Newsletter OLIR.it - Anno X, n. 03/2013

Focus

In labels we trust. Le certificazioni alimentari fra autorità civili e religiose nella recente giurisprudenza degli Stati Uniti (di Mariagrazia Tirabassi - Università Cattolica del Sacro Cuore, Piacenza)
 

Il 31 gennaio scorso, con la decisione Wallace v. Conagra Foods, Inc., la questione delle certificazioni alimentari religiose è tornata sotto la lente d’ingrandimento del giudice statunitense. La Corte federale distrettuale per il Distretto del Minnesota ha rigettato un ricorso collettivo contro una società che distribuisce alimenti confezionati, accusata dell’etichettatura ingannevole dei prodotti di una sua controllata. I querelanti sostenevano che il procedimento di macellazione dei bovini da cui proveniva la carne asserita “100% kosher” non era di fatto conforme allo standard stabilito dall’ente di certificazione kosher che aveva avallato la dicitura. I giudici investiti della questione hanno dichiarato la propria incompetenza in materia poiché, vertendo la causa sulle norme interne di un diritto religioso (nella fattispecie quello ebraico), un loro intervento avrebbe comportato la violazione del primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America. Tale emendamento proibisce l’emanazione di leggi che comportino un riconoscimento ufficiale della religione e la sua interpretazione giurisprudenziale ha determinato un divieto di intervento dei poteri pubblici in materia dottrinale religiosa.
 
La decisione conferma un principio già sancito da altre tre sentenze che, a partire dal 1992, hanno dichiarato l’incostituzionalità delle norme volte a disciplinare l’uso commerciale del termine kosher adottate dallo stato del New Jersey [Ran-Dav's County Kosher, Inc. v. New Jersey, 608 A.2d 1353 (N.J. 1992)], dalla città di Baltimora [Barghout v. Bureau of Kosher Meat & Food Control, 66 F.3d 1337 (4th Cir. 1995)] e dallo Stato di New York [Commack Self-Service Kosher Meats, Inc. v. Weiss, 294 F.3d 415 (2d Cir. 2002)]. Le norme in esame stabilivano che la parola kosher poteva essere utilizzata esclusivamente per identificare i prodotti conformi ai requisiti dell’ebraismo ortodosso. Inoltre, affidavano ad organi amministrativi il compito di controllare e sanzionare il rispetto dello standard. In questo modo, secondo le sentenze citate, lo stato contravveniva al divieto di establishment poiché si faceva promotore dell’applicazione di regole religiose, favoriva una particolare corrente dell’ebraismo e si esponeva al rischio di intervenire in dispute dottrinali interne allo stesso.

Ciò nonostante, norme analoghe a quelle giudicate incostituzionali sono tuttora in vigore in numerosi stati. Altri, a partire da quelli in cui sono state pronunciate le sentenze menzionate, hanno emendato le proprie norme “anti-frode” per i prodotti kosher, adottando un modello che è stato definito “mandatory disclosure law”. Esso non fornisce alcuna definizione di ciò che si deve intendere con il termine kosher. In compenso impone di indicare l’autorità confessionale o l’ente che certifica la conformità alle norme religiose quando si utilizza tale termine in commercio. In questo modo la funzione di garanzia, che nelle leggi giudicate incostituzionali era in capo allo stato, viene “restituita” a soggetti confessionali. Le norme del New Jersey [1994 N.J. Laws 138 (New Jersey Statutes 56:8-63)], dello Stato di New York [2004 N.Y. Laws 15 (Laws of New York AGM Art. 17 § 201-C)] e della Virginia [2006 Va. Acts 485 (Code of Virginia § 3.1-396.1)] sono esempi di questo nuovo modello. In tempi recenti, vari stati hanno varato disposizioni simili anche per i prodotti halal [per esempio il New Jersey (New Jersey Statutes § 56:8-98 ss.) e lo Stato di New York (Laws of New York AGM Art. 17 §§ 201-e, 201-f)].
Nel 2012 la Corte d’Appello della Seconda Circoscrizione è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale del modello di legge  appena ricordato con riferimento alla norma adottata del New Jersey. In Commack Self-Service Kosher Meats, Inc. v. Hooker i giudici hanno affermato che la nuova formulazione rispetta il divieto di establishment poiché non fa propria una definizione di kasherut e non esprime una preferenza per alcuna corrente dottrinale.

