Newsletter OLIR.it - Anno XIII, n. 1/2016




Focus

Nota di Redazione

Da gennaio 2012 con cadenza settimanale la Rassegna Stampa: Diritto e Religione, i quotidiani italiani di Laura De Gregorio ha offerto ai lettori di OLIR.it una selezione degli articoli pubblicati sulle principali testate giornalistiche italiane aventi ad oggetto il mondo del diritto e delle religioni.

Queste segnalazioni, oltre a fotografare la realtà, sono divenute un irrinunciabile strumento per comprendere l'oggi senza dimenticare il passato e con lo sguardo rivolto al futuro. E' quanto emerso in modo evidente nei focus che Laura De Gregorio ha scritto in questi anni proprio a partire dalle sue rassegne (newsletter n. 1/2015; n. 12/2013).

Il focus che oggi pubblichiamo segna un'evoluzione della forma letteraria della rassegna per come sin qui pubblicata. La nuova impostazione sarà, ci auguriamo, subito chiara al lettore. Più che un elenco puntuale delle notizie di nostro interesse offrirà una selezione ragionata delle principali questioni sollevate dalla lettura dei giornali, senza, per intrinseche ragioni, pretese di completezza.

Di questa trasformazione si farà carico Alessandro Tira con le rassegne mensili che verranno pubblicate nelle news e poi raccolte nel dossier Cronache.

Un grazie particolare va a Laura De Gregorio per il lavoro svolto fino a qui; un benvenuto ad Alessandro Tira e alla sua nuova "Rassegna", di cui vi proponiamo la lettura nel focus di questo mese.

(La Redazione di OLIR.it)

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Diritto, religione e società nelle cronache di gennaio 2016
(Alessandro Tira, Università degli studi di Milano)

Se l’esercizio di guardare alla cronaca cercando di distinguere i fatti contingenti da quelli di maggior significato può essere di qualche utilità, si può dire che il primo mese del 2016 abbia offerto una messe di spunti interessanti. Le questioni a cui la stampa ha dato risalto sono molte: i fatti di Colonia, la giornata della Memoria, il progetto di legge Cirinnà sulle unioni civili, la visita in Italia e in Vaticano di Hassan Rouhani. Il dibattito sulle unioni civili sembra destinato a protrarsi, quindi potrà essere oggetto di attenzione in un prossimo futuro; ci limitiamo a segnalare sul punto gli interventi di Carlo Rimini [Unioni civili, così la riforma tutela la parte debole, 18 gennaio] su «La Stampa» e di Carlo Cardia su «Avvenire» [Nessuna confusione, 28 gennaio].

Malgrado l’importanza politica ed economica delle sue implicazioni, la visita del presidente iraniano in Italia ha avuto risonanza, anche internazionale, per l’attenzione un po' troppo zelante che il Governo italiano ha dedicato a dettagli su cui, a ben vedere, già in passato erano sorte alcune "schermaglie diplomatiche". Dal nostro punto di vista è stato tuttavia rilevante soprattutto per lo storico colloquio che il leader sciita ha avuto con papa Francesco. Questo incontro si è concluso con l’espressione di fiducia, da parte vaticana, che la Repubblica Islamica possa contribuire a combattere il terrorismo integralista e a stabilizzare la situazione in cui versano le aree oggi più insanguinate del Medio Oriente [F. Giansoldati, Rohani in Vaticano. Il Papa apre all’Iran: decisivo per la pace, ne «Il Messaggero», 27 gennaio]. Considerando il ruolo attivo che l’attuale pontefice ha già avuto nella mediazione fra potenze democratiche e regimi tradizionalmente antioccidentali (il caso emblematico è quello di Cuba), ci si può domandare se l’incontro si inserisca in una visione geopolitica più ampia. Detto altrimenti, si tratta di valutare se in caso di conferma delle attuali linee di tendenza la questione dei rapporti fra la Chiesa e i regimi politici, più in generale, non sia di fronte ad un cambiamento di paradigma per opera di papa Francesco.

