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30 gennaio 2017

Lessico di Etica Pubblica: Call for Papers (Non-)Violenza pubblica e giustificazione religiosa



LESSICO DI ETICA PUBBLICA
Call for Papers
(Non-)Violenza pubblica e giustificazione religiosa
A cura di Paolo Monti

La giustificazione religiosa della violenza è storicamente una delle sfide centrali alla fondazione della convivenza civile, dall’accusa di empietà a Socrate, alle guerre di religione del XVI e XVII secolo, fino al terrorismo contemporaneo di matrice religiosa. Il pensiero democratico, la tradizione liberale e la riflessione moderna sulla tolleranza sorgono in misura importante da questa sfida. Il rapporto fra violenza e religione non è tuttavia univoco. I più brutali conflitti del XX secolo sono stati alimentati da ideologie secolari e ostilità etniche, lasciando il fattore religioso ai margini in favore di giustificazioni politiche, economiche e identitarie di altra natura. Per altro verso, compassione, amore e non-violenza fanno parte integrante della spiritualità delle religioni mondiali. Grandi protagonisti della storia recente come Gandhi, Martin Luther King o Desmond Tutu hanno giustificato in termini religiosi la propria opzione non-violenta e una significativa ispirazione religiosa ha caratterizzato recenti fenomeni politici non-violenti come la protesta di Solidarność in Polonia o la Rivoluzione Zafferano in Myanmar.
Il tramonto delle teorie standard della secolarizzazione e il ritorno delle religioni sul palco principale della scena politica, ha riportato il pensiero etico e politico a confrontarsi col rapporto fra violenza pubblica e religioni. L’analisi ha preso direzioni molteplici, indagando i rapporti fra pensiero religioso e comprensione della conflittualità sociale e politica (Girard, Taylor, Esposito, Agamben), interpretando i meccanismi culturali di giustificazione e motivazione religiosa che guidano l’azione terroristica e la brutalità fondamentalista (Asad, Strenski, Juergensmeyer), sondando la storia del pensiero filosofico-teologico sul tema della giustificazione della guerra giusta (Steffen, Clarke).
Da queste analisi emerge come le religioni stiano mutando le forme della giustificazione religiosa della violenza e della non-violenza nel quadro della tarda secolarizzazione. La forza politica del conservatorismo e del fondamentalismo religioso (Arabia Saudita, India, Stati Uniti) si alimenta del distacco fra credenza fideistica ed elaborazione culturale (Roy), eppure in società tecnologicamente ed economicamente avanzate le religioni continuano a fornire un contributo cruciale al discorso e all’azione pubblica sui temi del dialogo interculturale, della solidarietà e della giustizia sociale (Habermas). Così, da un lato i fenomeni del radicalismo violento saldano insieme immaginari spuri di fedeltà all’origine con forme ultramoderne di comunicazione commerciale ed elementi di contestazione dell’ordine economico e politico globalizzato (´i¸ek). Dall’altro, chiese e movimenti religiosi contribuiscono a livello globale alla causa della convivenza fra i popoli e dell’accoglienza delle popolazioni in fuga dai conflitti veicolando una preoccupazione per la giustizia che supera i confini degli stati nazionali (Beck).

In questo contesto, i contributi possono coprire, fra le altre, le seguenti aree:
1. Il problema della giustificazione religiosa della violenza e della non-violenza nella storia del pensiero etico-politico classico e moderno.
2. Secolarizzazione e violenza: le trasformazioni della giustificazione religiosa della violenza in epoca moderna.
3. La violenza e il sacro: l’eredità di René Girard.
4. Pensiero liberale, pluralismo culturale, ingiustizia sociale e conflittualità globale (Rawls, Dworkin, Kymlicka)
5. La via liberale alla convivenza civile e la sfida dei contesti non-occidentali: diritti, democrazia e fondamentalismo religioso in India (Sen, Nussbaum) e Cina (Bell).
6. Teorie della guerra giusta e giustificazione religiosa in ambito cristiano e islamico.
7. La non-violenza come ideale etico e come strumento politico: prospettive filosofiche e teologiche.
8. Radicalizzazione e de-radicalizzazione: l’istigazione alla violenza come problema di comunicazione ed educazione pubblica.
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A questi temi la rivista “Lessico di etica pubblica” intende dedicare un numero monografico che sarà pubblicato nella prima metà del 2017.
Gli articoli dovranno essere inviati entro il 26/04/2017 in una forma compatibile con la procedura di blind review: nella prima pagina, nome e cognome dell’autore, indirizzo di posta elettronica, titolo e abstract; nelle pagine seguenti, titolo, testo e note. Si accettano testi in italiano, inglese e francese redatti secondo le norme editoriali presenti nel sito web (http://www.eticapubblica.it/), lunghi non più di 30.000 battute spazi inclusi (comprese le note e un abstract in inglese e in italiano di massimo 150 parole).
Il numero è curato da: Paolo Monti (Università Cattolica del Sacro Cuore).
Articolo e abstract devono essere inviati in un unico file (.doc) all’indirizzo paolo.monti@unicatt.it

(call for papers)




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