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Ad normam iuris. Paradigmi della legalità nel diritto canonico, Serra Beatrice

Annali di Diritto Vaticano 2018, Dalla Torre Giuseppe - Milano Gian Piero

Religioni, diritto e regole dell'economia, Dammacco Gaetano - Ventrella Carmela

L'Islam. Dal pregiudizio ai diritti, Mantineo Antonino - Montesano Stefano

Fenomeni migratori, diritti umani e libertà religiosa, Ingoglia Antonio - Ferrante Mario


Lavoro e Religione
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Tra i rapporti giuridici che possono entrare in contatto o in conflitto con la libertà religiosa, classicamente viene ricompreso anche il rapporto di lavoro. Ciò può trovare una prima spiegazione nella elementare constatazione che, non rimanendo le convinzioni religiose chiuse nella sola sfera della coscienza ma traducendosi in comportamenti quotidiani, esse non possono arrestarsi davanti ai luoghi di lavoro, che risultano così investiti a pieno titolo da quelle rivendicazioni e da quelle tensioni che inevitabilmente si accompagnano alla frammentazione della società multiculturale. Negli ultimi anni, poi, i punti di contatto o di conflitto sono aumentati, sia a causa dell'emergere di nuovi profili problematici, sia a causa di un diverso atteggiarsi dei suoi aspetti più tradizionali.
Per procedere ad una classificazione delle fattispecie che rientrano in questa area tematica, possiamo individuare cinque categorie, a seconda che l'elemento religioso connoti il soggetto che svolge una prestazione lavorativa, o il datore di lavoro, o l'attività oggetto della prestazione o, infine, le modalità di svolgimento del rapporto lavorativo.  
Nel primo campo rientrano i profili classici delle attività svolte dai ministri di culto in favore delle comunità di appartenenza, del lavoro dei religiosi, del sostentamento del clero, della previdenza dei ministri di culto. In tale ambito a lungo si sono dovuti affrontare i problemi emergenti dalle peculiarità connesse allo status canonico di consacrati ed ordinati, con i riflessi che tale status ha sul particolare “animus” che caratterizza l'attività di tali soggetti. Quest'area, oggi forse causa di minore conflittualità che nel passato, non è priva di elementi di interesse se solo si pensa ai recenti mutamenti che hanno coinvolto la disciplina previdenziale, o all'attenzione che le fonti bilaterali rivolgono al tema del sostentamento dei ministri di culto.  
Una seconda categoria è costituita dalla disciplina relativa alle cosiddette organizzazioni di tendenza: tema assai delicato data la difficoltà di raggiungere un equilibrio soddisfacente per tutti gli interessi in gioco, di recente oggetto di importanti interventi legislativi. Così problemi complessi ha suscitato il rapporto tra le organizzazioni di tendenza, la libertà religiosa dei lavoratori e il principio di non discriminazione degli stessi in base alle proprie convinzioni morali o religiose (ciò a partire almeno dalla famosa sentenza 14 dicembre 1972, n. 195 della Corte costituzionale, fino alle implicazioni connesse all'entrata in vigore del Decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, attuativo della direttiva 2000/78/CE sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. 
Ulteriori interferenze tra diritto del lavoro e fenomeno religioso emergono in tutti quei casi in cui il rapporto di pubblico impiego ha ad oggetto prestazioni in qualche modo connesse con il fenomeno religioso. Vengono qui in rilievo principalmente le figure degli insegnanti di religione nelle scuole statali e degli assistenti religiosi nelle cosiddette comunità separate.  
Un quarto gruppo di problematiche nelle quali l'elemento spirituale viene preso in considerazione dall'ordinamento statale è quello relativo alla regolamentazione dello svolgimento del rapporto di lavoro. Qui, più che altrove, è possibile scorgere il ruolo giocato dai processi che hanno contribuito a modificare la struttura della società italiana. Se fino a qualche anno addietro l'unica preoccupazione del legislatore era quella di garantire una tutela negativa, evitando ogni forma di discriminazione (si pensi all'art. 15 dello Statuto dei lavoratori), ora diventa necessario confrontarsi con la richiesta di differenziazione che proviene dai gruppi religiosi anche a seguito dell'affluenza di immigrati appartenenti a confessioni religiose non tradizionalmente presenti nella società italiana.  In tale quadro vanno lette tanto le norme emanate su base d'intesa che riguardano il riposo del lavoratore, chiaramente protese ad introdurre quelle deroghe alla disciplina generale necessarie a permettere una più adeguata protezione del diritto di libertà religiosa, quanto le proposte finalizzate a conseguire una modulazione dell'orario di lavoro che tenga conto delle singole esigenze spirituali e a consentire, anche nei luoghi di lavoro, di indossare un abbigliamento religiosamente orientato.  
Una quinta, e peculiare, categoria nella quale si incontrano lavoro e fenomeno religioso può essere poi rinvenuta nell'insieme di problematiche connesse con i rapporti di lavoro con la Santa Sede, rapporti di lavoro caratterizzati dalla partecipazione alla particolare funzione svolta dalla Santa Sede stessa mediante la collaborazione con Enti di vario genere afferenti all'Ordinamento canonico o all'ordinamento dello Stato della Città del Vaticano. (S. Carmignani Caridi)


