Newsletter OLIR.it - Anno XV, n. 11/2018




Focus

La diversità religiosa in ambito penitenziario. Un caso studio a Torino
Sonnini Elena, sociologa (Fondazione Benvenuti in Italia e Fondazione Goria)

Con questo focus la redazione di OLIR.it prosegue nell'attività di segnalazione di progetti di ricerca su tematiche di interesse per il mondo del diritto e delle religioni. Il progetto presentato oggi concerne il tema della diversità religiosa in carcere e svolge questo tema in prospettiva sociologica.
L'interesse per la materia è negli ultimi tempi particolarmente vivo e dello stesso argomento si è già occupato un altro focus nel quale si è presentato il progetto Simurgh - Conoscere e gestire il pluralismo religioso negli istituti di pena lombardi diretto dalla Professoressa Daniela Milani.
Ricordiamo anche per i lettori interessati che lo scorso anno si è svolto presso l'Università di Bari un Master di I livello in "Prevenzione della radicalizzazione, del terrorismo e politiche per l'integrazione interculturale e interreligiosa" coordinato dai Professori Antonio Felice Uricchio, Laura Sabrina Martucci e Nicola Colaianni.
Infine, segnaliamo il numero monografico "Uscire dentro. Carcere e fedi" della rivista Confronti (9/2018) (http://www.confronti.net/confronti/).

La ricerca La diversità religiosa in ambito penitenziario. Un caso studio a Torino è iniziata a febbraio 2017, finanziata dalla borsa di ricerca Bando dei Talenti della Fondazione Goria e co- finanziata da Fondazione Benvenuti in Italia (Torino) e insieme a GRIST (Gruppo di studio sull'antiterrorismo di Torino).
Il progetto mira ad indagare un ambito di studio ancora poco approfondito dalle scienze sociali, ovvero il modo in cui si sviluppa la pluralità religiosa nell'istituzione totale carcere.

Metodologia e obiettivi di ricerca
La ricerca sul campo è stata divisa in due fasi: la prima fase ha l'obiettivo di comprendere come l'amministrazione penitenziaria della casa circondariale oggetto di studio gestisca l'ondata migratoria che ha cambiato il tessuto culturale negli istituti di pena e come essa faccia fronte al conseguente mix religioso che tale ondata ha portato con sé. La metodologia si è basata su interviste discorsive a vari attori che agiscono nell'istituto condotte tra dicembre 2016 e maggio 2018: direttore, comandante, psicologi, psichiatri, educatori, mediatori culturali, garante dei detenuti, assistenti spirituali, ministri di culto, cappellani, per un totale di 21 interviste.
La seconda fase ha invece per oggetto le storie dei reclusi. Si è pertanto fatto ricorso ad interviste in profondità e all’analisi delle narrazioni, per far emergere l’aspetto soggettivo della vita dei detenuti. Le interviste sono state condotte tra giugno e ottobre 2018 e hanno avuto per protagonisti sia detenuti uomini sia detenute donne con appartenenze religiose diverse. Il campione si è formato a partire da coloro che partecipano ad attività religiose offerte dal carcere.