La crisi delle migrazioni di massa è uno dei chiari sottintesi dell’incontro con Rohuani di martedì. Accoglienza e misericordia sono i due sostantivi che compaiono con maggiore frequenza negli interventi di Francesco sul tema e, sulla scia del cambiamento introdotto da questo papa nelle forme di trasmissione del messaggio cristiano, l'argomento ha trovato ampia eco in occasione dell’Epifania [M. Muolo, Francesco: davanti a Gesù non c’è divisione di razza, A. Galli, Il dialogo tra le religioni porti pace e giustizia, entrambi in «Avvenire», 7 gennaio]. È ormai da qualche anno che la Chiesa si avvale di questa ricorrenza per sollecitare riflessioni sulla pacifica convivenza dei popoli e sulle problematiche dell’immigrazione, anticipando in qualche misura il messaggio per la giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato (quest’anno caduta il 17 gennaio). L’iniziativa, in origine, mirava alla cura spirituale dei fedeli che, espatriando, correvano il rischio di perdere insieme ai legami umani anche quelli con la fede di origine (si può ricordare in proposito quanto scriveva, ancora nel 1975, la «Civiltà Cattolica» a proposito della tutela dei cattolici italiani emigrati in Svizzera [M. Casagrande, Intervento dell’Episcopato svizzero a favore dei migranti, «Civ. Catt.», IV, 593-596]). Leggendo invece il messaggio che il pontefice ha diffuso per la 102a celebrazione della giornata, si percepisce come oggi il baricentro della giornata stessa si sia spostato sulla questione dell’accoglienza materiale presso le società occidentali di immigrati e rifugiati che, non necessariamente appartengono alla naturale sfera dei suoi fedeli (il cui numero, peraltro, sembra pur sempre in progressiva contrazione, malgrado il dibattuto "effetto Francesco", sul quale vi è stato uno scambio di vedute fra Magister e Introvigne, il 9 gennaio).

Il messaggio di accoglienza diffuso dalla Chiesa cattolica all’Epifania è stato però oscurato dalla prorompenza mediatica dei fatti di Colonia. Nella città tedesca, durante la notte di San Silvestro, numerose donne hanno lamentato di avere subito violenze sessuali, perpetrate da gruppi di uomini nella sorprendente inerzia delle forze dell’ordine. La notizia e la gravità dei fatti sono emerse però gradualmente e a distanza di giorni: a Colonia sono state presentate 516 denunce (due delle quali per stupro). Fatti simili si sarebbero verificati anche ad Amburgo, Stoccarda, Zurigo, Helsinki [E. Tebano, Stranieri e rifugiati siriani fra gli assalitori di Colonia, in «Corriere della Sera», 8 gennaio]. La circostanza che le denunce riguardassero per lo più aggressori di origine maghrebina o microasiatica, i quali sembravano agire in modo coordinato all'interno di gruppi coesi, ha avuto un impatto molto forte sull’opinione pubblica. Davanti a fatti di tale gravità, connotati da caratteristiche sin qui inedite, si è imposta con decisione la questione dell'esistenza di eventuali rapporti tra i fatti commessi e la provenienza etnica, culturale, forse persino religiosa, di chi li ha compiuti. Le risposte sono state varie ma, tutto sommato, prevedibili: le generalizzazioni strumentali delle aree di destra, pronte a identificare i reati con l’appartenenza islamica dei loro autori [L. Steinmann, Stupro di massa in Germania: mille immigrati violentano 80 donne, «Il Giornale», 5 gennaio], hanno fatto il paio con la reazione reticente di certi ambienti della sinistra intellettuale "anti-islamofoba", che al contrario ha cercato di stemperare la specificità dei fatti, riducendo l’accaduto all’astratta problematica della condizione sociale delle donne e della presunta aggressività intrinseca delle "società maschili" [N. Aspesi, Tutti i branchi dei maschi, «La Repubblica», 10 gennaio; posizioni tuttavia stigmatizzate da una parte della cultura femminista: G. Meotti, L’ipocrisia delle femministe sottomesse. A colloquio con due paladine dei diritti rosa, l’americana Hoff Sommers e Chahla Chafiq, «Il Foglio», 12 gennaio].
Nell’intervallo fra questi due estremi, hanno però opportunamente trovato spazio riflessioni più strutturate, tra le quali spicca il commento di Kamel Daoud [Colonia. Il corpo delle donne e il desiderio di libertà di quegli uomini sradicati dalla loro terra, «La Repubblica», 10 gennaio]. Lo scrittore algerino ha invitato a prendere in considerazione i fatti senza rimuovere nessuno degli aspetti determinanti del problema – gli aggressori di Colonia erano immigrati connotati da una specifica cultura sociale e hanno agito in quel modo manifestando una forma di consapevolezza collettiva del significato delle loro azioni – sostenendo che solo affrontando i problemi nella loro reale consistenza sia possibile cercare delle soluzioni. È facile comprendere perché il discorso si sia, da qui, naturalmente esteso ai problemi dell’immigrazione e dell’integrazione riproponendo con forza la questione dei valori da condividere, imporre, difendere, trasmettere. Sfida da affrontare con realismo ed efficacia senza trascurare l'apporto che in materia può venire dallo studio dei rapporti fra diritto e religione; di certo senza cedere ad una logica emergenziale con il rischio di comprimere o sospendere spazi di libertà già conquistati e garantiti grazie al trattato di Schengen [M. Zatterin, Congelare Schengen per due anni, «La Stampa», 26 gennaio].

