Newsletter OLIR.it - Anno XI, n. 11/2014




Focus

L'autoproclamato Stato Islamico: radici, caratteristiche e prospettive
di Andrea Plebani (Università Cattolica del Sacro Cuore) e Matteo Colombo (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale - ISPI)


Sebbene sia salito agli onori della cronaca solo quest’estate, il sedicente Stato Islamico (IS, o Daesh qualora si preferisca il suo acronimo in lingua araba) non nasce dal nulla. IS è stato “scoperto” da media e comunità internazionale con la presa della città irachena di Mosul nel giugno scorso, ma ha una profondità storica significativa, che spiega molte delle caratteristiche di una realtà che ha l’obiettivo di essere un modello e un punto di riferimento per l’intera comunità islamica.

Origini

IS affonda le proprie radici nell’insurrezione che sconvolse l’Iraq post 2003. A quei tempi, il gruppo aveva un nome (Tawhid wa-l Jihad) e un leader (Abu Musab al-Zarqawi) diversi, ma presentava alcune caratteristiche ben definite: poteva contare su un nucleo di guerriglieri stranieri dalle significative capacità operative, su una forte interazione con parti della locale comunità arabo-sunnita e su un modus operandi che univa efferatezza, spregiudicato uso del terrore e capacità di selezionare obiettivi dalla forte valenza simbolica. Anche dopo la sua entrata formale all’interno della galassia qaidista (2004), l’organizzazione mantenne questi tratti distintivi, divenendo in breve tempo la punta di diamante dell’insurrezione che combatteva le unità della Coalizione a guida statunitense, le forze di sicurezza irachena (ISF) e le milizie sciite che si erano diffuse su buona parte dell’Iraq centro-meridionale.

L’ingresso del movimento di al-Zarqawi in al-Qaida (AQ) evidenziò anche le differenti impostazioni dottrinali, strategiche ed operative del gruppo operante in Iraq rispetto al resto della galassia qaidista, soprattutto in relazione alla scelta di privilegiare le operazioni contro la comunità sciita locale, a discapito della lotta contro le forze americane e internazionali dislocate sul territorio. Questa decisione causò non poche frizioni con la leadership di AQ (e, soprattutto, con Ayman-al-Zawairi, attuale leader del movimento) . Inoltre crescevano i contrasti con le forze dell’insurrezione arabo-sunnita, sempre più insofferenti nei confronti di AQI (Al-Qaida in Iraq) che - a discapito della loro influenza e di quella di un numero crescente di attori tribali - stava tentando di consolidare la propria autorità sull’Iraq centro-orientale. Non è un caso, infatti, che in quegli anni AQI avesse deciso di dar vita a una nuova piattaforma che si proponeva di fondare uno Stato Islamico sul territorio iracheno.
Proprio da questa aspirazione nasce nel 2007 lo Stato Islamico dell’Iraq (ISI).

La morte di Al-Zarqawi (2006), i malumori per le velleità egemoniche del gruppo e per la sua natura essenzialmente straniera, e le sconfitte subite nei confronti delle forze internazionali e irachene, oltre che delle milizie sciite, favorirono l’emergere di una profonda frattura in seno all’insurrezione e il progressivo isolamento di AQI e ISI. Queste divisioni, sapientemente sfruttate dalle forze del generale U.S.A. Petraeus, sancirono l’inizio della fine per l’organizzazione fondata da al-Zarqawi, che si trovò a dover combattere non più solo contro le forze delle Coalizione internazionale, l’ISF e le milizie sciite, ma anche contro gruppi di ex-alleati arabo-sunniti che avevano deciso di cambiare schieramento in cambio di garanzie, armi e finanziamenti.
Nel 2008-2009 le forze dello Stato Islamico dell’Iraq, strette tra due fuochi (forze armate statunitensi e irachene ed ex-alleati sunniti entrati a far parte dei cosiddetti consigli del risveglio, sahwa), furono obbligate ad abbandonare le proprie roccaforti nell’Iraq centrale e a ritirarsi nella regione di Niniveh.