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Decreto ministeriale04 agosto 2016
Adeguamento del contributo annuo dello Stato, in favore del Fondo di previdenza del clero e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica, relativo all'anno 2015

Autore: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali
Data: 4 agosto 2016
Argomento: Ministri di culto, Previdenza
Dossiers: La previdenza dei ministri di culto, Lavoro e Religione
Nazione: Italia
Parole chiave: Fondo di previdenza del clero, Ministri di culto, Confessioni religiose, Adeguamento del contributo annuo dello Stato, Chiesa cattolica, Confessioni religiose diverse dalla cattolica, Trattamento previdenziale
Abstract:



Decreto 4 agosto 2015: "Adeguamento del contributo annuo dello Stato, in favore del Fondo di previdenza del clero e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica, relativo all'anno 2015".

(GU Serie Generale n.234 del 6 ottobre 2016)

IL MINISTRO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

di concerto con

IL MINISTRO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE

Vista la legge 22 dicembre 1973, n. 903;
Visto l'art. 21, secondo comma, della citata legge n. 903 del 1973, che prevede l'erogazione di un contributo annuo complessivo dello Stato in favore del Fondo di previdenza del clero e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica;
Visto l'art. 4, secondo comma, del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1982, n. 54, il quale stabilisce che il suddetto contributo, a decorrere dal 1° gennaio 1982, e' modificato, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con la stessa periodicita' e nella stessa misura dell'aumento percentuale che ha dato luogo alle variazioni degli importi delle pensioni per perequazione automatica;
Tenuto conto che, dalla rilevazione elaborata dall'INPS, comunicata con nota del 25 maggio 2016, la percentuale di aumento medio delle pensioni erogate dal predetto Fondo per l'anno 2015 e' pari allo 0,2 %;
Tenuto conto che l'art. 11 del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1982, n. 54, prevede, a favore del menzionato Fondo, un contributo a carico dello Stato pari a Euro 1.032.914,00;
Ravvisata l'esigenza di specificare nel presente provvedimento sia l'ammontare del contributo di cui all'art. 21 della citata legge n. 903 del 1973, come determinato ai sensi dell'art. 4, secondo comma, del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1982, n. 54, sia l'ammontare del contributo di cui all'art. 11 del medesimo decreto-legge;
Visto l'art. 1, comma 2, lettera a), della legge 13 novembre 2009, n. 172;

Decreta:

Articolo unico

1. Il contributo a carico dello Stato di cui all'art. 21, secondo comma, della legge 22 dicembre 1973, n. 903, a valere sul capitolo 4356 dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali - Centro di responsabilita' «Politiche previdenziali», e' aumentato, a decorrere dal 1° gennaio 2015, da euro 8.011.249,86 a euro 8.027.272,36;
2. Il contributo di cui all'art. 11 del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1982, n. 54, resta stabilito in euro 1.032.914,00.

Il presente decreto e' inviato alla Corte dei conti per la registrazione e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 4 agosto 2016

Il Ministro del lavoro  e delle politiche sociali
Poletti

Il Ministro dell'economia  e delle finanze
Padoan

Registrato alla Corte dei conti il 16 settembre 2016
Ufficio di controllo sugli atti del MIUR, del MIBAC, del Min. salute e del Min. lavoro, foglio n. 3650