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Dalla Torre Giuseppe - Milano Gian Piero, Annali di Diritto Vaticano 2018

Dammacco Gaetano - Ventrella Carmela, Religioni, diritto e regole dell'economia

Mantineo Antonino - Montesano Stefano, L'Islam. Dal pregiudizio ai diritti


Anuario de Derecho Eclesiástico del Estado, Num. 34, 2018

Diritto & Religioni , Num. 1, 2018

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Quaderni di diritto e politica ecclesiastica, Num. 2, agosto2018

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Decisione 17 ottobre 2018
n. 2807/2016
(La legge francese in materia di velo islamico. Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e il necessario equilibrio tra libertà di religione e esigenze di sicurezza - United Nation Human Rights)


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Accordo 17 marzo 2008 (Accordo tra la Santa Sede ed il Principato di Andorra - Santa Sede - Principato di Andorra)

Legge 8 marzo 1989,n.101 (Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane - Parlamento)


Ad normam iuris. Paradigmi della legalità nel diritto canonico, Serra Beatrice

Annali di Diritto Vaticano 2018, Dalla Torre Giuseppe - Milano Gian Piero

Religioni, diritto e regole dell'economia, Dammacco Gaetano - Ventrella Carmela

L'Islam. Dal pregiudizio ai diritti, Mantineo Antonino - Montesano Stefano

Fenomeni migratori, diritti umani e libertà religiosa, Ingoglia Antonio - Ferrante Mario


Confessioni religiose
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L'art. 8 della Costituzione italiana al 1° comma afferma che "Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge". Il termine "confessioni religiose" è nuovo per l'ordinamento italiano che fino ad allora aveva affiancato a denominazioni specifiche (Chiesa cattolica, Comunità ebraiche), quello di "culti ammessi". E' sufficientemente ampio per accogliere non solo le organizzazioni confessionali conosciute e affermate (per dimensione, radicamento storico e territoriale), ma anche quelle nuove forme di religiosità organizzata presenti nella società italiana, nuove perché di recente costituzione o diffusione sul territorio italiano.

Questa norma e poi i due commi che seguono hanno ribadito, ove ce ne fosse stato bisogno, l'esigenza per l'ordinamento dello Stato, di conoscere l'organizzazione, le norme, lo statuto, l'ordinamento giuridico interno, insomma in una parola il "diritto dei culti" che vivono ed operano al suo interno, strumento indispensabile per una corretta impostazione delle relazioni con esse. Ma anche elemento essenziale per garantire e promuovere la libertà religiosa degli individui che vivono all'interno di uno Stato.

Le pagine di questa sezione di OLIR hanno l'intento di presentare queste realtà. In alcuni casi attraverso schede essenziali, in altri di dettaglio, ma sempre con interventi ancorati a questioni che muovono dalle norme interne delle confessioni religiose.

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Sentenza18 settembre 2018, n.3413/09
Porto del velo islamico in tribunale. CEDU e libertà religiosa

Autore: Corte Europea dei Diritti dell'Uomo
Data: 18 settembre 2018
Argomento: Confessioni religiose, Islam, Laicità, Libertà religiosa, Simboli religiosi
Dossiers: Islam, Simboli religiosi, Confessioni religiose, Libertà religiosa, Paesi Unione europea, Velo islamico
Parole chiave: Velo, Hijab, Udienza, Tribunale, Ordine Pubblico, Neutralità, Spazio pubblico, Restrizione, Libertà religiosa, Abbigliamento, Simboli
Abstract:
La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha ravvisato una violazione dell'articolo 9 della Convenzione nel provvedimento di un giudice belga che aveva imposto a una donna di allontanarsi dall'aula di tribunale a seguito del suo rifiuto di rimuovere  l'hijab, il velo islamico che copre esclusivamente capelli e collo. Secondo la Corte, ciò ha comportato una evidente restrizione all'esercizio del diritto di libertà religiosa della donna, dal momento che il provvedimento non poteva dirsi giustificato da esigenze di ordine pubblico: la condotta della donna, infatti, non è stata in alcun modo irrispettosa e non ha costituito alcuna minaccia al regolare svolgimento dell'udienza. Inoltre, il velo non copriva l’intero volto e la donna non rappresentava lo Stato nell’esercizio di una funzione pubblica ma era una cittadina privata, senza obblighi di non mostrare in pubblico il proprio credo religioso. Le aule di giustizia vanno sì considerate luoghi pubblici, con la conseguenza che il principio di neutralità deve essere garantito e prevalere rispetto alla manifestazione del credo religioso, ma, nel caso di specie, la motivazione alla base del provvedimento non era la neutralità quanto il mantenimento dell’ordine che, per la Corte, non era in alcun modo compromesso dal velo indossato dalla donna.



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