***

Per approfondire:

  • Catherine B. Sullivan, Are kosher food laws constitutionally kosher?, 21 B. C. Envtl. Aff. L. Rev. 201 Fall 1993;
  • Kristin Morgan, The constitutionality of New Jersey kosher food regulations under the establishment clause, 62 U. Cin. L. Rev. 247, Summer 1993;
  • Stephen F. Rosenthal, Food For Thought: Kosher Fraud Laws and the Religion Clauses of the First Amendment, 65 Geo. Wash. L. Rev. 951, August 1997;
  • Kent Greenawalt, Religious law and civil law: using secular law to assure observance of practices with religious significance, 71 S. Cal. L. Rev. 781, May 1998;
  • Shayna M. Sigman, Kosher without law: the role of nonlegal sanctions in overcoming fraud within the kosher food industry, 31 Fla. St. U. L. Rev. 509, Spring 2004;
  • Mark Popovsky, The Constitutional Complexity of Kosher Food Laws, 44 Colum. J.L. & Soc. Probs. 75, Fall 2010.

In OLIR.it



Libri

(a cura di Stella Coglievina)


News

(a cura di Anna Gianfreda)
  • Observatorio del pluralismo religioso en España, n. 7 - Marzo de 2013 (leggi)
  • Università della Calabria: Convegno di studi "Transizioni e democrazia nei Paesi del Mediterraneo e del Vicino Oriente" (10-11 aprile 2013) (leggi)
  • Roma: Premio "Giuseppe Chiarelli" per gli studi giuridici e Premio "Eugenio Selvaggi" per la Stampa storico-giuridica (16 aprile 2013) (leggi)
  • Riviste: Stato, Chiese e pluralismo confessionale, newsletter n. 11 (27 marzo 2013) (leggi)
  • Rassegna Stampa: Diritto e Religione, i quotidiani italiani, a cura di Laura De Gregorio, n. 53 (24 marzo 2013) (leggi)
  • Vaticano: Udienza di Papa Francesco al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (22 marzo 2013) (leggi)
  • Riviste: il Regno - Documenti n. 5 del 2013 (leggi)
  • Rassegna Stampa: Diritto e Religione, i quotidiani italiani, a cura di Laura De Gregorio, n. 52 (17 marzo 2013) (leggi)
  • Stati Uniti: Proposta di risoluzione sul tema "I diritti e le libertà delle minoranze religiose nel mondo arabo" (12 marzo 2013) (leggi)
  • Milano: Corso intensivo sulla finanza islamica (21-23 marzo 2013) (leggi)
  • Pavia: Presentazione del libro Lo spazio del rispetto curato da Emanuela Ceva e Anna Elisabetta Galeotti (20 marzo 2013) (leggi)
  • Perugia: concluso il primo ciclo del Corso di perfezionamento in progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio (leggi)
  • Internet: The Pew Forum on Religion & Public Life. I dati sulla distribuzione della popolazione cattolica in America Latina e Argentina (13 marzo 2013) (leggi)
  • Vaticano: Il cardinale Jorge Mario Bergoglio eletto pontefice con il nome di Francesco (13 marzo 2013) (leggi)
  • Torino: Incontro di dialogo sul tema "Dio chi?" (14 marzo 2013) (leggi)
  • Diritti umani e libertà religiosa nei siti web delle istituzioni europee ed internazionali (febbraio 2013 - n. 57) (leggi)
  • Roma: Pontificia Università della Santa Croce. XVII Convegno di Studi sul tema "Fede, Evangelizzazione e Diritto Canonico" (11-12 aprile 2013) (leggi)
  • Roma: Ciclo di incontri interuniversitari. Incontro di studio sul tema "Sovranità della Chiesa e matrimonio" (15 aprile 2013) (leggi)
  • Internet: Newsletter di Oasis,n. 8 - 2013 (leggi)
  • Riviste: Stato, Chiese e pluralismo confessionale, newsletter n. 9 (11 marzo 2013) (leggi)
  • Rassegna Stampa: Diritto e Religione, i quotidiani italiani, a cura di Laura De Gregorio, n. 51 (10 marzo 2013) (leggi)
  • Roma: Giornata di studio sul tema "Democrazia – "Legge ingiusta" – Obiezione di coscienza" (15 aprile 2013) (leggi)
  • Vaticano: Fissata la data di inizio del Conclave (12 marzo 2013) (leggi)
  • Riviste: il Regno - Attualità. n. 4, 2013 (leggi)
  • Internet: The Pew Forum on Religion & Public Life. Report sull'osservanza religiosa dei cattolici europei durante il Pontificato di Benedetto XVI (5 marzo 2013) (leggi)
  • Milano: Prolusione del cardinale Jean-Louis Tauran "Il dialogo interreligioso: una risorsa per la società" (5 marzo 2013) (leggi
  • Milano: Convegno di studi "Fede e diplomazia. Le relazioni internazionali della Santa Sede nell’età contemporanea" (6 marzo 2013) (leggi)
  • Riviste: Stato, Chiese e pluralismo confessionale, newsletter n.8 (4 marzo 2013) (leggi)
  • Leuven: Academic Session Mgr. W. Onclin 2013. Marriage and Religious Pluralism (8 marzo 2013) (leggi)
  • OSCE: La Prof.ssa Ombretta Fumagalli Carulli nominata esperta dell’OSCE per la libertà religiosa (2 marzo 2013) (leggi)
  • Milano: Convegno di studi "Società religiosa, Stato laico" (18 marzo 2013) (leggi)
  • Roma: presentato il “Manuale sulla tutela dei beni culturali ecclesiastici” (26 febbraio 2013) (leggi)
  • Milano: Incontro di studio sul tema "Il burqa. Oppressione della donna o libertà religiosa? Problema di sicurezza o diritto delle minoranze?" (13 marzo 2013) (leggi)
  • Torino: Incontro sul tema "Burqa in Europa tra diritto e paure" (28 febbraio 2013) (leggi)
  • Ginevra: Intervento dell'arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per le Relazioni della Santa con gli Stati, al High Level Segment della 22ma Sessione dell'Human Rights Council (26 febbraio 2013) (leggi)
  • Rassegna Stampa: Diritto e Religione, i quotidiani italiani, a cura di Laura De Gregorio, n. 50 (3 marzo 2013) (leggi)


