i giudici della Chiesa appartengono tanto quanto i giudici dello Stato alla giurisdizione ‘secolare". Per altro verso, "È solo l'Established Church che deve riconoscere gli organi dello Stato come appartenenti all'apparato ecclesiastico; che può far applicare le sue leggi nei tribunali statali; e che considera il sovrano quale effettiva suprema autorità nella regolamentazione dei suoi affari".
Bibliografia
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Fonti
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The Appointment of Bishops Act 1533, c. 20 (25 Hen 8)
Act of Supremacy, 1558 s. 36 (1 Eliz. c. 1)
Act of Settlement 1700, c. 2
Places of Worship Registration Act 1855, c. 81 (18 and 19 Vict)
Ecclesiastical Courts Jurisdiction Act 1860, c. 32 (23 and 24 Vict)
Galles
La Chiesa storicamente present

e in Galles è la cd.
Church in Wales, attualmente una provincia autonoma all'interno della Comunione Anglicana (
Anglican Communion). La sua "nascita giuridica" è dovuta al processo di disestablishment della Church of England in Galles, per effetto del quale essa perse tutte le potestà e le prerogative sulle quattro diocesi allora esistenti in territorio gallese, permettendo loro di "ristabilirsi" in una Chiesa separata. L'avvio di tale processo è collocabile alla fine del XIX secolo quando i Non-conformisti avviarono una campagna contro il patrimonio della Chiesa in Galles. La legge di riforma fu il
Welsh Church Act 1914, c. 91, che, in forza del
Welsh Church (Temporalities) Act 1919, c. 65, entrò in vigore solo il 31 marzo 1920 dopo la fine della seconda guerra mondiale.
La legge del 1914 modificò i rapporti tra Chiesa e Stato: le risorse ecclesiastiche furono attribuite alle quattro diocesi gallesi divenute autonome dalla Church of England; cessò la supremazia reale sulla Chiesa gallese ed il sovrano perse i suoi diritti di patronato nella nomina e designazione degli uffici ecclesiastici. Dalla data del disestablishment tutte le corporazioni ecclesiastiche e cattedrali furono dissolte e i vescovi delle diocesi gallesi cessarono di essere membri della House of Lords, ma non furono più interdetti dalla legittimazione passiva dell'elettorato alla House of Commons; i vescovi e il clero non poterono più partecipare ed essere rappresentati alla Convocazione di Canterbury e al General Synod.
I tribunali della Church of England persero i loro poteri giurisdizionali coercitivi in Galles, e la "nuova" Chiesa fu legittimata a predisporre propri tribunali ecclesiastici le cui decisioni non furono più sottoposte al procedimento di judicial review da parte dei tribunali statali. Solo le questioni legate alle vicende proprietarie derivate dal disestablishment rimasero conoscibili anche dai tribunali secolari.
L'aspetto più rilevante della nuova situazione riguarda lo status delle leggi ecclesiastiche pre-1920. Mentre, nel sistema dell'establishment, la legge ecclesiastica, applicabile alla Church of England in Galles, costituiva parte della legge del regno, in quanto legge dell'Established Church, con il Welsh Church Act 1914, c. 91 le norme ecclesiastiche, sia di derivazione statale che ecclesiale, cessarono di essere considerate laws of the land, anche se esse non persero del tutto la loro vigenza per la Chiesa in Galles. Infatti il Welsh Church Act prescrisse che le leggi ecclesiastiche pre-1920 continuassero ad applicarsi alla Church in Wales alla stregua di un contratto di diritto privato di cui i membri della chiesa sono parti. In tal modo si è voluta garantire la continuità della tradizione canonica della chiesa anglicana e delle basi della fede e della dottrina della religione anglicana. Allo stesso modo le norme della Chiesa in Galles post 1920, conformemente ai principi della civil law, hanno lo status di un contratto di diritto privato riconosciuto come tale nella common law.
Una Chiesa non "stabilita dalla legge", appartenente alla comunione anglicana, si trova nella stessa situazione di qualsiasi altra organizzazione religiosa di diritto privato, i cui membri possono adottare, come in qualsiasi altra organizzazione, regole che obbligheranno quanti espressamente o implicitamente vorranno essere parte dell'organizzazione. Di conseguenza la legge interna della Church in Wales, assimilabile ad un "contratto canonico", è applicabile nelle corti statali come materia di diritto privato, ed è gerarchicamente inferiore alla legge dello Stato: "la Church in Wales rimane comunque sottoposta alla legge secolare di Inghilterra e Galles".
