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Cañamares Arribas Santiago, Igualdad religiosa en las relaciones laborales

Dalla Torre Giuseppe - Milano Gian Piero, Annali di Diritto Vaticano 2018

Dammacco Gaetano - Ventrella Carmela, Religioni, diritto e regole dell'economia

Mantineo Antonino - Montesano Stefano, L'Islam. Dal pregiudizio ai diritti


Anuario de Derecho Eclesiástico del Estado, Num. 34, 2018

Diritto & Religioni , Num. 1, 2018

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Quaderni di diritto e politica ecclesiastica, Num. 2, agosto2018

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Guidance 11 dicembre 2018 (Pastoral Guidance for use in conjunction with the Affirmation of Baptismal Faith in the context of gender transition - Church of England)

Ordinanza 12 settembre 2018
n. 22218/18
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Regolamento 27 novembre 2018 (Regolamento delle scuole dell'infanzia del Comune di Trieste - Comune)

Sentenza 4 giugno 2018
n. 584 U.S. (2018)
(Masterpiece Cakeshop, Ltd. v. Colorado Civil Rights Commission. Corte suprema, free speech clause e free exercise clause - Corte suprema)

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n. 365/2018
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Decisione 17 ottobre 2018
n. 2747/2016
(La legge francese in materia di velo islamico. Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e il necessario equilibrio tra libertà di religione e esigenze di sicurezza - United Nation Human Rights)

Decisione 17 ottobre 2018
n. 2807/2016
(La legge francese in materia di velo islamico. Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e il necessario equilibrio tra libertà di religione e esigenze di sicurezza - United Nation Human Rights)


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Accordo 29 novembre 2005 (Accordo fra la Santa Sede e la Città Libera e Anseatica di Amburgo - Santa Sede - Città Libera e Anseatica di Amburgo)

Legge 22 novembre 1988,n.516 (Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno - Parlamento)

Legge 10 novembre 1992,n.25 (Ley 25/1992, de 10 de noviembre, por la que se aprueba el acuerdo de cooperación del estado con la Federación de comunidades israelitas de España - Parlamento)

Accordo 17 marzo 2008 (Accordo tra la Santa Sede ed il Principato di Andorra - Santa Sede - Principato di Andorra)

Legge 8 marzo 1989,n.101 (Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane - Parlamento)


Ad normam iuris. Paradigmi della legalità nel diritto canonico, Serra Beatrice

Annali di Diritto Vaticano 2018, Dalla Torre Giuseppe - Milano Gian Piero

Religioni, diritto e regole dell'economia, Dammacco Gaetano - Ventrella Carmela

L'Islam. Dal pregiudizio ai diritti, Mantineo Antonino - Montesano Stefano

Fenomeni migratori, diritti umani e libertà religiosa, Ingoglia Antonio - Ferrante Mario


Libertà religiosa
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    "La libertà religiosa non prende partito né per la fede, né per la miscredenza; ma in quella lotta senza tregua, che fra di loro si combatte da che l'uomo esiste e si combatterà forse finché l'uomo esista, essa si pone assolutamente in disparte. Non dico al di sopra. Poiché il suo intento non è così altro: non è, come per la fede, la salvezza ultramondana; non è, come per il libero pensiero, la verità scientifica. Il suo intento è subordinato invece a questi, ed è assai più modesto e del tutto pratico. E sta in creare e mantenere nella società una condizione di cose tale, che ogni individuo possa perseguire e conseguire a sua posta quei due fini supremi, senza che gli altri uomini, o separati o raggruppati in associazioni o anche impersonati in quella suprema collettività che è lo Stato, gli possano mettere in ciò il più piccolo impedimento o arrecare per ciò il più tenue danno.
Emerge da tutto questo, cje la libertà religiosa non è, come il libero pensiero, un concetto o un principio filosofico, non è neppure, come la libertà ecclesiastica, un concetto o un principio teologico; ma è un concetto o un principio essenzialmente giuridico." (F. Ruffini, La libertà religiosa. Storia dell'idea, Torino, Fratelli Bocca Editori, 1901, p. 5).

   A più di cento anni dalla loro pubblicazione le parole di Francesco Ruffini riesco a descrivere con incisività il sento della tutela che deve essere accordata alla libertà religione pur in un contesto sociale ampiamente mutato.  Il processo di trasformazione in senso multi-culturale e multi-religioso dell'Italia e dell'Europa occidentale, un processo di lunga durata, che lascerà tracce profonde e probabilmente permanenti nel nostro paese ed in quelli a noi più vicini, ha infatti accentuato alcuni aspetti confluttuali.
   Le dinamiche delle società occidentali del Terzo millennio propongono, infatti, una nuova sfida: attrezzarsi culturalmente  e giuridicamente per governare nel modo migliore queste trasformazioni; "governo delle trasformazioni" che  nel rispetto del quadro disegnato da Francesco Ruffini, deve mirare all'integrazione delle nuove componenti della società europea (i "nuovi europei") nella tradizione culturale e giuridica del Vecchio Continente, evitando di pregiudicarne il nucleo centrale di valori. Ciò significa escludere sia un processo di pura e semplice assimilazione (che implica la negazione dell'identità dei nuovi europei) sia uno scenario piattamente multi-culturale (che sovente, ponendo tutte le culture sullo stesso piano, ne relativizza i contenuti).
   Il tema dei diritti in questo processo di integrazione è centrale. E quelli attinenti alla libertà di coscienza e di religione (con la connessa questione della non discriminazione per questi motivi), sono i più direttamente coinvolti nel processo di trasformazione in corso in Italia ed in Europa. Diritti che se esprimono il loro maggiore momento di frizione con riferimento all'identità delle persone e dei gruppi di nuovo insediamento, non mancano di influenzare anche le posizioni giuridiche consolidate. Un ripensamento dei canoni di analisi dei temi cari allo studio delle libertà di coscienza e di religione pare perciò, più che opportuno, indispensabile.
   In questo spazio, in certo qual modo collaterale e di completamento delle altre aree tematiche proposte, OLIR.it  intende proporre i materiali per affrontare queste problematiche in chiave non solo scientifica ma anche operativa: affiancando ln queste pagine allo studio dei “vecchi e nuovi problemi delle libertà di coscienza e di religione” ,  l'elaborazione di strumenti che possano dare un concreto contributo al "buon governo" del multiculturalismo. (A.G. Chizzoniti)