Documenti

(a cura di Isabella Bolgiani)

  • Corte di Cassazione, Sentenza 19 marzo 2013,n. 537 - Francia: licenziamento per uso del velo islamico e tutela della laicità dello Stato nello svolgimento di un servizio pubblico
    Non è discriminatorio vietare di indossare simboli che mostrano l'appartenenza religiosa, politica o ideologica in luoghi di lavoro dove si fornisce un servizio pubblico. Nel caso di specie, è legittimo il licenziamento di un'impiegata musulmana che aveva indossato il velo, considerata la natura e il contesto delle mansioni svolte. La ricorrente, infatti, era dipendente di un ente che, pur essendo di diritto privato, offriva un servizio pubblico; di conseguenza prevedeva, nel regolamento interno, un divieto di portare simboli religiosi, al fine di garantire la neutralità del servizio pubblico. La tutela della laicità dello Stato e della neutralità del servizio pubblico giustifica, quindi, la restrizione della libertà religiosa dei dipendenti, tutelata in termini generali dagli articoli L. 1121-1 e L. 1321-3del Code du travail. (cfr. anche la sentenza, emessa lo stesso giorno, Mme Fatima X. c. Association Baby Loup) (Stella Coglievina).
  • Corte di Cassazione, Sentenza 19 marzo 2013,n. 536 - Francia: illegittimità del licenziamento per avere indossato il velo islamico (caso Baby Loup)
    Nel settore privato, e in particolare in ambienti che non offrono un servizio pubblico (un asilo privato, nel caso di specie) il principio di laicità non può essere invocato per giustificare una restrizione dei diritti fondamentali dei lavoratori, garantiti dal Code du Travail. In base alle norme del Codice, è possibile stabilire alcune limitazioni ai diritti dei lavoratori dipendenti, e quindi anche al diritto di libertà religiosa, quando necessario per la natura e il contesto del lavoro e per una finalità legittima. Nel caso dell'asilo privato "Baby Loup", il regolamento interno vietava di indossare simboli e capi d'abbigliamento religiosi, ma tale clausola generale risulta essere illegittima perché non giustificata dal lavoro svolto dalla ricorrente. In particolare, il principio di laicità - che giustifica il divieto di portare il velo islamico o altri simboli religiosi - impone la neutralità a chi svolge un servizio pubblico ma non a chi lavora in uno stabilimento privato con mansioni diverse dal servizio pubblico (cfr. in questo senso anche la sentenza, emessa lo stesso giorno, Mme X. c. Caisse primaire d’assurance maladie de Seine-Saint-Denis). Il licenziamento della ricorrente, che aveva rifiutato di togliere il velo, è perciò discriminatorio sulla base della religione e illegittimo (Stella Coglievina).
  • Contratto collettivo 11 marzo 2013 - Contratto Collettivo Nazionale Integrativo relativo alla mobilità del personale della scuola per l'a.s. 2013/2014 (art. 37 bis)
  • Ministero dell'Economia e delle Finanze, Risoluzione 4 marzo 2013,n. 4/DF - IMU: Esenzione per gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali. Immobili concessi in comodato
  • Supreme Court, Sentenza 27 febbraio 2013,n. 2013 SCC 11 - Canada: Saskatchewan (Human Rights Commission) v. Whatcott. Ritenuta ragionevole e giustificata la limitazione della libertà di espressione e di religione derivante dalla legge contro l’hate speech
