Newsletter OLIR.it - Anno XIV, n. 6/2017




Focus

Diritto canonico e religiosità popolare: strumenti di contrasto alle mafie
di Salvo Ognibene

Vi sono tematiche importanti che meritano di essere approfondite e che oggi, in virtù del momento storico che l’Italia sta attraversando e di quel sogno possibile di una Chiesa “povera per i poveri”, vanno affrontate e meditate.
Avere una decisa consapevolezza dei mali che affliggono la nostra società provoca una salda presa di posizione di fronte a ciò e la maggiore fermezza di Papa Francesco su mafie e corruzione sta sbloccando, piano piano, processi che per troppo tempo sono stati legati all’ideologia della prudenza e che hanno dimenticato la verità rivoluzionaria del Vangelo. Ci si domanda: la storia del nostro paese sarebbe potuta essere diversa se la Chiesa avesse avuto maggiore consapevolezza del fenomeno mafioso? Una domanda a cui non è facile rispondere. La Chiesa, così come lo Stato italiano, non ha avuto coscienza del fenomeno mafioso se non in epoca moderna. Qualcosa è cambiato nella seconda metà del Novecento ma la cronaca degli ultimi 150 anni racconta di consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose, di preti collusi e compiacenti ma anche di giudici finiti in galera. Le posizioni adottate dalla Chiesa cattolica nei confronti delle organizzazioni criminali di stampo mafioso sono state per lungo tempo caratterizzate, tanto a livello nazionale quanto meridionale, dalla scarsa conoscenza e dalla sottovalutazione del fenomeno mafioso.

Sui rapporti tra mafie e Chiesa, oggi, è concepibile raccontare una storia diversa rispetto al passato ed è possibile notare i passi in avanti fatti dalla Chiesa che ha dedicato maggiore attenzione al naturale svolgimento dei riti cattolici, cercando di evitare infiltrazioni mafiose nelle espressioni della religiosità popolare. Nonostante tutto questo capita ancora oggi di assistere a scenari intrisi di mafiosità che risaltano contesti ambientali dove le organizzazioni criminali, forti della presenza sul territorio e delle capacità di condizionamento, continuano ad esercitare il loro potere e vengono evidenziate pratiche devozionali a favore di soggetti di spicco appartenenti alle consorterie mafiose locali, soprattutto durante le feste religiose.

Diversi sono stati gli eventi a cui in qualche modo la Chiesa ufficiale ha risposto con singolari prese di posizione e decreti diocesani applicativi del diritto canonico per contrastare le organizzazioni criminali. Si accenna qui ai decreti dei vescovi Morosini, Raspanti, Pennisi e Renzo che sono intervenuti direttamente sul tema. Inoltre, suscitano apprezzamento il documento della CEC “Per una Nuova Evangelizzazione della pietà popolare” e la Guida per le celebrazioni, i pii esercizii e le processioni della Settimana Santa formulata dalla diocesi di Oppido – Mamertina – Palmi del marzo 2015.

I mafiosi, se hanno fatto a meno della Chiesa ufficiale e dei sacramenti, intesi come mezzi della grazia, non si sono mai risparmiati di pretendere il loro ruolo nelle feste religiose aventi rilevanza sociale. La loro forza si manifesta anche attraverso l’ostentazione di una potenza economica e materiale e per questo i boss, sebbene sempre più limitatamente, riescono ad esprimere il loro massimo potere sociale durante le feste rionali o di città, anche grazie a soggetti vicini al mondo mafioso, se non addirittura interni, che al tempo stesso appartengono alle confraternite religiose. Quasi inesistenti al nord, sono molto diffuse nel meridione: si occupano delle organizzazioni delle feste patronali e delle funzioni religiose, ed esprimono tutta la loro grandezza e devozione durante le processioni dei santi.