Nel 2010, in seguito anche all’eliminazione di diversi leader di punta del movimento, analisti e ufficiali furono concordi nel considerare l’ISI prossimo alla sconfitta.
Com'è possibile, quindi, che l’organizzazione sia riuscita nel giro di pochi anni a divenire il nuovo alfiere del jihadismo internazionale?

La rinascita dell’ISI e l’ascesa del sedicente Stato Islamico

Alcuni fattori esterni favorirono la rinascita dello Stato Islamico dell’Iraq (ISI). Il primo era strettamente legato alla crescente impopolarità del primo ministro iracheno (sciita) Nuri al-Maliki, che, dopo il ritiro delle forze americane del dicembre 2011, avviò una politica settaria che favorì le divisioni interne soprattutto lungo l’asse che divide la comunità arabo-sciita da quella arabo-sunnita. Quest’ultima, già fortemente penalizzata dal cambio di regime del 2003, si trovò a fare i conti con varie misure repressive che colpirono tanto la popolazione civile quanto i quadri politici di maggior rilievo. Il risultato non poté che concretizzarsi in una rinnovata contrapposizione che esplose in tutta la sua intensità nel 2013, quando una serie di manifestazioni e scontri con le forze di sicurezza irachene portarono a una impasse che paralizzò l’intero Iraq centro-occidentale per oltre un anno.
Altrettanto rilevante ai fini della rinascita di ISI è stato il processo di ridefinizione interna che ha interessato il movimento nel 2011, portando all’ascesa di un nuovo leader carismatico: Abu Baqr al Baghdadi. E da ultimo, l’ondata di proteste che nei mesi successivi causò la caduta di regimi considerati sino allora inamovibili (Tunisia, Egitto, Libia) e che finì per minacciare anche il potere di Bashar al-Assad in Siria, le cui brutali azioni repressive diedero vita ad una guerra civile sempre più definita da una chiara matrice settaria e inserita in un conflitto regionale che, pur con obiettivi e intensità differenti, coinvolse anche Riyadh, Teheran, Ankara e Doha.

Al-Baghdadi, comprendendo l’eccezionale importanza dello scenario siriano, inviò un manipolo di guerriglieri a combattere in Siria. Nacque in quel momento il gruppo Jabhat al-Nusra (JAN) che, nel giro di pochi mesi, divenne l’astro nascente dell’insurrezione anti-Assad, grazie alle proprie eccezionali capacità operative, ma anche all’attenzione dimostrata nei confronti della popolazione e alla cooperazione avviata con le diverse anime del fronte insurrezionale.
Nella primavera del 2013 il fronte JAN giunse all’apice del successo e al-Baghdadi decise di raccogliere i frutti del proprio investimento in terra siriana: dichiarò pubblicamente l’appartenenza del JAN allo Stato Islamico dell'Iraq (ISI) e la contestuale nascita dello Stato Islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS). La mossa di al-Baghdadi scatenò la dura reazione della leadership del JAN, che chiamò in causa il leader di Al Quaeda, Ayman al-Zawahiri. Ne nacque una querelle, durata fino al febbraio 2014 e conclusasi con una rottura che pose da un lato Al Quaeda e il JAN, dall'altro l'ISIS, contrapposti sia sul campo di battaglia, sia dal punto di vista dottrinale e strategico.

Le posizioni del movimento di al-Baghdadi, però, erano ben più solide di quanto non fossero solo pochi mesi prima. Grazie alla crescente opposizione della popolazione arabo sunnita irachena al governo al-Maliki e al ruolo preminente assunto dal movimento in terra siriana, il leader iracheno lanciò tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 una serie di offensive che lo portarono ad estendere la propria influenza su un’area che dal nord-ovest della Siria si dipana sino all’Iraq centro-occidentale. La caduta di Mosul nel giugno dello scorso anno e la proclamazione di un nuovo califfato segnarono l’inizio di una nuova fase tanto a livello regionale quanto sul piano internazionale e lanciarono il sedicente Stato Islamico ai vertici della galassia jihadista internazionale.

Pesare la minaccia

Siamo quindi destinati a convivere con un nuovo stato guidato da un’impostazione radicale e intenzionato a estendere il proprio controllo dal cuore del mondo arabo all’intero Dar al-Islam?