Il campionamento, per quanto riguarda gli uomini, prevedeva 120 detenuti di cui 40 musulmani praticanti, 40 non praticanti e 40 detenuti di altre religioni/spiritualità o atei; su una popolazione maschile complessiva di circa 1226 detenuti (Gallo, 2017). Il criterio per suddividere i musulmani, tra praticanti e non, è stata la partecipazione alla preghiera del venerdì (jumu'a), pur sapendo che tale criterio non è di per sé dirimente.
Il campione effettivo ha visto la partecipazione di 106 detenuti di cui 74 musulmani (50 praticanti, 24 no) a maggioranza provenienti dal Marocco (42) e 34 non musulmani.
Le altre credenze religiose rientrate nell'indagine sono: cristianesimo cattolico (15), pentecostale (2), anglicano (1), ortodosso (6), i Testimoni di Geova (4) e i buddisti della Soka Gakkai (4). È stato "registrato" un solo ateo; dato che non stupisce visto il criterio con il quale è stato costruito il campione.
Il campione della popolazione femminile nell'istituto preso in esame conta 145 detenute di cui 63 straniere, in maggioranza provenienti dalla Nigeria. Il campionamento anche in questo caso è stato costruito in base alla partecipazione ad attività religiose. Le interviste condotte sono state 31 a detenute per la maggioranza italiane (21). Le credenze registrate sono: cattolicesimo (19), Chiesa Ortodossa (7), Islam (2), Soka Gakkai (1), ateismo (1) e agnosticismo (1). Nessuna tra le detenute nigeriane ha accettato l'intervista. Un dato interessante si configura nell'esiguità della popolazione musulmana femminile rispetto a quella maschile, rappresentata dai campioni; le detenute provenienti da paesi musulmani rappresentano infatti il 6%.
L'approccio utilizzato nella costruzione e conduzione delle interviste ai detenuti ha posto una particolare attenzione al cambiamento, in primo luogo nel rapporto con la religiosità (Roy, 2008) e alle relazioni tra il fuori e il dentro; ovvero tra le esperienze pre-reclusione (il contesto di provenienza, la famiglia, l'età, il genere, il livello di scolarizzazione, il bagaglio culturale, sociale, religioso) e la dimensione del vissuto carcerario. Queste due dimensioni si influenzano tra loro e si intrecciano in un rapporto dialettico continuo. Va ricordato che il contesto nel quale le narrazioni vengono raccolte è uno spazio di privazione e sofferenza, che modifica inevitabilmente le modalità attraverso le quali il detenuto si mostra. La vita in carcere ha di per sé una forte influenza su come viene percepito il passato e il futuro da parte del soggetto; l'immagine di sé è minata nelle fondamenta dove la dignità personale deve essere conservata e salvaguardata attraverso un lavoro costante, quotidiano. Il rapporto con la propria religiosità assume quindi un ruolo centrale di protezione e cura di sé.
La variabile della diversità di genere ha rivelato la presenza di differenze nel modo di vivere il rapporto con la religione/spiritualità. Tale riflessione non è svincolata da considerazioni più generali sul ruolo della donna in un contesto come quello carcerario e sulla percezione della figura femminile nella società nel suo complesso, incluse le dinamiche di potere patriarcali che la strutturano e performano (Bourdieu, 1998). Allo stesso tempo si riconosce alla donna detenuta l'agency che le spetta. Gli studi relativi alla donne in carcere le hanno relegate alla condizione di vittime senza possibilità di riscatto; in particolare la criminologia femminista (Fili, 2013). L'unica azione perseguibile da parte delle recluse è quella di dare un senso alla reclusione e riqualificarla creativamente e la creatività di questo processo, nella maggior parte dei casi, attribuisce un ruolo importante alla religione.

Radicalizzazione e assistenza spirituale
Per reinventarsi come luogo di relazione con le diversità, il carcere ha dovuto, in primo luogo, capire come garantire il diritto al culto alla popolazione musulmana per prevenire fenomeni di radicalizzazione violenta e proselitismi da parte di imam fai da te. L'attenzione rivolta alla sfera religiosa negli spazi detentivi italiani è limitata e recente e “laddove a essa si presti attenzione, la messa a tema avviene per lo più attraverso la lente della denuncia e dell'analisi dei processi di radicalizzazione che la religione-leggasi, negli ultimi decenni, prevalentemente l'islam- può subire nel contesto di detenzione” (Fabretti, 2014). Secondo i dati del D.A.P i detenuti attenzionati nelle carceri italiane sono 506 di cui 242 con il livello d'allarme più alto, 114 al secondo livello d'allarme e 150 i sospettati considerati influenzabili ma non pericolosi. I detenuti ristretti per reato di terrorismo internazionale sono invece 62 e si trovano in stato di isolamento nella sezione AS2, creata ad hoc per coloro che hanno commesso reati di terrorismo di stampo fondamentalista. Gli indicatori utilizzati dal D.A.P per riconoscere atteggiamenti sospetti tra i detenuti musulmani mostrano il pericolo (Milani, Negri, 2018) di una non irrilevante confusione tra comportamenti legati a una forte fede e pratica religiosa e comportamenti che segnalano l'avvio di un processo di radicalizzazione. Dalle interviste allo staff penitenziario si evince una forte mancanza di conoscenza rispetto all'Islam e alla sua deriva estremista; quindi da parte dello stesso staff che dovrebbe segnalare i comportamenti sospetti dettati dagli indicatori. I parametri del D.A.P si collocano chiaramente in una linea securitaria di monitoraggio costante; tuttavia la sensazione di essere controllati e osservati fomenta la discriminazione nei confronti della popolazione musulmana, rischiando di creare sentimenti di rabbia e rancore, che possono determinare l'avvicinamento a pensieri radicali violenti. Uno degli obiettivi di ricerca, a partire dalla ricostruzione del vissuto religioso dei musulmani in carcere, è stato quello di analizzare l’effettiva consistenza del rischio di radicalizzazione negli istituti di pena. L'approccio sociologico di tipo qualitativo ha inteso decostruire falsi miti e false paure, riferiti all'islam e alla radicalizzazione all'interno dell'istituzione carceraria, in quanto possono essere essi stessi la causa dell'incremento di sentimenti di paura e di allarmismo.
Attraverso le interviste comprese nella prima fase della ricerca si è inoltre ripercorsa la storia dell'assistenza spirituale nelle carceri partendo dalla figura del cappellano come caposaldo storico e longevo che mantiene una presenza stabile negli istituti di pena. Tale condizione risulta spazialmente visibile nella presenza di numerose cappelle cattoliche.
In parallelo si è analizzata la condizione delle confessioni religiose che dal 1975 (art. 26 della legge n. 354) prestano il loro servizio di assistenza spirituale tramite la c.d. “domandina” (ovvero su richiesta scritta del detenuto), nonché la situazione degli spazi a loro disposizione.
Attraverso le interviste allo staff, si è infine voluto ricostruire il ruolo che la religione assume all'interno dell'istituzione penitenziaria, dalla sanità, alla mediazione culturale, alle attività promosse (incluse quelle mancanti), cercando di prospettare nuove declinazioni del tema in una prospettiva di pluralismo religioso.