    Con questa sentenza la Corte Suprema del Canada ha dichiarato la parziale illegittimità dell’art. 14, c. 1, lett. (b) del Saskatchewan Human Rights Code, nella parte in cui vieta(va) ogni manifestazione pubblica del pensiero «that ridicues, belittles or otherwise affront the dignity» di persone o gruppi di persone, con una motivazione proibita dalla legge. È stato, infatti, ritenuto che simili manifestazioni del pensiero non siano idonee a suscitare nel pubblico un livello di odio verso il protected group tale da giustificare una restrizione delle libertà di espressione e di religione tutelate dalla Carta canadese dei diritti e delle libertà. Il Supremo Consesso ha, invece, ritenuto legittima e conforme alla Carta la residua disposizione della citata norma del Saskatchewan Human Rights Code, laddove proibisce le manifestazioni pubbliche del pensiero «that expose[s] and tend to expose[s] to hatred» persone o gruppi di persone, sulla base di una caratteristica protetta. Pur riconoscendo che ciò costituisce una compressione delle libertà di espressione e di religione, la Corte canadese ha considerato tale limitazione ragionevole e manifestamente giustificata in una società libera e democratica, poiché lo scopo della norma è quello di evitare espressioni pubbliche idonee a determinare successive condotte discriminatorie o violente nei confronti del targeted group, non quello di prevenire le offese ai sentimenti delle persone. La sentenza ha, inoltre, ritenuto che l’hate speech rivolto al comportamento sessuale debba considerarsi riferito anche all’orientamento sessuale (che è uno dei motivi di discriminazione vietati), atteso che in tal caso il comportamento concorre in maniera fondamentale ed inseparabile ad identificare l’orientamento sessuale. Nel caso di specie era contestata la violazione della richiamata previsione del Saskatchewan Human Rights Code in relazione a quattro volantini distribuiti da un attivista anti-omosessuale cristiano che nel testo di essi aveva, tra l’altro, citato alcuni versetti biblici. In applicazione dei principi indicati, la Corte nel merito ha concluso per la liceità di due dei volantini, ritenendo invece che gli altri due integrassero un hate speech, in parziale riforma della sentenza appellata che, pur considerando legittima la normativa del Saskatchewan, aveva considerato leciti tutti quattro i volantini (Mattia F. Ferrero, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)
  • Conseil Constitutionnel, Sentenza 21 febbraio 2013,n. 2012-297 QPC - Financement public des cultes en Alsace-Moselle
    Le Conseil constitutionnel a été saisi le 19 décembre 2012 par le Conseil d’État dans les conditions prévues à l’article 61-1 de la Constitution, d’une question prioritaire de constitutionnalité posée par l’association pour la promotion et l’expansion de la laïcité. Cette question était relative à la conformité aux droits et libertés que la Constitution garantit de l’article VII des articles organiques des cultes protestants de la loi du 18 germinal an X relative à l’organisation des culte. Aux termes des dispositions contestées, il est pourvu, dans les départements du Bas-Rhin, du Haut-Rhin et de la Moselle, au traitement des pasteurs des églises consistoriales. Ces dispositions ont été maintenues en vigueur par la loi du 1er juin 1924 puis par l’ordonnance du 15 septembre 1944. La loi du 9 décembre 1905 concernant la séparation des églises et de l’État n’a pas été rendue applicable dans ces trois départements.Les requérants soutenaient que les dispositions contestées méconnaissaient le principe constitutionnel de laïcité. Le Conseil constitutionnel a rappelé qu’aux termes des trois premières phrases du premier alinéa de l'article 1er de la Constitution : «La France est une République indivisible, laïque, démocratique et sociale. Elle assure l’égalité devant la loi de tous les citoyens sans distinction d’origine, de race ou de religion. Elle respecte toutes les croyances ». Le principe de laïcité figure au nombre des droits et libertés que la Constitution garantit. Il en résulte la neutralité de l’État. Il en résulte également que la République ne reconnaît aucun culte. Le principe de laïcité impose notamment le respect de toutes les croyances, l’égalité de