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23 novembre 2004

CENSIS - I risultati dell'indagine: " Lavoro, tempo libero, consumi: l’uso della domenica" commissionata dalla CEI.



SONDAGGIO Censis “Lavoro, tempo libero, consumi: l’uso della domenica”

Nota metodologica

(omissis)

Autore: Censis - Co.d.r.e.s.

Committente e Acquirente: CEI

Tipo di rilevazione: sondaggio di opinione

Oggetto del sondaggio: Uso della domenica Universo di riferimento: popolazione italiana di 16 anni ed oltre

Tipo di campione: Campionamento casuale rappresentativo della popolazione di riferimento, disaggregato per quote rispetto alle variabili sesso, classi di età (16-17anni, 18-29anni, 30-44anni, 45-64anni, oltre 64 anni), area geografica (nord-est, nord-ovest, centro, sud-isole) e ampiezza del comune di residenza (fino a 10.000, 10.001-30.000, 30.001-100.000, 100.001-250.000, oltre 250.000)

Estensione territoriale: tutto il territorio nazionale

Date di realizzazione sondaggio: dal 13 Settembre al 1 Ottobre 2004

Metodo di raccolta delle informazioni: Interviste dirette mediante metodologia CATI (Computer Assisted Telephone Interviewed)

Verifica della coerenza delle risposte alle diverse domande: l’utilizzo del sistema CATI garantisce l’affidabilità dei risultati e la rapidità dei tempi di elaborazione, grazie al salvataggio automatico delle risposte su supporto informatico e alla possibilità di verifiche automatiche

Numerosità campionaria: 1.000 interviste

Rappresentatività dei risultati: il margine di errore relativo ai risultati del sondaggio sul totale dei casi, al livello di significatività del 95%, è compreso fra +/- 3,1%

I risultati dell’indagine

(omissis)

1. RIPOSO, FAMIGLIA E RELAZIONI NELLA DOMENICA DEGLI ITALIANI
E’ la relazionalità il fulcro della domenica degli italiani, dagli adolescenti agli anziani, e nei diversi contesti geografici e sociali di vita. La famiglia, la casa, la televisione, i luoghi di acquisto e di consumo sono rivisitati a partire da questa dominante domanda di relazioni, che permea le scelte e i comportamenti degli individui.
Anche la spiritualità nelle sue diverse forme, particolarmente importante per alcune fasce di cittadini (ad esempio, i cattolici praticanti), viene in prevalenza vissuta con i propri familiari o con altre persone.
Altro protagonista delle domeniche degli italiani è il riposo, tempo certamente dedicato a spezzare la spirale stressante del lavoro, ma che si può considerare, senza eccessive forzature, anche tempo di meditazione, opportunità per soffermarsi su aspetti di sé e della propria esistenza che, nel convulso succedersi della quotidianità, sono relegati al margine.
Invece, lo spazio dedicato complessivamente alla spiritualità (inclusa la partecipazione alla Messa) è meno rilevante di quello riservato ad altre attività e gli italiani non sentono il bisogno di ampliarlo.
Più in generale, dai risultati dell’indagine è emersa una certa difficoltà della Chiesa a rispondere al bisogno crescente di relazionalità. Infatti, se la Messa è sempre stata anche un’opportunità di incontro, di relazioni, di scambio e, addirittura nei piccoli centri è stata a lungo la principale occasione di spazialità relazionale, allo stato attuale ci sono altri contesti e ambiti vitali che rispondono in modo più efficace alla voglia di prossimità relazionale.
Persino i nuovi templi del consumo sono frequentati non tanto perché esiste un virus consumista che attanaglia gli italiani, ma perché vengono trasformati in occasione di incontro. Anche la fruizione televisiva è strumentale alla relazionalità familiare e amicale, tanto più che nei confronti dei contenuti dei programmi domenicali gli italiani esprimono critiche radicali.
Negli stili di vita prevalenti degli italiani, quindi, la domenica è tempo di riposo, di meditazione e soprattutto di relazioni, ma quest’ultima priorità trova solo parzialmente risposta nella Messa o nelle pratiche di spiritualità proposte dalla Chiesa.
A questo proposito, occorre considerare che:
- la moltiplicazione del numero delle Messe, se ha migliorato l’”offerta” in termini di comodità per i fedeli, ne ha però, nei fatti, depotenziato la capacità di operare come opportunità di incontro e di socializzazione;
- le strutture fisiche sono sempre meno funzionali alla socialità, dalla sostanziale scomparsa degli oratori per i più giovani alla inadeguata conformazione fisica degli edifici delle Chiese e dello spazio urbano in cui sono inserite.
Dare forza alla dimensione comunitaria della Messa, dal contenuto alle modalità di fruizione, è pertanto un passaggio essenziale anche per potenziare la presenza nella società della Chiesa che, comunque, alla luce dei dati non va sottovalutata.
Infatti, la religiosità è tutt’altro che espunta dal contesto sociale micro, in particolare dalle famiglie; non va, però, sottovalutato il rischio, forse ancora poco visibile, della sua marginalizzazione in favore di una relazionalità superficiale, fatta più di compresenza di persone che di scambio profondo, di reciproca crescita e maturazione.
La fatuità delle relazioni in un contesto di benessere che moltiplica le attività da fare in famiglia o con gli amici (dal guardare la televisione al nuovo turismo di prossimità) è, probabilmente, la forma più moderna e insinuante di despiritualizzazione.
Come rilevato, gli italiani non sono assolutamente schiavi del consumo e hanno un approccio distaccato e critico verso la televisione, ma il soffice e ovattato benessere delle domeniche familiari potrebbe alimentare una relazionalità lieve, poco coinvolgente, fatta di rimozioni; una relazionalità orizzontale, dove c’è poca voglia e stimolo per pensare e andare oltre la piacevole quotidianità.
Un’altra minaccia silenziosa, ma incombente, è legata all’estensione del tempo di lavoro che va tracimando oltre gli steccati tradizionali, occupando anche la domenica e piegandola alle esigenze produttive.
Sono i laureati, più coinvolti dai nuovi modelli produttivi legati alle tecnologie dell’informazione, a dedicare in misura maggiore la domenica al lavoro professionale, evidenziando il rischio che in un futuro non molto lontano la domenica come tempo di riposo, relazioni e meditazione possa essere fagocitata dalla logica della società perennemente produttiva.