Merita infine un cenno la visita effettuata da papa Francesco alla Sinagoga di Roma in occasione della giornata del migrante, dove si è rivolto agli ebrei come ai "fratelli maggiori" dei cristiani, sull’esempio di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (il pontefice che, come studioso, ha forse dedicato la maggiore attenzione al tema dei rapporti fra ebraismo e cristianesimo). Al valore simbolico del gesto corrisponde anche un significato sostanziale, perché in quell’occasione Francesco ha ricordato la pubblicazione di un nuovo documento della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo (10 dicembre 2015) e ha esortato un impegno comune alla collaborazione sociale. Nella stessa logica di dialogo e collaborazione è stata resa nota l’intenzione del papa di visitare prossimamente la Grande Moschea di Roma [M. Ansaldo, Dopo la sinagoga, il papa andrà alla moschea, «Avvenire», 19 gennaio]. Dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna, è infine venuto un importante richiamo al ruolo geopolitico della Chiesa cattolica; ruolo considerato molto utile per facilitare il dialogo tra parti contrapposte, pure mediante il ricorso ad azioni diplomatiche. Ma l’incontro in sinagoga ha acquisito anche lo spessore di una manifestazione di unità nella risposta ai crimini contro ebrei e cristiani [D. Gorodisky, Gattegna: «La visita è un segnale politico e un inno alla vita», «Corriere della Sera», 18 gennaio; più critica l’intervista allo storico Daniele Menozzi di M. Matzuzzi, Papalina e kippah. “C’è amicizia, ma le questioni tra la Chiesa e l’ebraismo rimangono aperte”, «Il Foglio», 19 gennaio].

Non può mancare in chiusura di questa rassegna un riferimento alla Shoah in occasione della Giornata della memoria. Quest’anno la ricorrenza ha assunto una valenza particolarmente forte [P. Cacace, Mattarella: antisemitismo non sconfitto, «Il Messaggero», 28 gennaio]. Una rilevazione demoscopica ha infatti fotografato una realtà in cui il ricordo delle atrocità passate tende a sbiadire, con il rischio di perdere il significato etico ed educativo di questa giornata [R. Arduini, Una memoria sempre più sbiadita, «l’Unità», 25 gennaio]. Del campione di intervistati, solo il 43,8% sa quale commemorazione ricorra il 27 gennaio (era il 54,4% nel 2014). Tra costoro, il 22% ritiene che la celebrazione non serva più a nulla (l’11% nel 2014) e il 16% che sia una questione riguardante i soli ebrei. Correlativamente, si nota un calo tra coloro che riconducono alla giornata una funzione educativa degna di rilievo.
Ma non si tratta soltanto di questo. Da un punto di vista globale, la giornata della memoria è caduta in un momento storico nel quale, anche sotto cieli a noi vicini, sta riprendendo piede lo schema totalitario della condanna di persone e gruppi per ciò che sono. Ciò si traduce in persecuzioni etniche e religiose, praticate con intenti intimidatori e in forma metodica non solo dall’Isis e da altri regimi, ma nella stessa Europa dove gli atti di antisemitismo conoscono una preoccupante escalation. È particolarmente rilevante il caso francese, dove il rapporto annuale sul tema registra una forte crescita degli atti di violenza commessi contro ebrei, mentre si conferma la tendenza all’emigrazione di costoro dalla Francia verso Israele [M. Zanon, La Francia e il dramma di un paese diventato il primo al mondo per numero di cittadini ebrei partiti, «Il Foglio», 15 gennaio]. È emblematico il caso di Marsiglia, dove Zvi Ammar, presidente del locale Concistoro israelita, dopo l’aggressione all’arma bianca di un insegnante di scuola ebreo, che era stato individuato come vittima del gesto per il fatto stesso di indossare la kippah, ha esortato i suoi correligionari a non esibire i simboli della propria appartenenza religiosa [G. Meotti, Perché noi ebrei rischiamo la vita indossando la kippah. Intervista a Zvi Ammar, «Il Foglio», 27 gennaio; un fatto analogo era accaduto lo scorso novembre a Milano]. Non tutte le comunità ebraiche d’oltralpe sono state concordi sull’opportunità della decisione; essa però segnala un problema forte di effettività delle garanzie di libertà religiosa, per certe categorie di soggetti e in alcuni contesti, che meriterebbe maggiore attenzione. Particolarmente interessante è sembrata in tal senso la riflessione promossa sulle pagine del «Corriere della Sera» da Bernard-Henri Lévy (Kippah, simbolo eterno. Proteggiamo chi la indossa, 22 gennaio), soprattutto in relazione ai simboli che non sottendono idee divisive per la società ma, al contrario, valori perfettamente integrabili in essa.
 