È difficile dare una risposta univoca a questo interrogativo. Sicuramente lo "Stato Islamico" (IS) può contare su capacità operative che hanno colto di sorpresa l’intera comunità internazionale e che sono aumentate significativamente negli ultimi mesi. Il movimento dispone anche di una profonda conoscenza dei territori nei quali opera e dei loro complessi equilibri, grazie anche al contributo fondamentale fornito da numerosi esponenti di origine siriana e irachena (in molti casi provenienti dalle fila dell’ex esercito iracheno). La divisione dei suoi oppositori (reali e potenziali) tanto a livello locale quanto regionale gioca inoltre a favore dell’agenda di IS, che ha dimostrato di possedere solide basi economiche, insospettate capacità amministrative e un eccezionale appeal, capace di esercitare la sua influenza su migliaia di volontari mediorientali, ma anche europei e asiatici.

Nonostante ciò, il controllo esercitato da IS sul territorio è lungi dall’essere assoluto e molteplici attori locali - il cui sostegno o la cui connivenza sono stati fondamentali in questi mesi - hanno interessi e aspirazioni di lungo periodo significativamente differenti da quelli del gruppo di al-Baghdadi. Il modello di Islam applicato dal sedicente Stato Islamico stride, inoltre, con le forme tradizionali di religiosità locali, che sono state profondamente segnate dalla presenza di regimi baathisti (e quindi formalmente laici e secolari) che per decenni hanno dominato Siria e Iraq. Ancora, il ricorso continuo al terrore può a lungo termine rivelarsi un’arma a doppio taglio e favorire la nascita di una reale opposizione interna, soprattutto qualora lo “Stato Islamico” (o Daesh) non si dimostrasse all’altezza delle aspettative della popolazione in materia di fornitura di servizi non solo essenziali. La proclamazione del nuovo Califfato ha infine esplicitato l’inconciliabilità di IS con gli altri stati della regione, a prescindere dalla loro pretesa di rispettare i precetti islamici. Alla luce di tali posizioni, IS è un nemico tanto per Arabia Saudita e Turchia, quanto per l’Iran e, al di là delle dichiarazioni di facciata, un numero crescente di attori regionali ha tutto l’interesse a operare per l’eliminazione del gruppo di al-Baghdadi. I richiami del “nuovo Califfo” ad una campagna armata che vedrà un giorno le forze jihadiste conquistare Roma (intesa come caput mundi, più che come capitale d’Italia) e, soprattutto, le migliaia di volontari che dall’Europa hanno ingrossato le file di IS hanno inoltre rafforzato la determinazione occidentale a porre fine all’ascesa del Daesh. Senza dimenticare la rivalità interna che interessa IS e al-Qaida, i cui effetti di lungo periodo potrebbero seriamente minare le fondamenta di un progetto statuale che si prefigura come tutt’altro che semplice.


Per approfondire:


Libri

(a cura di Stella Coglievina)


Riviste

(a cura di Daniela Milani)


