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Accordo 29 novembre 2005 (Accordo fra la Santa Sede e la Cittą Libera e Anseatica di Amburgo - Santa Sede - Cittą Libera e Anseatica di Amburgo)

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Legge 8 marzo 1989,n.101 (Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione delle Comunitą ebraiche italiane - Parlamento)


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06 febbraio 2017

Trieste: Convegno "LA LOTTA ALLE DISCRIMINAZIONI E AL RAZZISMO NELLO SPORT" (17 febbraio 2017)



CONVEGNO

LA LOTTA ALLE DISCRIMINAZIONI E AL RAZZISMO NELLO SPORT

venerdì 17 febbraio 2017
ore 16.00

Sala TizianoTessitori
Consiglio regionale del FVG
Trieste, piazza Oberdan 5

In una società sempre più multiculturale e multireligiosa, il mondo dello sport è chiamato a riflettere affinché la pratica sportiva possa continuare a svolgere un ruolo sociale, educativo, di promozione di un migliore benessere individuale e collettivo nonché dei valori di tolleranza, uguaglianza ed inclusione sociale.
La pratica sportiva per i figli di immigrati, le c.d. “seconde generazioni”, può assolvere una funzione estremamente importante di inclusione e coesione sociale: favorisce la convivialità tra giovani di diversa provenienza ed estrazione etnica, culturale e sociale, promuovendo una maggiore conoscenza reciproca ancorata al loro vissuto quotidiano, quale migliore antidoto al rischio sempre più frequente nella nostra società dello svilupparsi di fenomeni di razzismo e xenofobia.
D’altro canto, lo sport, anche per mezzo delle sue rappresentazioni simboliche e delle sue narrazioni mediatiche, è suscettibile di sviluppare vincoli identitari ed emotivi molto forti, che possono costituire cassa di risonanza per manifestazione e sentimenti campanilistici, nazionalistici e anche razzisti e xenofobi, che spesso trovano espressione negli stadi.
Ragionare di “sport e discriminazione” significa, dunque, affrontare una nutrita serie di argomenti, a partire dalle regole di accesso alla pratica e alla professione sportiva per i cittadini stranieri, nel complesso rapporto tra diritto speciale sportivo ed ordinamento europeo e nazionale, così come nella difficile ricerca di un bilanciamento e punto di equilibrio tra esigenze di contrasto al fenomeno del “trafficking” internazionale di giovani talenti, da un lato, e di inclusione sociale dei giovani immigrati nelle società di arrivo, dall’altro. Ugualmente, assume sempre più rilevanza la discussione sui limiti entro i quali il diritto fondamentale alla libertà religiosa possa trovare espressione nella tenuta sportiva degli atleti senza trascendere nella propaganda religiosa contraria ai principi di fair play e di laicità dello sport. Fondamentali nel contrasto al razzismo e alla discriminazione etnico-razziale sono i regolamenti predisposti dalle federazioni sportive per punire condotte e comportamenti devianti e discriminatori messi in atto da operatori sportivi, atleti e dirigenti, così come dai tifosi, mediante l’applicazione di un adeguato sistema sanzionatorio che possa realizzare obiettivi di effettività, proporzionalità e dissuasività.

Il programma



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