Dossier

L'area tematica "Analisi e Commenti" è stata aggiornata con uno scritto di Silvia Angeletti dal titolo "Il divieto francese al velo integrale, tra valori, diritti, laïcité e fraternité" pubblicato sul FOCUS - Human rights N. 1 - 22/01/2016 del sito www.federalismi.it.



Libri

(a cura di Stella Coglievina)


Riviste

(a cura di Daniela Milani)


News

(a cura di Anna Gianfreda)
  • Roma: Presentazione del volume "L'editto di Costantino 1700 anni dopo" (17 febbraio 2016) (leggi)
  • Roma: Convegno di studi "Distribuzione di poteri e competenze nella società" (15 febbraio 2016) (leggi)
  • Marrakesh: Firmata la Dichiarazione di Marrakesh sui "diritti delle minoranze religiose nei Paesi a maggioranza musulmana" (25-27 gennaio 2016) (leggi)
  • Ravenna: Convegno di studi "L’Albania nell’Unione Europea tra tradizione e sviluppo della libertà religiosa" (22-23 febbraio 2016) (leggi)
  • Vaticano: Inaugurazione dell'anno giudiziario del Tribunale della Rota Romana (22 gennaio 2016) (leggi)
  • Roma: Presentazione del volume "Esportare la libertà religiosa. Il Modello Americano dell’Arena Globale" (25 gennaio 2016) (leggi)
  • Roma: Seminario sul tema "Scuola&Religioni. Buone pratiche dell'offerta didattica formativa della scuola pubblica italiana" (26 gennaio 2016) (leggi)
  • Roma: Visita di Papa Francesco alla sinagoga di Roma (17 gennaio 2016) (leggi)
  • Vaticano: Discorso del santo Padre Francesco in occasione degli auguri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (11 gennaio 2016) (leggi)
  • Riviste: Quaderni del Circolo Rosselli 2/2015 "Fede e Istituzioni. A trent’anni dall’Intesa tra lo Stato italiano e la Chiesa valdese" (leggi)
  • Roma: Presentazione del volume "Blasfemia, diritti e libertà. Una discussione dopo le stragi di Parigi" (11 gennaio 2016) (leggi)
  • Padova: Lectio "Il diritto canonico negli archivi: i preti notai a Venezia (secoli XIII-XVI)" (14 gennaio 2016) (leggi)
  • Pubblicata la newsletter di OLIR n. 12 del 2015 (21 dicembre 2015) (leggi)


