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Insegnanti di religione
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La conversione in legge (n. 186 del 18/7/2003) del DdL governativo n. 2480 sull'immissione in ruolo degli insegnanti di religione cattolica non ha mancato di suscitare polemiche e contestazioni sia da parte dell'opposizione che di alcune forze sindacali e lascia supporre che l'annoso problema dello status giuridico di questa categoria di lavoratori si sia concluso solo temporaneamente.

Da una parte si afferma che lo stato ha finalmente assolto il compito che si era assunto 17 anni fa quando, al momento della stipula dell'Intesa tra Ministero della Pubblica Istruzione e Conferenza Episcopale Italiana (Legge n. 751/1985) si era impegnato a dotare gli insegnanti di religione cattolica di uno statuto giuridico appropriato (liquidando quello precedente che risaliva al 1930). Dall'altra si evidenziano le contraddizioni di ordine sia giuridico che costituzionale e le implicazioni di carattere sindacale conseguenti ad una collocazione in ruolo subordinata al possesso dell'idoneitÓ attribuita dall'ordinario diocesano. D'altra parte, se si considera la composizione degli insegnanti di religione nella Scuola Media Inferiore e Superiore si intuisce la ricaduta sociale del problema che si sta trattando. Dall'analisi della loro distribuzione, infatti, appare sempre pi¨ estesa la presenza di laici (l'ultimo anno sono arrivati a superare i tre casi su quattro) che va in larga misura ascritta all'espansione della componente femminile che ormai appare maggioritaria (51,9%).

Il bisogno di riflettere, oggi, sull'insegnamento religioso non solo in Italia Ŕ fortemente motivato dalla presenza di molteplici modalitÓ di applicazione che impongono scelte giuridiche e di politica educativa che non sono senza conseguenze per legittimare la presenza e la forma dell'insegnamento della religione nella scuola. Infatti, la nuova idea di cittadinanza europea attualmente discussa deve essere pensata e tradotta in progetti e programmi politici e strategie educative.




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