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Diritto & Religioni , Num. 1, 2018

Stato, Chiese e pluralismo confessionale, Num. 35-38, novembre2018

Quaderni di diritto e politica ecclesiastica, Num. 2, agosto2018

Apollinaris, Num. 1, 2017

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n. 22218/18
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Sentenza 4 giugno 2018
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Delibera 28 marzo 2018
n. 365/2018
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Decisione 17 ottobre 2018
n. 2807/2016
(La legge francese in materia di velo islamico. Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e il necessario equilibrio tra libertà di religione e esigenze di sicurezza - United Nation Human Rights)


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Accordo 17 marzo 2008 (Accordo tra la Santa Sede ed il Principato di Andorra - Santa Sede - Principato di Andorra)


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Annali di Diritto Vaticano 2018, Dalla Torre Giuseppe - Milano Gian Piero

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Concordati di Giovanni Paolo II
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Dopo il Concilio Vaticano II, si era diffusa la convinzione che l'era dei concordati fosse finita. Tali accordi erano infatti considerati un sistema di relazioni tra Stato e Chiesa non più in grado di rispondere alle attuali esigenze di coesistenza e collaborazione effettive, e si riteneva che l'indirizzo di pensiero post-conciliare comportava un'esplicita svalutazione dello strumento pattizio, in quanto sussidiario e secondario per l'attuazione di principi cui lo Stato, di regola, mostrava di ispirarsi autonomamente.
Tali giudizi sono stati smentiti dalle successive vicende dell'istituto. Già nel 1983, guardando alla politica concordataria di Paolo VI, Francesco Margiotta Broglio aveva notato che, nei quindici anni del suo pontificato, Montini era riuscito a concludere trenta accordi, vale a dire un numero di concordati superiore a quello raggiunto dai suoi due predecessori, e che era aumentato, rispetto ai due pontefici precedenti, il numero di accordi che tendevano a regolare tutta la problematica delle relazioni tra Stato e Chiesa o ad integrare convenzioni già stipulate. Quanto a Giovanni Paolo II, la constatazione che i ventisette anni del suo pontificato sono stati non solo un periodo di grande attività concordataria, ma anche di notevole attività della S. Sede sullo scenario internazionale appare persino ovvia.
In questi anni molti paesi, soprattutto europei, sono stati coinvolti dallo slancio dell'iniziativa concordataria della S. Sede, sia che fossero di antica tradizione concordataria rinnovata da nuovi accordi (Italia e Spagna), sia che riprendessero una tradizione interrotta da lungo tempo (come Polonia, Lettonia e Lituania), sia che non avessero mai adottato prima tale sistema di rapporti Stato-Chiesa (Albania ed Estonia). Ad essi vanno aggiunti anche tre paesi asiatici, cinque sudamericani, quattro africani ed uno dell'America Centrale. Da ultimo, e vanno considerati una categoria a parte, vanno aggiunti i Länder tedeschi che hanno concluso accordi nuovi o hanno modificato quelli già in vigore. (R. Bottoni e G. Giovetti)