Per tentare di arginare questi fenomeni, la diocesi di Monreale, per esempio, oltre ad aver decretato l’esclusione dei mafiosi dalle confraternite e in particolare coloro che hanno avuto sentenza di condanna per delitti non colposi passata in giudicato (decreto 5 maggio 2014), ha promosso l’idea di un protocollo fra parrocchie e forze di polizia per le feste religiose in modo da evitare soste e “inchini” dei Santi in processione davanti alle case dei boss.

In questo scenario sembra opportuno ricordare la festa di Sant’Agata (considerata tra le più importanti al mondo e, per numero di persone coinvolte, seconda solo alla Settimana Santa di Siviglia e la festa del Corpus Domini di Guzco, in Perù) dove i festeggiamenti in onore della santa catanese sono stati oggetto di un processo penale per accertare presunte infiltrazioni mafiose nell’organizzazione della festa conclusosi con delle assoluzioni. 

Sull’uso distorto di queste espressioni della religiosità popolare il card. Montenegro (https://agrigentoweb.it/montenegro-su-san-calogero-cosa-ce-di-religioso-in-questa-festa-25_07_2013), in occasione della festa di San Calogero ad Agrigento nell’estate del 2013, scriveva ai cittadini per denunciare e confrontarsi sul tema della devozione, evidenziando l’impossibilità di accettare passivamente tutte le tradizioni. Queste, infatti, sono sane nella misura in cui sono fedeli al deposito della fede. Diverso è il caso di mafiosi e corrotti che continuano, a loro modo, a star dentro una Chiesa che ha come missione l’annuncio del Vangelo e che nulla ha da condividere con esponenti criminali i quali ancora oggi tentano di strumentalizzare i riti della tradizione cattolica e continuano a sedere in prima fila durante le liturgie.

A tal proposito si segnala inoltre il comunicato del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale sulle conclusioni del primo “Dibattito Internazionale sulla Corruzione” svoltosi in Vaticano lo scorso 17 giugno 2017 che ha annunciato l’approfondimento, a livello internazionale e di dottrina giuridica della Chiesa, della questione relativa alla scomunica per corruzione e associazione mafiosa.

Papa Francesco di recente nell’Evangelii gaudium si è soffermato sulla pietà popolare, poiché questa è frutto del Vangelo inculturato ed è sottesa ad una forza attivamente evangelizzatrice. Sulla pietà popolare richiamata da Francesco è opportuno focalizzare l'attenzione anche in relazione al suo uso e alla sua forza nelle regioni meridionali. Per questo motivo si è parlato, oltre che di una questione meridionale, anche di una "questione meridionale cattolica" quasi a rimarcare come il fenomeno religioso sia sempre stato più radicato e potente nel meridione rispetto al resto d’Italia.

Ci si chiede: com’è possibile che nelle quattro regioni più religiose siano nati fenomeni criminali così feroci? Ci si riferisce a quelle regioni – Sicilia, Calabria, Puglia e Campania – dove sono sorte e si sono sviluppate le organizzazioni criminali di stampo mafioso, quelle regioni dove sicuramente c’è più devozione e maggiore partecipazione alla vita religiosa rispetto ad altri territori italiani. Il quesito, seppure schematicamente impostato, apre un dilemma al quale, allo stato delle conoscenze e degli studi, non sembra possibile dare una riposta certa ed esaustiva. È possibile però rispondere parzialmente e, sul punto, il teologo Augusto Cavadi esprime un parere assai interessante teorizzando quello che lui chiama “cattolicesimo mediterraneo”, inteso come uno degli elementi di cui le organizzazioni criminali si sono servite per darsi un’identità.

Il cattolicesimo è una religione che vive legata al territorio, che si contraddistingue per la forza delle immagini e che ha fatto della devozione e della religiosità popolare uno dei suoi punti di forza. Il radicamento sul territorio è, tra le altre cose, diretta conseguenza della spiritualità cattolica che da sempre ha ritenuto suo dovere “inculturare” la fede tra le gente che la riceveva. Per questo tutte le manifestazioni pubbliche dove la Chiesa cattolica è coinvolta, assumono una grandissima rilevanza, sia che si tratti della Via Crucis a Roma seguita in tutto il mondo, sia che si tratti dei festeggiamenti di qualche piccolo paese in onore del Santo patrono.