Bibliografia
Oltre ai riferimenti utili citati per l'Inghilterra si vedano:
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GREEN C.A.H., The Setting of the Constitution of the Church in Wales, London, Sweet & Maxwell, 1937
Fonti
Oltre alle fonti citate per l'Inghilterra si vedano:
Welsh Church Act 1914, c. 91 (4 and 5 Geo 5)
Welsh Church (Temporalities) Act 1919, c. 65 (9 and 10 Geo 5)
Welsh Church (Amendment) Act 1938, c. 39
Scozia
In Scozia esistono due confessioni appartenenti alla Anglican Communion: la Church of Scotland (comunemente denominata Kirk) e la Scottish Episcopal Church.
Come la Church of England, la Church of Scotland è stata una "creature of legislation" dal 1560 in poi.
Tre sono, infatti, le fondamenta storico-giuridiche dei rapporti tra Church of Scotland e lo Stato: la Scottish Reformation legislation degli anni '60 del XVI secolo che abolì la giurisdizione papale in Scozia e riconobbe, attraverso l'affermazione di una nuova fede, la Chiesa riformata o Kirk; la legislazione scozzese ed inglese successiva alla Gloriosa Rivoluzione del 1689 e gli Acts of Union del diciottesimo secolo; il Church of Scotland Act 1921, c. 29 che affermò "il diritto della Chiesa di autogoverno" e stabilì la forma presbiteriana del governo della Chiesa in Scozia. A questa prima fase seguì il periodo tra il 1834 e il 1843, chiamato Conflitto dei dieci anni (Ten Years Conflict), in cui lo Stato e la Chiesa si trovarono contrapposti a causa della promulgazione da parte dell'Assemblea Generale della Chiesa di due leggi: la prima, Veto Act 1834, tentava di limitare il ruolo delle autorità civili nella nomina dei ministri della Chiesa (la questione del patronage), la seconda Chapel Act 1834 cercava di modificare il diritto civile applicabile ai membri dei tribunali ecclesiastici.
La Church of Scotland, così come conformata dopo il Church of Scotland Act del 1921, è stata descritta come "both established and free": nonostante i tribunali ecclesiastici siano considerati tribunali del regno (fora publica), essi rappresentano una specie di giurisdizione parallela e le corti secolari hanno tradizionalmente rifiutato di esercitare la judicial review sulle loro decisioni. Questa "attenuata forma di establishment" trova riscontro nei rapporti tra istituzioni ecclesiastiche e statali.
Il sovrano, al momento dell'incoronazione, ha l'obbligo di giurare di proteggere la Chiesa e la forma presbiteriana del governo scozzese; esso è un membro della Chiesa ed è formalmente rappresentato dall'Alto Lord Ufficiale (Lord High Commissioner) all'Annuale Assemblea Generale.
Il Church of Scotland Act 1921 sancì l'indipendenza della Kirk in materia spirituale attraverso il riconoscimento degli Articles Declaratory approvati dalla Church General Assembly. La stessa legge stabilì che nessuna autorità civile ha "diritto di intervenire nei procedimenti o nelle decisioni della Chiesa nell'ambito della sfera del suo governo e giurisdizione spirituale". I ministri della Church of Scotland sono "detentori di un pubblico ufficio e hanno il diritto di possedere titoli ecclesiastici". Gli articoli prevedono che, in quanto Chiesa nazionale, la Kirk, "riconosce i suoi peculiari doveri ... nei confronti del popolo in ogni Parrocchia di Scozia". Solo i ministri della Church of Scotland possono celebrare solennemente i matrimoni; e il Marriage (Scotland) Act 1977 - poi riformato nel 2002 - ritiene valida qualsiasi forma di cerimonia purchè riconosciuta dalla Kirk.
La Scottish Episcopal Church, benché membro della Comunione Anglicana, è storicamente distinta dalla Church of England ed ha ottenuto il disestablishment nel 1689, durante la Revolution inglese ed i conflitti religiosi avvenuti in seguito alla riforma enriciana. I vescovi sono eletti e non designati e la Chiesa, in quanto disestablished, è considerata una associazione a carattere volontario. Tutti i ministri della Chiesa episcopale sono "obbligati a presentare le loro Letters of Orders" al giudice di pace per essere registrati ed ottenere così un piccolo compenso. I ministri hanno il diritto di amministrare i sacramenti e di celebrare i matrimoni.
(Anna Gianfreda)
Bibliografia
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Fonti
Scottish Episcopalians Act 1711, c. 10 (10 Ann)
Episcopal Church (Scotland) Act 1864, c. 94 (27 and 28 Vict)
Church of Scotland Act 1921, c. 29 (11 and 12 Geo 5)
Episcopal Church (Scotland) Act 1964, c. 12
Marriage (Scotland) Act 1977, c. 15
Marriage (Scotland) Act 2002 (asp. 8)