Documenti

(a cura di Isabella Bolgiani)
  • Parlamento europeo, Risoluzione 19 gennaio 2016 - Ruolo del dialogo interculturale, della diversità culturale e dell'istruzione al fine di promuovere i valori fondamentali dell'UE
  • Ministero degli Affari Esteri, Varie 13 gennaio 2016 - Bando per i comandi presso l'Istituto Comprensivo Statale Italiano di Madrid e di Barcellona relativi all'insegnamento della religione cattolica per l'a.s. 2015/2016
  • KenyaVarie 12 gennaio 2016 - Statement by the Catholic Church on the proposed religious societies rules 2015
  • Corte d'Appello - Civile, Sentenza 8 gennaio 2016,n. 4 - Trieste: riconoscimento della protezione sussidiaria in favore di cittadino pakistano per le persecuzioni religiose in atto nel Paese di origine
    Considerata la situazione in atto nel Paese d'origine e la corposità dei riscontri forniti, viene concessa la protezione sussidiaria all'appellante (cittadino pakistano), valutando la Corte adita che sussistano elementi che inducono a ritenere la presenza di una condizione di potenziale rischio per la sua attuale incolumità, stante il perdurante clima di generale violenza indiscriminata e di scontri tra gruppi armati di varie correnti religiose, in un contesto di assoluta carenza delle condizioni minime di sicurezza.
  • Tribunale Civile, Ordinanza 24 dicembre 2015,n. 8654 - Napoli: Concessione della protezione sussidiaria a cittadino pakistano per violenze subite nel Paese di provenienza
  • Corte d'Appello, Sentenza 23 dicembre 2015 - Roma: procreazione medicalmente assistita eterologa e adozione di minore da parte della compagna della madre
    La Corte d’appello di Roma ha rigettato il ricorso del P.M. avverso la sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma del 30 luglio 2014 che aveva disposto l’adozione di una bambina da parte della compagna della madre. I giudici d’appello affermano, infatti, che quando vi sia una stabile relazione genitore/figlio, l’art. 44 lett. d della Legge n. 184 del 1983 consente di disporre l’adozione, dovendosi cioè valutare se nel caso concreto l’adozione avvenga nell’interesse del minore.
  • Corte di Cassazione - Sezioni Unite, Sentenza 22 dicembre 2015,n. 25767 - Danno da nascita indesiderata ed inesistenza del diritto a non nascere se non sani
    Seppure l’astratta riconoscibilità della legittimazione attiva del minore disabile non trovi un ostacolo insuperabile nell’anteriorità del fatto illecito alla nascita, giacché si può essere destinatari di tutela anche senza essere soggetti dotati di capacità giuridica ai sensi dell’art. 1 c.c., il supposto interesse a non nascere mette in scacco il concetto stesso di danno. Anzitutto, perché, in questo modo, si farebbero interpreti unilaterali i genitori nell’attribuire alla volontà del nascituro il rifiuto di una vita segnata dalla malattia, come tale, indegna di essere vissuta; in secondo luogo, perché l’ordinamento non riconosce “il diritto alla non vita” e conseguentemene l’esistenza del cd. “diritto di non nascere se non sani”. Parimenti è infondata l’invocazione del diritto di autodeterminazione della madre, leso dalla mancata informazione sanitaria, ai fini di una propagazione intersoggettiva dell’effetto pregiudizievole. Con riguardo a tale censura, la Corte di legittimità ha infatti chiarito che non si può pretendere di estendere al nascituro una facoltà che è concessa dalla legge alla gestante, in presenza di rigorose condizioni (art. 6 della legge n. 194 del 1978).
  • Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Circolare ministeriale 21 dicembre 2015,n. 22 - IRC: Iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2016/2017
    ALLEGATO SCHEDA B - Modulo per l’esercizio del diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica; ALLEGATO SCHEDA C - Modulo integrativo per le scelte degli alunni che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica
  • C.E.I., Varie 17 dicembre 2015,n. 853 - Lettera circolare del Segretario Generale della CEI ai Vicari Giudiziari dei Tribunali Ecclesiastici Regionali
  • Regione Friuli - Venezia Giulia, Legge regionale 9 dicembre 2015,n. 31 - Norme per l'integrazione sociale delle persone straniere immigrate
  • Consiglio Nazionale delle Ricerche - CNR, Varie 25 novembre 2015 - Commissione per l'Etica della Ricerca e la Bioetica: Codice di etica e deontologia per i ricercatori che operano nel campo dei beni e delle attività culturali
    La Commissione pone il Codice alla riflessione critica della comunità scientifica, in primo luogo del CNR, nonché degli esponenti delle istituzioni pubbliche, delle Forze dell’Ordine, delle Forze Armate, dell’industria e in generale di tutti coloro che vorranno contribuire ad assicurare una discussione ampia e competente sulla materia. Commenti, osservazioni, emendamenti o integrazioni al testo possono essere inviati entro il 31 gennaio 2016 all’indirizzo di posta elettronica cnr.ethics@cnr.it.
  • U.N.E.S.C.O., Report 2 ottobre 2015 - Report of IBC on updating its reflection on the human genome and human rights
  • Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, Sentenza 20 ottobre 2015,n. 25239/13 - Caso M’Bala M’Bala c. France: espressioni pubbliche di contenuto razzista e antisemita poste in essere in occasione di un pubblico intrattenimento non rientrano nella tutela della libertà di espressione di cui all'art. 10 CEDU
  • Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, Sentenza 13 ottobre 2015,n. 52557/14 - Affaire S.H. c. Italie: dichiarazione dello stato di adottabilità di un minore e violazione del rispetto della vita privata e familiare
      



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