Sono passati oramai tre anni dalla scomunica ai mafiosi (https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/papa-partito-per-cassano-all-jonio) comminata da Papa Francesco durante il suo viaggio in Calabria. Anche se molto vi è ancora da fare, ad ogni modo non si può non rilevare come oggi, almeno in Italia, vi sia un interesse concreto da parte della Chiesa. In attesa di conoscere gli sviluppi dell’approfondimento relativo alla scomunica per corruzione e associazione mafiosa, non si può comunque non sottolineare la forza di una comunità aperta alla fede che trova nel diritto canonico gli strumenti per contrapporsi alle strumentalizzazioni e per contrastare le mafie.

Per approfondire:

  • Dino A., La mafia devota. Chiesa, religione, Cosa Nostra, Roma-Bari, Editori Laterza, 2008;
  • Gratteri, N., Nicaso, A., Acqua santissima. La Chiesa e la ‘ndrangheta: storia di potere, silenzi e assoluzioni, Milano, Mondadori, 2013;
  • Ognibene S., L’eucaristia mafiosa - La voce dei preti, Palermo, Navarra Editore, 2014
  • Sales I., I preti e i mafiosi. Storia dei rapporti tra mafie e Chiesa cattolica, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2010
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News

(a cura di Anna Gianfreda)
  • Borca di Cadore (BL): Incontro di studio "La riforma del processo canonico per la dichiarazione di nullità del matrimonio" (3-7 luglio 2017) (leggi)
  • Bologna: Panel "Religione e radicalizzazione negli istituti di pena. Temi e strategie" (21 giugno 2017) (leggi)
  • Fano: Corso di formazione in diritto canonico (ottobre 2017 - maggio 2018) (leggi)
  • Cile: Centro UC Derecho y Religión, Boletin Juridico, Año XII, numero 7 (mayo 2017) (leggi)
  • Bologna: Presentazione del volume "Quale futuro dopo la democrazia" (12 giugno 2017) (leggi)
  • Pubblicata la newsletter di Olir, n. 5 del 2017 (31 maggio 2017) (leggi)


Documenti

(a cura di Roberta Colombo)
  • Consiglio di Stato, Sentenza 21 giugno 2017, n. 3058 - Il Consiglio di Stato si pronuncia sul diritto fondamentale della persona assistita all'autodeterminazione terapeutica
  • Agenzia delle Entrate, Risoluzione 19 giugno 2017, n. 72 - Chiarimenti in merito alle modalità  di pagamento delle erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose deducibili dal reddito complessivo
  • Corte di Cassazione - Civile, Sentenza 15 giugno 2017, n. 14878 - Trascrizione dell’atto di nascita di un bambino nato all'estero da due cittadine italiane: non contrarietà  all'ordine pubblico
  • Ordine dei giornalisti (Consiglio di Disciplina Territoriale), Decisione 13 giugno 2017, n. 322 - Milano: Libero - Libertà  di espressione e critica all'Islam 
  • Ordine dei Giornalisti (Consiglio di Disciplina Nazionale), Delibera 19 gennaio 2017, n. 51/2016 - Roma: Radio Maria - Libertà  di espressione e unioni civili
  • Tribunale, Sentenza 18 gennaio 2017 - Milano: Comportamenti compulsivi di natura religiosa e addebito della separazione
  • Ordine dei giornalisti (Consiglio di Disciplina Territoriale), Decisione 8 giugno 2016, n. 467-116 - Milano: Radio Maria - Libertà  di espressione e unioni civili
  • Parlamento, Legge 6 marzo 2016, n. 16-01 - Algeria: Legge di revisione costituzionale e introduzione della libertà  di culto (art. 42)



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