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Pronuncia 5 febbraio 2018
n. BCV-17-102855
(California - County of Kern: costringere una persona a fornire un bene o servizio in contrasto con le sue convinzioni religiose può costituire violazione della libertà di espressione - Superior Court)

Sentenza 3 gennaio 2018
n. 42
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Sentenza 25 gennaio 2018 (Ancora in tema di interruzione dei trattamenti sanitari: secondo la CEDU la disciplina legislativa francese è conforme all'articolo 2 della Convenzione - Corte Europea dei Diritti dell'Uomo)

Sentenza 30 gennaio 2018 (La CEDU si pronuncia sulla legittimità dell'uso di simboli religiosi nelle campagne pubblicitarie e tutela il diritto alla libertà d'espressione - Corte Europea dei Diritti dell'Uomo)

Costituzione apostolica 8 dicembre 2017 (Francesco: Veritatis gaudium, circa le Università e le Facoltà ecclesiastiche - Pontefice)

Legge 22 dicembre 2017
n. 219
(Legge sul biotestamento: "Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento" - Parlamento)

Documento 25 novembre 2017 (Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al corso promosso dal tribunale della Rota Romana - Pontefice)

Decreto legislativo 29 dicembre 2017
n. 216
(Disposizioni in materia di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni - estratto - Governo)

Sentenza 26 ottobre 2017 (Corte EDU: Non vi è discriminazione nel limitare alle coppie dello stesso sesso la costituzione di unioni civili registrate; la preclusione legiferata dall'Austria per le coppie eterosessuali non viola gli articoli 8 e 14 della CEDU - Corte Europea dei Diritti dell'Uomo)

Sentenza 11 ottobre 2017
n. 396990
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Accordo 29 novembre 2005 (Accordo fra la Santa Sede e la Città Libera e Anseatica di Amburgo - Santa Sede - Città Libera e Anseatica di Amburgo)

Accordo 17 marzo 2008 (Accordo tra la Santa Sede ed il Principato di Andorra - Santa Sede - Principato di Andorra)

Legge 22 novembre 1988,n.516 (Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno - Parlamento)

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Turchia
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Con l’eccezione del Senegal, la Repubblica di Turchia è l’unico paese, con una popolazione a stragrande maggioranza musulmana, ad aver costituzionalizzato il principio di laicità. Diversamente dall’ex colonia francese, però, esso non è un mero criterio regolatore dei rapporti tra Stato e confessioni religiose, ma è assurto a strumento di garanzia del regime democratico e della pace sociale del paese. Come è stato affermato dalla Corte Costituzionale turca, la laicità (laiklik) "è una delle condizioni indispensabili della democrazia in ragione dell’esperienza storica del paese e delle peculiarità della religione musulmana. Essa vieta allo Stato di manifestare una preferenza per una religione o una credenza precisa e costituisce il fondamento della libertà di coscienza e dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Infatti, con l’adesione al principio di laicità, i valori fondati sulla ragione e sulla scienza hanno sostituito quelli dogmatici, accelerando il processo di civilizzazione, e permettendo alle persone di credenze diverse di vivere insieme, grazie all’atteggiamento egualitario delle autorità pubbliche nei loro confronti. La laicità è l’essenza filosofica della vita nel paese".

Tale nozione acquista un particolare rilievo non solo nel contesto interno della Turchia, ma anche in ragione dell’attuale situazione internazionale. Il problema della definizione della laicità e della sua relazione dialettica con la libertà religiosa, così come i suoi effetti sulla coesione sociale e sulla creazione di un sistema di valori fondamentali, accettati dalla maggioranza della popolazione, sono questioni cruciali ove si consideri la diffusione dei movimenti integralisti e la destabilizzazione di diversi paesi con una popolazione a maggioranza musulmana. Questa crisi ha ripercussioni sugli stessi paesi dell’Unione europea, a causa della presenza di un numero sempre maggiore di immigrati – e futuri cittadini – di religione islamica le cui esigenze di libertà religiosa sono a volte difficili (se non impossibili) da conciliare con i principi fondamentali degli ordinamenti giuridici degli Stati europei.

A questo proposito, è utile ricordare che la Repubblica di Turchia è uno dei pochi paesi musulmani membri del Consiglio d’Europa fin dal 1949, ed è anche uno degli Stati candidati all'adesione all’Unione europea. Benché tale processo si stia rilevando molto lungo e difficoltoso, dopo la sua conclusione, questo paese diventerebbe l’unico Stato membro con una popolazione a grandissima maggioranza islamica. In un documento del 2004, significativamente intitolato “Questioni derivanti dalla prospettiva dell’adesione della Turchia”, la Commissione europea ha osservato che, “in quanto paese musulmano laico, con una democrazia funzionante”, la Turchia costituisce “un fattore di stabilità nella regione” e “contribuisce alla sicurezza dell’Europa e dei suoi vicini”. La Commissione è consapevole del fatto che l’ingresso della Turchia nell’Unione europea costituisce una sfida, ma al tempo stesso, tale adesione porterebbe con sé delle grandi opportunità: infatti, se il paese riuscisse a progredire sul sentiero della democrazia – una democrazia che combini il carattere laico dello Stato con una base socio-culturale musulmana – potrebbe offrire un buon esempio agli altri paesi nella regione, mentre il successo dell’integrazione della Turchia in Europa proverebbe una volta per tutte al "mondo musulmano" (ma anche a quello "occidentale") che le credenze religiose islamiche sono compatibili con i valori dell’Unione europea. (Rossella Bottoni)