2. L’APPARTENENZA RELIGIOSA E LA PARTECIPAZIONE ALLA MESSA
Il 57,8% degli intervistati (il 59,5% tra i 16-17enni ed il 68,8% tra i residenti nel Sud-Isole) si è dichiarato cattolico praticante, il 28,7% cattolico non praticante, il 4,3% di altra religione e il 9,2% ateo o indifferente.
Dei cattolici praticanti il 21,4% va a Messa settimanalmente, il 16,5% dichiara di essersi recato a Messa la domenica precedente l’intervista, il 16,8% vi si reca saltuariamente ed il 3,1% a Natale, Pasqua e in circostanze particolari.
Il 62,6% di coloro che vanno dichiara di farlo perché è cattolico praticante, il 17% perché lo fa sentire in pace con se stesso; mentre tra gli adolescenti spicca il 18,3% che indica nella Messa una occasione per avere qualche minuto per riflettere (è l’8,5% la media totale del campione).
Sulle motivazioni della non partecipazione alla Messa, dai dati emerge che il 33,7% dichiara di annoiarsi, di non sentirsi coinvolto, il 19,8%, invece, non partecipa perché preferisce rimanere in casa a riposarsi, mentre circa l’11% nella Chiesa non sente spiritualità.
Il non sentirsi coinvolti ha una relazione praticamente inversa con l’età degli intervistati e, infatti, è indicata come ragione della non frequenza della Messa dal 41,6% dei 16-17enni intervistati.
Con riferimento al 5% dei rispondenti che dice di non andare a Messa perché non gli piace il prete, la maggioranza afferma di non stimarlo e di non vedere in lui un modello, mentre circa il 22% lo ritiene troppo preso dai suoi interessi e poco disponibile.
E’ la parrocchia il luogo preferito per andare a Messa, come afferma oltre il 76% degli italiani, percentuale che sale tra i 16-17enni all’80,2%.
Va notato come la partecipazione alla Messa cali vistosamente quando le persone sono in viaggio o in vacanza, visto che il 51,4% non frequenta in tali occasioni e la percentuale è più elevata al Centro (53,6%) e, soprattutto al Sud-Isole (62,5%).
Se è vero che il 68,4% dichiara di essere informato sulla frequenza alla Messa di parenti, amici e colleghi, non va sottovalutata la percentuale del 31,6% che, invece, afferma di non parlare di queste cose; il dato indica una sorta di pudore o di riservatezza che confina le scelte e i comportamenti religiosi nell’ambito delle questioni molto personali e intime. Oltre il 43% degli intervistati al Centro esprime questa non conoscenza dei comportamenti altrui sulla partecipazione alla Messa.
Per la maggioranza degli italiani la pratica della spiritualità è relazionale, visto che il 51,2% la fa con i familiari ed il 6,4% con altre persone, mentre il 42,4% da solo.

