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Nota 2 marzo 2018 (Nota preliminare ‘La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa’: il frutto di uno studio condotto dalla Commissione Teologica Internazionale - Commissione Teologica Internazionale - Chiesa cattolica)

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Sentenza 26 settembre 2003, n. 539
Ciconcisione rituale e reato di truffa ai danni di Ente Pubblico

Autore: Tribunale Penale
Data: 26 settembre 2003
Argomento: Circoncisione rituale
Dossier: Libertà religiosa
Nazione: Italia
Parole chiave: Circoncisione, Fimosi fisiologica, Fimosi patologica, Rituali religiosi, Truffa, Falso ideologico, Falso materiale, Servizio sanitario nazionale, Interventi chirurgici, Cartelle cliniche, Certificati medici, Vie urinarie, Medici di base, Pediatri, Ricoveri ospedalieri, Raggiri, Malati, Frenulo breve, Minzione, Impegnative, Anamnesi, Pazienti, Prestazioni sanitarie, Incaricati di pubblici servizi, Tradizioni religiose

Abstract: L'intervento chirurgico di circoncisione maschile integra gli estremi del reato di truffa ai danni di Ente Pubblico, laddove - in assenza di reali esigenze terapeutiche - venga eseguito unicamente per motivi religiosi. Nulla impedisce, infatti, a chi lo ritenga necessario o opportuno di sottoporsi a circoncisione o ad altra pratica rituale, che non comporti menomazioni permanenti del proprio corpo. Tuttavia, non è lecito l'utilizzo di artifici e raggiri per porre a carico della collettività, in assenza di necessità di cura, i costi di una operazione a valenza privata, posto che la circoncisione rituale non costituisce una prestazione sanitaria riconosciuta come rimborsabile. Tali condotte configurano, pertanto, il reato di cui all'art. 640, comma 2 c.p., senza che possa essere attribuito alla motivazioni religiose, alla base di dette azioni, il valore di condizione per l'esercizio di un diritto, scriminante come tale sul piano penale.

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