tous les citoyens devant la loi sans distinction de religion et que la République garantisse le libre exercice des cultes. Il implique que celle-ci ne salarie aucun culte. Toutefois, le Conseil constitutionnel a relevé qu’il ressort tant des travaux préparatoires du projet de Constitution du 27 octobre 1946 relatifs à son article 1er ainsi que de ceux du projet de la Constitution du 4 octobre 1958 qui a repris la même disposition, qu'en proclamant que la France est une « République Laïque », la Constitution n’a pas pour autant entendu remettre en cause les dispositions législatives ou règlementaires particulières applicables dans plusieurs parties du territoire de la République lors de l’entrée en vigueur de la Constitution et relatives à l’organisation de certains cultes et, notamment, à la rémunération de ministres du culte. Le Conseil constitutionnel en a déduit que le grief tiré de ce que l’article VII des articles organiques des cultes protestants de la loi du 18 germinal an X relative à l’organisation des cultes serait contraire au principe de laïcité doit être écarté. Il a jugé les dispositions contestées conformes à la Constitution (fonte: www.conseile-constitutionnel.fr: 
    Communiqué de press
    )
  • Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, Sentenza 19 febbraio 2013,n. 19010/07 - Affaire X et Autres c. Autriche: Adoption coparentale par des couples de même sexe
    L’impossibilité d’accès à l’adoption coparentale pour les couples homosexuels en Autriche est discriminatoire en comparaison avec la situation des couples hétérosexuels non maries. La Cour européenne des droits de l’homme conclut: à la majorité, à la violation de l’article 14 (interdiction de la discrimination) combiné avec l’article 8 (droit au respect de la vie privée et familiale) de la Convention européenne des droits de l’homme en raison de la différence de traitement subie par les requérants pour autant que l’on compare leur situation avec celle d’un couple hétérosexuel non marié dont l’un des membres aurait souhaité adopter l’enfant de l’autre. Elle a jugé que le Gouvernement n’avait pas fourni de raisons convaincantes propres à établir que la différence de traitement litigieuse était nécessaire à la préservation de la famille ou à la protection de l’intérêt de l’enfant.
  • Consiglio di Stato, Sentenza 15 febbraio 2013 - Francia: illegittimità, ai sensi della Loi de Separation del 1905, di sovvenzioni comunali per lo svolgimento di cerimonie tradizionali
    Le cerimonie tradizionali delle "Ostensions", che si svolgono nella zona di Limoges, sono state per anni sovvenzionate da fondi comunali. Ciò risulta contrario, ad avviso del Conseil d'Etat, alla legge del 9 dicembre 1905, detta "Loi de separation", che vieta il sostegno e il finanziamento dei culti. Le Ostensions, pur avendo anche un carattere popolare e culturale, sono attività di culto; inoltre, sono organizzate da associazioni che, pur non essendo costituite come "associations cultuelles" ai sensi della legge del 1905, svolgono attività religiose e sono orientate all'organizzazione e messa in atto di cerimonie (Stella Coglievina).
    Les cérémonies des ostensions septennales revêtent, en elles-mêmes, un caractère cultuel, alors même, d'une part, qu'elles ont acquis un caractère traditionnel et populaire et qu'elles ont aussi un intérêt culturel et économique et, d'autre part, qu'en marge des processions elles-mêmes, sont organisées des manifestations à caractère culturel ou historique. Par suite, illégalité au regard des dispositions de l'article 2 de la loi du 9 décembre 1905 concernant la séparation des Eglises et de l'Etat de délibérations d'un conseil municipal octroyant des subventions dont il n'était pas soutenu qu'elles aient eu un objet et aient été accordées selon des modalités conformes aux exigences rappelées par la jurisprudence Fédération de la libre pensée et de l'action sociale du Rhône s'agissant de l'octroi d'une subvention à une association qui, sans constituer une association cultuelle au sens du titre IV de la même loi, a des activités cultuelles, et qui se rapportaient directement à ces cérémonies cultuelles (fonte: www.legifrance.gouv.fr).