(omissis)

3. DOMENICA VISSUTA, DOMENICA DESIDERATA
Riposo o lavoro domestico al mattino, relazioni familiari nel pomeriggio, tanta televisione la sera: è questo il contenuto di un’ordinaria domenica degli italiani.
Poco cambia, inoltre, tra inverno e estate (più turismo nelle mattine delle domeniche estive e più divertimento nelle sere); mentre sostanzialmente analoga è la domenica degli adolescenti, con il riposo al mattino, le relazioni familiari al pomeriggio, la televisione la sera e, d’estate, molto divertimento.
Il riposo caratterizza le mattine domenicali, ed è certamente tempo per se stessi, utile per recuperare fisicamente e per spezzare il ritmo lavorativo o dello studio, ma anche per riflettere, meditare, andare con la mente a temi e argomenti che, di solito, rimangono ai margini.
Sarebbe un errore considerare il riposo come un sinonimo di ozio malsano o semplice recupero meccanico di energie, piuttosto è un’opportunità per ri/pensare e progettare, un’occasione che settimanalmente gli italiani si concedono per dare uno sguardo non frettoloso alla propria esistenza.
Non molto ampio è lo spazio riservato alla spiritualità che concerne il 27% degli italiani nelle mattine invernali e il 19,7% in quelle estive; più alto nell’inverno il richiamo alla spiritualità tra i cattolici praticanti (44,5%), i possessori di licenza elementare (43,9%), gli over65enni (39,4%), i residenti nel Sud-Isole (38,3%) e le donne (32,3%).
Con riferimento ad altre attività, va segnalato che la wellness e lo sport sono praticati da percentuali che oscillano tra il 7% dei pomeriggi domenicali invernali e oltre il 12% dei pomeriggi estivi; importanti anche i consumi culturali fuori casa che riguardano oltre il 23% degli italiani nelle sere estive della domenica, così la lettura e la riflessione rilevanti nelle sere delle domeniche invernali (13,6%), in particolare nel nord-est.
Quasi l’85% degli italiani si dichiara soddisfatto del modo in cui trascorre la domenica, con i 16-17enni (90,6%), i 18-29enni (90,1%) i residenti nel nord-est (89,5%) e quelli nel nord-ovest (85,8%) che risultano più soddisfatti della media.
Non è una forzatura constatare che, tra riposo e relazioni, gli italiani hanno la domenica che, in sostanza, vogliono, visto che sono residuali le percentuali degli insoddisfatti.
Con riferimento alle attività alle quali la domenica gli italiani vorrebbero dedicare più tempo, il 46,6% cita il turismo, il 27% il riposo, il 18,8% il divertimento ed il 18,6% i consumi culturali fuori casa (cinema, teatro, musica ecc.); solo il 3,3% vorrebbe dedicare più tempo alla spiritualità.
Il turismo va considerato come un insieme composito di attività a volte molto diverse tra loro; quello che va crescendo è il turismo di prossimità, legato alle visite brevi (in giornata o al massimo un weekend) nei borghi, nelle città d’arte, nei territori dotati di risorse paesaggistiche o di beni culturali di particolare rilievo; è il 35,1% degli italiani a indicare, come spostamento preferito per la domenica, il visitare un luogo nuovo, percentuale che sale al 41,9% nel centro, al 39,5% tra i 30-44enni ed al 38,5% tra i 45-64enni.