News

(a cura di Anna Gianfreda)
  • CEI: Linee guida per la tutela dei beni culturali ecclesiastici (27 novembre 2014) (leggi)
  • Milano: Incontro di studio "L’islamismo oltre ISIS: tra radicalismo e partecipazione politica" (2 dicembre 2014) (leggi)
  • Napoli: Tavola rotonda "Eco-fede: religioni, diritto e tutela dell'ambiente" (4 dicembre 2014) (leggi)
  • Strasburgo: Visita del Pontefice al parlamento Europeo e al Consiglio d'Europa (25 novembre 2014) (leggi)
  • Milano: Incontro di studio "Cristiani e musulmani alla prova della secolarizzazione" (27 novembre 2014) (leggi)
  • Milano: Incontro di studio "Regolazione della famiglia in società dai confini mobili" (27 novembre 2014) (leggi)
  • Rassegna Stampa: Diritto e Religione, i quotidiani italiani, a cura di Laura De Gregorio, n. 128 (23 novembre 2014) (leggi)
  • Papa Francesco: Visita del Santo Padre Francesco alla sede della FAO in Roma in occasione della seconda Conferenza Internazionale sulla Nutrizione (20 novembre 2014) (leggi)
  • Padova: Lectio magistralis "Aequitas canonica: tra Codex e storia" (15 dicembre 2014) (leggi)
  • Napoli: Convegno di studi sul tema "Costituzioni e costituzionalismi nel mondo arabo-islamico" (4-5 dicembre 2014) (leggi)
  • Milano: Conferenza sul tema "Prevenzione dei conflitti. Radicalismi e fondamentalismi" (24 novembre 2014) (leggi)
  • Rassegna Stampa: Diritto e Religione, i quotidiani italiani, a cura di Laura De Gregorio, n. 127 (16 novembre 2014) (leggi)
  • Lublino: International Conference "The presence of the cross in public space" (12-13 novembre 2014) (leggi)
  • Rassegna Stampa: Diritto e Religione, i quotidiani italiani, a cura di Laura De Gregorio, n. 126 (9 novembre 2014) (leggi)
  • Roma: Seminario di studi "Dignità e fragilità della persona umana” (12 novembre 2014) (leggi)
  • Piacenza: Incontro sul tema "ASIA BIBI. Diritti umani e discriminazione religiosa: la testimonianza dell’avv. Mushtaq Gill" (3 dicembre 2014) (leggi)
  • Torino: Ciclo di lezioni sul tema "La giustizia penale tra giurisdizione canonica e giurisdizione statale" (13 novembre - 4 dicembre 2014) (leggi)
  • Rassegna Stampa: Diritto e Religione, i quotidiani italiani, a cura di Laura De Gregorio, n. 125 (2 novembre 2014) (leggi)
  • Padova: Conferenza stampa "“Volti e percorsi dell'Islam d'Europa” presentazione del Master Interuniversitario in Studi sull'Islam d'Europa (6 novembre 2014) (leggi)
  • Arcavacata di Rende (CS): Seminario di studi "L’intesa valdese a trent’anni dalla sua approvazione: un bilancio" (7 novembre 2014) (leggi)
  • Pubblicata la newsletter di OLIR n. 10 del 2014 (30 ottobre 2014) (leggi)