Pluralità religiosa in carcere: come affrontarla
Le interviste ai detenuti tracciano le linee necessarie per comprendere come si struttura oggi un istituto di pena multiculturale e super-diverso (Becci, Burchardt, Giorda, 2016). Le variabili da considerare, vista l'eterogeneità della popolazione detentiva, sono molte: l'età, la provenienza geografica, la durata e il tipo di pena, il genere e gli anni di scolarità. Incrociando tali variabili emergono somiglianze e dinamiche relazionali inedite che il carcere cristallizza in quanto spazio unico e totale (Bauman, 2003; Goffman, 1961). Da un punto di vista religioso la tendenza comune è la scoperta (conversione) o ri-scoperta (reborn, Rhazzali, 2010) della fede. Inoltre la richiesta spirituale/religiosa cresce al crescere e all'intensificarsi della pena. Se la religione ricopre un ruolo centrale nella "carriera detentiva" di una persona è fondamentale capire come costruire pratiche e attività che mirino a creare un ambiente di dialogo e rispetto tra le varie credenze e nel quale ognuna di esse possa essere praticata nel modo più libero possibile.

Per cominciare, insieme al Primo Liceo Artistico di Torino-sezione carceraria, la Fondazione Benvenuti in Italia ha promosso il progetto Arte Totale. La luce al Buio. L'arte nei luoghi di reclusione, il cui obiettivo è creare una grande opera artistica a più mani in cui gli studenti-detenuti rappresentino la loro idea di religiosità (o di non-religiosità). Alla creazione dell'opera si accompagneranno dei momenti di lezione sul concetto di bellezza nelle varie religioni incoraggiando il dialogo interreligioso e stimolando riflessioni sull'interconnessione delle culture e dei sistemi religiosi durante il corso della loro storia.

Questo progetto è strettamente connesso a quello qui presentato in quanto il ricercatore seguirà il percorso di formazione dell'opera attraverso interviste e focus group con gli studenti che vi prenderanno parte. Lo scopo è iniziare a capire come affrontare la pluralità religiosa in un contesto dove la religione può essere motivo di conflitto e divisioni, sperimentando possibili buone pratiche e valorizzando l'onda dell'interesse suscitato dall'allarme terroristico senza divenire preda di una dimensione emergenziale.