In sostanza, va crescendo tra gli italiani la voglia di dedicare più tempo libero, compreso quello domenicale, ad un turismo di riscoperta del patrimonio di tradizioni e conoscenze localistiche. In questo senso, non va sottovalutato l’effetto positivo che può avere la conoscenza dello stretto intreccio che esiste tra storia e tradizione locale da un lato e religiosità dall’altro, espresso anche dai segni visibili (chiese, monasteri, edicole ecc.) impressi sul territorio o nel patrimonio urbano dei piccoli e grandi centri.
La religiosità permea la storia e il territorio italiano e la progressiva consapevolezza di questo aspetto è, soprattutto per gli adolescenti, un elemento di riflessione importante, sicuramente da stimolare. Tanto più che una netta maggioranza di persone (il 62,2%) lo effettua con la famiglia ed il 35% con altre persone; anche tra gli adolescenti prevale la dimensione relazionale del turismo, visto che il 46,2% lo pratica con familiari ed il 53,8% con amici.
In sostanza, il turismo localistico, di prossimità, è un modo per stare insieme, un’opportunità di nuova socializzazione, al quale i giovani appaiono particolarmente interessati; inoltre, vanno valorizzate le sue potenzialità positive di stimolo alla riflessione e alla conoscenza.
In generale, la domenica è per l’85% degli italiani il tempo della relazione in famiglia, e con parenti, amici e nei luoghi della socializzazione e, tale visione, è condivisa trasversalmente nel corpo sociale e nei diversi contesti territoriali.
Altre definizioni fatte proprie dagli italiani e che aiutano a interpretare il significato che concretamente attribuiscono alla domenica sono:
- per il 76,8% tempo pieno piuttosto che tempo vuoto;
- per il 50,7% tempo da consumare, piuttosto che da investire;
- per il 91% tempo della libere scelte, dell’autonomia, piuttosto che tempo costretto al consumo.
Diversi i significati assunti dagli adolescenti per i quali la domenica è sì tempo pieno, ma in misura inferiore rispetto agli adulti (per il 32% dei 16-17enni è tempo vuoto di contro al 23,2% degli italiani); è, poi, tempo da investire (60,6%) più che da consumare, e tempo votato alla libera scelta e alla relazione.
E’ pienamente comprensibile questo continuo ritorno al tema della relazionalità visto che, in fondo, anche la televisione che, pure è la grande protagonista delle domeniche in casa, è un’occasione per stare insieme con più del 69% degli italiani che la guarda con gli altri membri della famiglia o con gli amici.
Il luogo che per la maggioranza degli italiani meglio riflette l’atmosfera domenicale è la casa; quasi l’82% pranza in casa ed il 76,8% vi cena; quasi il 13% ed il 6,2%, invece, rispettivamente, pranza e cena presso parenti.
I luoghi della domenica sono, pertanto, in linea con la fruizione soffice, positiva del tempo, incentrata sulla relazionalità familiare, che spezza la velocità dei giorni lavorativi, consente di pensare a se stessi, praticare attività insolite e, soprattutto, recuperare una dimensione di utile e proficua lentezza in cui ritagliarsi opportunità per meditare.
Va tuttavia rilevato che la soddisfazione diffusa degli italiani per la domenica non lo rende il giorno più amato, visto che una netta maggioranza dichiara di preferire il sabato, in particolare tra gli adolescenti (83,6%) e i più giovani (75%).