Documenti

(a cura di Isabella Bolgiani)
  • Corte di Cassazione - Civile, Sentenza 11 novembre 2014,n. 24001 - Adottabilità del minore nato all’estero da madre surrogata per esclusione della presenza di legami biologici tra la coppia, che ha fatto ricorso a tale pratica, ed il minore
    L’ordinamento italiano - per il quale madre è colei che partorisce (art. 269, terzo comma, c.c.) - contiene all’art. 12, comma 6 della legge n. 40 del 2004, un espresso divieto, rafforzato da sanzione penale, della surrogazione di maternità. Tale divieto è certamente di ordine pubblico, come suggerisce la previsione della sanzione penale, di regola posta a presidio di beni giuridici fondamentali. Vengono infatti qui in rilievo la dignità umana - costituzionalmente tutelata - della gestante e l'istituto dell'adozione, con il quale la surrogazione di maternità si pone oggettivamente in conflitto perché soltanto a tale istituto l'ordinamento affida la realizzazione di progetti di genitorialità priva di legami biologici con il nato. In questo senso, nel caso di specie, sia il certificato di nascita ucraino (sul quale i genitori basano il rapporto di filiazione con il minore), sia la stessa legge ucraina sulla maternità surrogata sono contrari all’ordine pubblico italiano. Al primo, dunque, non può essere riconosciuta efficacia ai sensi dell’art. 65 della legge n. 218 del 1995, mentre la seconda non può trovare applicazione ai sensi dell’art. 16 della medesima legge.
  • Pontefice, Varie 3 novembre 2014 - Rescritto del Sommo Pontefice sulla istituzione di un Collegio, all'interno della Congregazione per la dottrina della fede, per l'esame dei ricorsi di ecclesiastici per i delicta graviora (in vigore dall'11 novembre 2014)
  • Pontefice, Varie 3 novembre 2014 - Rescritto del Sommo Pontefice sulla rinuncia dei Vescovi diocesani e dei titolari di uffici di nomina pontificia (in vigore dal 5 novembre 2014)
  • Consiglio di Stato, Sentenza 27 ottobre 2014,n. 5320 - Edifici di culto: abusi edilizi e riduzione delle somme da corrispondere a titolo di oblazione
    Le esenzioni dai contributi concessori spettano nei casi previsti dalla legge quando è rilasciato un atto abilitativo, comunque denominato, in attuazione di una previsione urbanistica: l’autorità che pianifica il territorio, nel prevedere le varie destinazioni, può così determinare quali somme possano essere successivamente pagate, nella fase di attuazione dello strumento urbanistico. Quando invece si è in presenza di un immobile abusivo, non spetta alcuna esenzione: può spettare una riduzione degli oneri – in sede di rilascio di una sanatoria o di un condono – solo nei casi espressamente previsti dalla legge. Tale principio è stato applicato nel caso di specie (realizzazione di un edificio, poi destinato al culto, sine titulo cioè emanato per volontà privata senza alcuna previsione specifica del piano urbanistico), ritenendo applicabile unicamente la riduzione prevista dall’art. 34, comma 7, lett. c), della legge n. 47 del 1985 (ovvero riduzione di un terzo dell’oblazione qualora l'opera abusiva sia destinata ad attività sportiva, culturale o sanitaria, o ad opere religiose o a servizio di culto).
  • Decreto rettorale 22 ottobre 2014 - Modifica dello Statuto dell'Università Cattolica del Sacro Cuore
  • Tribunale Civile, Decreto 21 ottobre 2014 - Cancellazione dai registri dello stato civile della trascrizione dell'atto di matrimonio celebrato all'estero tra persone dello stesso sesso
    Il matrimonio contratto all’estero tra persone dello stesso sesso non può essere considerato matrimonio per l’ordinamento italiano, mancando uno dei requisiti essenziali, e quindi non può produrre effetti giuridici. La logica conseguenza è che non è possibile alcuna trascrizione, non sussistendo alcun matrimonio per l’ordinamento italiano (nel caso di specie, il Tribunale adito ha ordinato la cancellazione dai registri dello stato civile della trascrizione dell’atto di matrimonio contratto in Olanda tra persone dello stesso sesso). [La Redazione di OLIR.it ringrazia per la segnalazione del documento Alessandro Ceserani, Università degli Studi di Milano]
  • Comune di Padova, Circolare 13 ottobre 2014,n. 0252739 - L.R. agosto 1987, n. 44 - Disposizioni di attuazione del fondo per le opere di urbanizzazione destinato agli edifici di culto
  • Giunta comunale, Deliberazione 10 ottobre 2014,n. 2010 - Comune di Milano: Linee di indirizzo per l'assegnazione di immobili di proprietà comunale, per il loro utilizzo per finalità religiose e per ulteriori finalità socialie e culturali
  • Consiglio di Stato, Parere 9 ottobre 2014,n. 1091 - Interpretazione dell’art. 3, comma 1, del d.lgs. 77/2002, che limita l’accesso al servizio civile ai cittadini italiani. Possibilità di disapplicare tale disposizione, nella parte in cui limita l’accesso al servizio civile ai cittadini italiani, per il contrasto con la normativa comunitaria in materia di parità di trattamento tra cittadini nazionali e stranieri. Quesito
  • Segreteria di Stato, Varie 29 settembre 2014 - Intervento del Segretario di Stato, card. Pietro Parolin, alla 69ª Sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
  • Congragatio pro Ecclesiis Orientalibus, Varie 14 giugno 2014 - Acta Congregationum: Pontificia Praecepta de Clero Uxorato Orientali
  • Conventio 10 giugno 2013 - Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica di Capo Verde sullo Statuto Giuridico della Chiesa Cattolica in Capo Verde (in vigore dal trentesimo giorno dallo scambio degli strumenti di ratifica avvenuto il 3 aprile 2014)
    Conventione inter Sanctam Sedem et Rempublicam Promunturii Viridis rata habita, die III mensis Aprilis anno MMXIV ratihabitionis instrumenta accepta et reddita mutuo fuerunt in Civitate Vaticana. Ex die III mensis Maii anno MMXIV Conventio vigere coepit ad normam articuli XXX eiusdem Pactionis [Fonte: AAS, 6 (2014), pp. 472-492]



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