Bibliografia

Associazione Antigone, XIV Rapporto sulle condizioni di detenzione. Un anno in carcere, 19 aprile 2018
• Becci I., Schneuwly Purdie M., Gendered religion in prison? Comparing imprisoned men and women's expressed religiosity in Switzerland, Routledge Taylor & Francis Group, 2012, pag. 706-727.
• Becci I., Burchardt M., Giorda M., Religious Super-Diversity and Spatial Strategies in Two European Cities, in Current Sociology, 2016.
• Bourdieu P., Il dominio maschile, Feltrinelli, Milano, 1998
• Fabretti V., Le differenze religiose in carcere. Culture e pratiche negli istituti di pena alla prova del pluralismo, UniversItalia, Roma, 2014.
Fabretti V., Rosati M., L’assistenza religiosa in carcere. Diritti e diritto al culto negli istituti di pena del Lazio, 2012.
• Fili A., Women in Prison: Victims or Resisters? Representations of Agency in Women’s Prisons, Signs , Vol. 39, No. 1, Women, Gender, and Prison: National and Global Perspectives, 2013, pp. 1-26.
• Gallo M., Relazione della Garante dei diritti delle Persone provate della Libertà personale del Comune di Torino, 31 marzo, 2017.
• Goffman E., Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell’esclusione e della violenza, Einaudi, Torino, 1961.
• Milani D., Negri A., Tra libertà di religione e istanze di sicurezza: la prevenzione della radicalizzazione jihadista in fase di esecuzione della pena, in Stato, Chiesa e Pluralismo confessionale, n.23, 2018.
• Ministero della Giustizia, Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, Gli Spazi della pena. Tutela dei diritti umani e circuiti penitenziari, in Quaderni ISSP, 10, novembre 2012, pag. 59-74.
• Rhazzali M. K., L’Islam in carcere. L’esperienza religiosa dei giovani musulmani nelle prigioni italiane, Franco Angeli, Milano, 2010.
• Roy O., La santa ignoranza. Religioni senza cultura, Feltrinelli, 2008.



Libri

(a cura di Stella Coglievina)



Riviste

(a cura di Daniela Milani)


News

(a cura di Giulia Casati e Giulia Mazzoni)
  • Caserta: "Islam and democracy" (4 dicembre 2018) (leggi)
  • Napoli: Giornate di studio in memoria di Agostino Cilardo (26-29 novembre 2018) (leggi)
  • Milano: Incontro di studio "Bilateralità pattizia e discrezionalità dell'esecutivo" (28 novembre 2018)
    (leggi)
  • Milano: Convegno di studi "Migration, displacement and education. Building bridges not walls" (28 novembre 2018)
    (leggi)
  • Campobasso: Convegno di studi "1948-2018. L'attualiltà dei principi fondamentali della Costituzione, dopo settant'anni" (13 dicembre 2018) (leggi)
  • Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica: Bando "Premio Monsignor Arcangelo Ranaudo" (7 ottobre 2018) (leggi)
  • Milano: Convegno di studi "Il proselitismo è un diritto o un dovere? La libertà religiosa alla prova dei radicalismi" (30 novembre 2018) (leggi)
  • New York (USA): Incontro sul tema "Europe and the Ummah: A legal inquiry on the condition of the Muslim community in a transformation continent" (16 novembre 2018) (leggi)
  • Trieste: XXIII° convegno culturale "Le religioni nel futuro" (16-17 novembre 2018) (leggi)
  • Roma: Célébration académique "60° anniversaire du discours du Pape Pie XII: Légitime et saine laïcité de l'Etat" (6 dicembre 18) (leggi)
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  • Padova: Incontro sul tema "1938-2018. Cosa significa una legge razziale"(4 dicembre 2018) (leggi)
  • Roma: "Diritti fondamentali e conflitti fra diritti" (15-16 novembre 2018) (leggi)


Documenti

(a cura di Alessandro Negri)
  • ANACDelibera 28 marzo 2018,n. 365/2018 - Visita ispettiva effettuata dalla Guardia di Finanza, su delega dell’Autorità  Nazionale Anticorruzione, presso l’Opera Laica Santa Croce di Firenze 
  • Corte suprema,  Sentenza 4 giugno 2018,n. 584 U. S. (2018 - Masterpiece Cakeshop, Ltd. v. Colorado Civil Rights Commission. Corte suprema, free speech clause e free exercise clause
  • United Nation Human Rights, Decisione 17 ottobre 2018,n. 2747/2016 - La legge francese in materia di velo islamico. Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e il necessario equilibrio tra libertà di religione e esigenze di sicurezza
  • United Nation Human Rights, Decisione 17 ottobre 2018,n. 2807/2016 - La legge francese in materia di velo islamico. Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e il necessario equilibrio tra libertà di religione e esigenze di sicurezza
  • Corte di GiustiziaSentenza 6 novembre 2018,n. C-622-623/16 - Obbligo di recupero degli aiuti illegali concessi sulla base dell'esenzione dall'ICI. Corte di Giustizia UE e aiuti di Stato
  • Corte di Giustizia, Sentenza 14 novembre 2018,n. C-342/17 - Divieto alle imprese private di esercitare attività di conservazione di urne cinerarie. Corte di Giustizia UE e libertà di stabilimento
  • Corte Costituzionale, Ordinanza 17 novembre 2018,n. 207/2018 - Vicenda Cappato: le motivazioni dell'ordinanza di rinvio della Corte Costituzionale



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