(omissis)

4. IL LAVORO DOMENICALE E LA FRUIZIONE MATURA DI CONSUMO E TELEVISIONE
Di tanto in tanto si riaffaccia la spinta a omogeneizzare la domenica agli altri giorni della settimana, destituendola del suo particolare contenuto di giorno di festa dedicato al riposo, alla famiglia, alla spiritualità e alle attività non lavorative.
Le ragioni del superamento della domenica tradizionale alludono quasi sempre ad un mutamento cruciale degli stili di vita che, nei fatti, avrebbero superato la tradizionale scissione tra tempo di lavoro, concentrato nei giorni feriali, e tempo di riposo proprio della domenica e dei festivi.
I dati dell’indagine mostrano che questa motivazione è sostanzialmente infondata, che la specificità domenicale è ancora molto forte, sentita e vissuta dagli italiani. Certo è che dal mondo produttivo giungono spinte a superare la festività domenicale obbligando un numero sempre più alto di persone a lavorare nei giorni festivi, ad esempio nelle attività commerciali e nei servizi.
Ragioni di economicità (massimizzare l’uso delle strutture) unite alla voglia di offrire l’opportunità di praticare gli acquisti ai cittadini che durante la settimana lavorano, animano la richiesta di rendere la domenica giorno lavorativo.
Dai risultati dell’indagine emerge che, allo stato attuale, il lavoro professionale domenicale concerne il 31,3% degli italiani, di cui il 5,4% tutte le domeniche, il 13,8% qualche domenica al mese ed il 12,1% qualche domenica l’anno.
E’ una minoranza importante per la quale lo steccato che tradizionalmente divide i festivi dai feriali durante le settimane è praticamente saltato, con tutte le implicazioni per l’organizzazione della vita familiare e anche per il proprio rapporto con il tempo libero.
Il lavoro domenicale ha una relazione diretta con il livello del titolo di studio, giacchè è il 47,5% dei laureati a praticarlo (di cui il 6,4% tutte le domeniche) a testimonianza di modelli lavorativi e di gestione del tempo, probabilmente legati anche alla nuove tecnologie che rompono l’obbligo della vicinanza fisica, in cui la ripartizione tradizionale tra riposo e lavoro è sostanzialmente scardinata.
Da notare, poi, che sono i lavoratori della fascia più giovane, i 30-44enni (oltre il 42%) e i 18-29enni (40,5%), ad essere più coinvolti da questa ristrutturazione silenziosa, ma sostanziale, del tempo di lavoro.
Altro protagonista della domenica degli italiani, spesso demonizzato come vera droga, è il consumo; dai dati dell’indagine, invece, emerge che complessivamente il consumo venga vissuto dagli italiani con una certa maturità, lontano da forme di neoschiavitù consumeristica.
Infatti, il 41,6% degli italiani ha dichiarato di non avere effettuato acquisti durante una domenica degli ultimi due anni, percentuale che sale ad oltre il 46% per i 45-64enni ed al 65,3% per gli over65enni.
Il 33,3% che ha effettuato acquisti lo ha fatto nel comune in cui risiede ed il 25,1% in un comune diverso da quello di residenza; spicca l’attitudine prevalente degli adolescenti che, non solo hanno maggiormente effettuato acquisti domenicali negli ultimi due anni (73,8%), ma hanno avuto una più alta mobilità verso comuni diversi da quelli di residenza proprio per effettuare gli acquisti (37,2%).
Nel rapporto con il consumo, poi, prevale la dimensione relazionale visto che è un’attività che una grande maggioranza di intervistati pratica con la famiglia (52,9%) o con altre persone (19,7%). Da notare sempre il dato degli adolescenti per i quali gli acquisti sono un’attività da svolgere con gli amici (57,9%), in sostanza un modo per condividere il tempo domenicale.
Relativamente ai consumi culturali (cinema, teatro ecc.), è il 37% degli italiani a praticarli con la famiglia ed il 59,8% con altre persone; percentuali che per gli adolescenti sono pari, rispettivamente, al 61,6% ed al 33,6%.
Il 53% degli italiani dichiara che non gli capita mai di spendere impulsivamente e il 55% non è d’accordo con l’idea che fare acquisti possa essere un modo per scaricare le proprie tensioni quotidiane.
Si spacca il campione relativamente al giudizio tra supermercati e negozi tradizionali, ma è importante sottolineare che il 39,6% afferma che il grande centro commerciale può essere talvolta un luogo di incontro, percentuale che sale al 51,8% nel Sud-Isole, al 64,3% tra i 16-17enni ed al 53% tra i 18-29enni.
Più che luogo di consumo, i centri commerciali sono ripensati e utilizzati come luoghi di socialità, in particolare dai più giovani e nei contesti che, con tutta probabilità, sono più carenti di luoghi di fruizione della relazionalità.
E’ da notare che il 38,5% degli italiani è favorevole all’apertura dei negozi poiché durante la settimana non ha il tempo per fare i propri acquisti, il 31,6% è in ogni caso contrario, mentre il 29,9% lo considera un modo divertente per trascorrere la domenica. In sostanza, prevale un approccio utilitarista, legato più all’impossibilità di fare shopping nel corso della settimana che ad una spinta consumeristica da estendere anche alla domenica.
L’altra grande protagonista delle domeniche degli italiani è, senza alcun dubbio, la televisione. Come rilevato, i programmi sono seguiti nelle famiglie o con parenti e amici, e non emergono significative differenze di età o di luogo di residenza o anche di ampiezza demografica del luogo di residenza.
Tuttavia, la tv non domina le menti degli italiani come molti sono semplicisticamente portati a credere. Il 53,7% degli intervistati ritiene che proponga una visione della domenica come tempo del divertimento, mentre poco più del 25% individua nella programmazione un’idea di tempo del riposo; molto più giù il riferimento alla domenica come tempo della famiglia o della riflessione.
Il giudizio sulla programmazione domenicale è molto critico, visto che oltre il 42% parla di superficialità, il 16,5% reputa i programmi divertenti, il 10,7% rilassanti e il 10,2% disimpegnati. E’ una tv frivola, forse volutamente leggera, ma guardata con relativa estraneità dagli italiani, che prendono le distanze, ne percepiscono la fatuità e, come tale, ne fanno una fruizione matura, distaccata, spesso come puro sottofondo ad altre attività e, soprattutto, alla relazionalità familiare e tra amici.

(omissis)

CENSIS



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