Quaderni di diritto ecclesiale - Numero 4 – Ottobre 2012
N. 4 – XXV – OTTOBRE 2012
SOMMARIO
385 – Mons. Carlo Redaelli Arcivescovo Metropolita di Gorizia
387 – Editoriale
390 – Consigliare nella Chiesa in ambito economico di Mauro Rivella
400 – Lo status del consigliere per gli affari economici di Matteo Visioli
437 – L'aiuto al parroco da parte del consiglio per gli affari economici di Gianni Trevisan
Corso residenziale di diritto canonico applicato.
Cause matrimoniali: VII anno
448 – La cronaca e le relazioni di Davide Salvatori
451 – Il rapporto con le parti e i testi (consulenza e interrogatori giudiziali): aspetti normativi, deontologici e disciplinari di Davide Salvatori
495 – QDEonline: le questioni di maggiore interesse di Aldolfo Zambon
502 – Libri ricevuti
504 – Indice dell'annata 2012
Editoriale
Editoriale
La Chiesa ha il «diritto nativo», cioè non derivato da una concessione delle autorità civili, di «acquistare, possedere, amministrare ed alienare beni temporali», tuttavia può farlo «per conseguire i fini che le sono propri», cioè principalmente «ordinare il culto divino, provvedere all’onesto sostentamento del clero e degli altri ministri, esercitare opere di apostolato sacro e di carità, specialmente a servizio dei poveri» (cf can. 1254). I beni appartengono alle singole persone giuridiche ecclesiali (diocesi, parrocchie, associazioni, fondazioni di religione e culto, ecc.) e chi è investito del governo di tali enti li amministra. Per ben amministrare però l’autorità competente, stante la natura di comunione gerarchica della Chiesa, deve acquisire il consiglio dei membri di quella comunità cui i beni appartengono e parimenti i fedeli hanno il diritto-dovere di collaborare all’elaborazione del processo decisionale.
La parte monografica del presente fascicolo è dedicata proprio al tema del consigliare nella Chiesa in ambito economico.
Così il primo articolo (Rivella) riflette dapprima in generale sul principio di corresponsabilità e sugli organismi di partecipazione nel quadro dell’ecclesiologia di comunione. Presenta poi in modo più puntuale la norma del can. 1280, in base al quale ogni persona giuridica deve avere «il proprio consiglio per gli affari economici o almeno due consiglieri, che coadiuvino l’amministratore nell’adempimento del suo compito, a norma degli statuti». Il senso di tali organismi è quello di svolgere in maniera adeguata una funzione di indirizzo e di vigilanza in ordine alle scelte economiche della persona giuridica, a tutela del patrimonio ecclesiastico e nel rispetto dei fini in vista dei quali la Chiesa è legittimata a possedere i beni economici.
Ci si domanda se – nel rispetto della natura peculiare della Chiesa – non siano ipotizzabili spazi ulteriori per rendere effettivo il coinvolgimento decisionale dei fedeli nei processi economici e amministrativi ecclesiali, di modo che la chiamata alla corresponsabilità non si limiti solo alle enunciazioni di principio ed anche per assicurare una sempre maggiore trasparenza ed efficacia nella gestione dei beni e delle risorse economiche degli enti ecclesiastici.
Viene poi pubblicato un corposo contributo volto ad illustrare lo status giuridico del consigliere per gli affari economici (Visioli). La riflessione parte dalla considerazione che il consigliere è un laico e il suo diritto-dovere di consigliare sia come singolo, sia come membro di un organismo collegiale, è espressione di quella ministerialità laicale fondata sul battesimo che si so stanzia come una forma di vera e propria partecipazione dei laici alla potestà di governo. L’articolo passa poi ad illustrare le qualità che il consigliere per gli affari economici deve possedere. Occorre anzitutto una vera e propria “abilità” giuridica che si pone come il fondamento primo dello stato giuridico del consigliere. Si parla poi di “scienza adeguata”, prudenza ed onestà, prerogative che il Codice richiede ai consiglieri di tutte le fattispecie di consigli della Chiesa ma che ovviamente si declinano in modo particolare allorché debbono contrassegnare coloro che sono chiamati a offrire il proprio consiglio in ambito amministrativo, tecnico ed economico. Nel caso del Consiglio diocesano per gli affari economici la normativa codiciale richiede poi nei consiglieri alcune qualità specifiche, ossia che siano «veramente esperti in economia e nel diritto civile ed eminenti per integrità» (can.492).
A tali competenze specifiche va però aggiunta, anzi presupposta quella sensibilità ecclesiale che non può mancare in chi opera in favore della Chiesa; non sempre infatti la soluzione più conveniente sul piano meramente economico è anche la migliore in ordine al bene dell’ente ecclesiale.
Ci si domanda poi se lo stato di vita di chi si trova in condizione matrimoniale irregolare precluda o meno l’assunzione del compito di consigliere per gli affari economici. Con acribia si esamina la questione giungendo alla conclusione che occorre distinguere il profilo dell’idoneità da quello dell’opportunità. Così qualora possegga tutte le qualità richieste dal diritto, sia universale che particolare, chi si trova in una situazione matrimoniale irregolare può far parte di un consiglio per gli affari economici, però occorre valutare caso per caso se una tale partecipazione, in quel contesto concreto, oltre che possibile sia anche opportuna. Si affrontano ancora alcune questioni di rilevanza giuridica: se lo status di consigliere economico comporti il conferimento di un incarico o la nomina ad un ufficio e come il mandato abbia a cessare al di là del caso dello scadere del tempo stabilito. Qui si pone il caso specifico della rimozione o della privazione per giusta causa dell’ufficio di consigliere che viene presentato altresì illustrando un ricorso giudicato innanzi al Tribunale della Segnatura Apostolica.
Infine, tra i diritti del consigliere, si presenta quello dell’accesso agli atti amministrativi di interesse dell’ente mentre in ordine ai doveri ci si interroga sull’esistenza o meno di un vero e proprio dovere di vigilanza sull’amministrazione dell’ente in capo a chi partecipa al consiglio per gli affari economici senza essere amministratore in senso proprio dell’ente.
L’ultimo articolo della parte monografica (Trevisan), dopo aver passato in rassegna i principi di fondo circa le responsabilità e le collaborazioni nell’amministrazione parrocchiale, considera il ruolo e i compiti del Consiglio parrocchiale per gli affari economici (cf can. 537) mettendo al centro l’aiuto concreto che i membri del consiglio possono offrire al parroco per sgravarlo, quanto possibile, del carico gestionale ed amministrativo della parrocchia.
Nella parte non monografica del fascicolo prende avvio la pubblicazione dei testi relativi al VII corso di diritto canonico applicato sulle cause matrimoniali, svoltosi a Perugia dal 28 al 31 agosto 201l. In questo fascicolo trovano spazio la cronaca delle giornate e la prima, corposa relazione tenuta da Salvatori.
Infine, vengono riportate due risposte redatte per il servizio QDEonline che, per le tematiche affrontate, possono risultare interessanti per i lettori anche al di là del caso concreto che le ha originate.