  • Regione Puglia, Legge regionale 6 febbraio 2013,n. 7 - Norme urgenti in materia socio-assistenziale
  • District Court, Sentenza 5 febbraio 2013 - New Jersey: Moore v. Gloucester County Jail. Libertà religiosa negli istituti penitenziari 
    The federal district court dismissed a Muslim inmate's complaint that while being held in the county jail, on two occasions his prayers were interrupted.  The court also dismissed his complaint that the jail does not provide Muslim inmates with a place to conduct prayers or attend Jumuah service, and only provides for church services.
  • Regione Sardegna, Deliberazione della Giunta regionale 22 gennaio 2013,n. 3/17 - Tutela del materiale librario e documentario antico, raro e di pregio e/o di notevole interesse storico. Criteri e modalità di attuazione degli interventi relativi all’esercizio dei compiti di Soprintendenza dei beni librari
  • Superior Court, Sentenza 11 dicembre 2012 - Massachusetts: Haas v. Spencer. Libertà religiosa negli istituti penitenziari
    The court rejected two inmates' constitutional and statutory challenges to their temporary suspension of access to the building in which religious services were held. The step was taken because the one of the inmates had gotten the Catholic chaplain improperly to mail letters for them while the other got the chaplain to look up information in the Inmate Management System.
  • Tribunale Penale, Ordinanza 8 ottobre 2012 - Applicabilità dell’art. 2049 c.c. ai rapporti tra Vescovo e Parroci
    Ai fini della sussistenza della responsabilità di cui all’art. 2049 c.c., deve rilevarsi come per costante giurisprudenza il preponente sia responsabile allorché l’instaurarsi del rapporto di preposizione si ponga in rapporto di occasionalità necessaria rispetto al fatto di reato, nel senso che proprio il rapporto di preposizione – con l’attribuzione al preposto di determinati compiti e responsabilità (nel caso di specie, in qualità di Parroco) – lo abbia messo nella condizione di potere compiere più agevolmente il fatto dannoso (nel caso in oggetto, un fatto di reato), che altrimenti sarebbe stato al di fuori della sua portata o avrebbe potuto commettere solo con molta più difficoltà.
  • Santa Sede - Lituania, Conventio 8 giugno 2012 - Agreement between the Holy See and the Republic of Lithuania on the Recognition of Qualifications concerning Higher Education
    Apostolica Sedes et Res publica Lituaniae alteram congruentem partem per Mutuas Notas certiorem fecerunt se utramque intraneas procedendi de iure rationes complevisse, necessaria s ut haec Conventio vigere incipiat. Quae quidem Conventio die XXIII mensis Octobris anno MMXII vigere coepit ad normam Articuli VIII, Paragraphi II, eiusdem Pactionis.
  • Santa Sede - Niedersachsen/Bassa Sassonia, Conventio 8 maggio 2012 - Accordo fra la Santa Sede e il Land Niedersachsen a modifica del Concordato del 26 febbraio 1965.
    Instrumenta ratihabitionis Conventionis inter Apostolicam Sedem atque Foederatam Civitatem Saxoniae Inferioris constitutae, accepta et reddita mutuo fuerunt Berolini in urbe die XXV mensis Iulii anno MMXII; a quo ipso die Conventio vigere coepit ad normam eiusdem Pactionis.



Se non visualizzi correttamente la newsletter clicca Qui
Ricevi questo messaggio in quanto iscritto alla Newsletter di OLIR. Vuoi cancellare la tua iscrizione?