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Ordinanza13 settembre 2018, n.22416/18
Omosessualità sanzionata penalmente e protezione internazionale

Autore: Corte di Cassazione
Data: 13 settembre 2018
Argomento: Immigrazione, Libertà religiosa
Dossiers: Libertà religiosa, Paesi Unione europea
Nazione: Italia
Parole chiave: Protezione internazionale, Omosessualità, Reato, Persecuzione
Abstract: <div typography"="">
La Corte di Cassazione ha riconosciuto che, ai fini della concessione della protezione internazionale, la circostanza per cui l'omosessualità venga considerata un reato dall'ordinamento giuridico del Paese di provenienza sia rilevante, costituendo una grave ingerenza nella vita privata dei cittadini omosessuali, che compromette grandemente la loro libertà personale e li pone in una situazione oggettiva di persecuzione. Nel caso di specie, però, atteso che il ricorrente non ha fornito le prove necessarie allo scopo di conclamare la circostanza della sua omosessualità e di accertare la condizione dei cittadini omosessuali nella società del Paese di provenienza, la Corte ne ha rigettato la domanda.



Fatto e diritto
Rilevato che:
Ug. Ek. Ch. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Brescia n. 324 del 2017, depositata il 2 marzo 2017, con la quale è stato rigettato l'appello proposto dal medesimo nei confronti della decisione del Tribunale di Brescia in data 16 febbraio 2016, che aveva disatteso la domanda di protezione internazionale nelle sue diverse forme;
il Ministero dell'Interno ha replicato con controricorso;
Considerato che:
con l'unico motivo di ricorso - denunciando genericamente la violazione dell'art. 360 cod. proc. civ. - Ug. Ek. Ch. si duole del fatto che la Corte d'appello abbia negato la protezione internazionale al richiedente, con particolare riferimento alla protezione sussidiaria, sebbene il medesimo corresse seri pericoli in caso di ritorno in patria, per la sua condizione di omosessuale, ed ancorché la situazione sociale e politica in Nigeria fosse connotata da episodi di violenza e di intolleranza nei confronti degli omosessuali;
Ritenuto che:
ai fini della concessione della protezione internazionale, la circostanza per cui l'omosessualità venga considerata un reato dall'ordinamento giuridico del Paese di provenienza sia rilevante, costituendo una grave ingerenza nella vita privata dei cittadini omosessuali, che compromette grandemente la loro libertà personale e li pone in una situazione oggettiva di persecuzione, tale da giustificare la concessione della protezione richiesta;
debbano, peraltro, essere acquisite - a tal fine - le prove, necessarie allo scopo di conclamare la circostanza della omosessualità del richiedente, e di accertare la condizione dei cittadini omosessuali nella società del Paese di provenienza e lo stato della relativa legislazione, nel rispetto del criterio direttivo della normativa comunitaria e italiana in materia di istruzione ed esame delle domande di protezione internazionale (Cass., 20/09/2012, n. 15981);
Rilevato che:
nel caso di specie, la Corte territoriale ha accertato che la condizione di omosessuale del ricorrente si fonda esclusivamente sul racconto da lui reso, peraltro confuso e poco credibile, circa un unico episodio nel quale il medesimo sarebbe stato oggetto di un tentativo di violenza, non riuscito per l'intervento di altre persone che avrebbero addirittura ucciso l'aggressore, senza alcun altro riferimento di sorta (ad indagini della polizia, o altro), talché siffatta condizione di omosessuale sarebbe - a parere della Corte - senz'altro da escludere;
il giudice di appello ha altresì accertato che non risulta che in Nigeria l'omosessualità costituisca reato, desumendosi - dal rapporto Uman Rights Watch del 2017 - esclusivamente l'introduzione del divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso, senza peraltro alcuna legittimazione degli abusi contro gli omosessuali, e che gli episodi di discriminazione sono risultati «estremamente limitati e in nessun caso sono stati rilevati linciaggi come quelli temuti dal ricorrente»;
di più, la situazione socio-politica del Sud della Nigeria - ove si trovano le città di Awa Omamma e di Ibadan, nelle quali è vissuto l'istante - non sono connotati da particolari pericoli di violenze e di attentati;
le deduzioni operate, al riguardo dal ricorrente sono del tutto generiche e prive di concreti riferimenti e, quindi, inidonee a consentire di ritenere erronee le statuizioni dell'impugnata sentenza;
Ritenuto che:
per tutte le ragioni esposte, il ricorso debba essere, pertanto, rigettato, con condanna del ricorrente alle spese del presente giudizio.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente, in favore del controricorrente, alle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 4.100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre spese forfettarie e accessori di legge. Ai sensi dell'art. 13, comma 1 quater, del D.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.