Osservatorio delle libertà ed istituzioni religiose

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Osservatorio delle Libertà ed Istituzioni Religiose

Documenti • 24 Luglio 2006

Risoluzione 06 luglio 2006

Parlamento europeo. Risoluzione 6 luglio 2006: “Strategie e mezzi per l’integrazione degli immigrati nell’Unione europea”.

Il Parlamento europeo ,

– vista la comunicazione della Commissione del 1° settembre 2005 dal titolo “Un’agenda comune per l’integrazione. Quadro per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi nell’Unione europea” (COM(2005)0389),

– visto l’articolo 13 del trattato CE,

– visto il trattato CE, che conferisce alla Comunità poteri e responsabilità nei settori dell’immigrazione e dell’asilo, in particolare l’articolo 63, punto 3), lettera a),

– viste le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999, del Consiglio europeo di Laeken del 14 e 15 dicembre 2001, del Consiglio europeo di Siviglia del 21 e 22 giugno 2002 e del Consiglio europeo di Salonicco del 19 e 20 giugno 2003, che evidenziano l’importanza di sviluppare la collaborazione e lo scambio di informazione all’interno del gruppo di punti nazionali di contatto sull’integrazione, stabilito di recente, innanzitutto per rafforzare il coordinamento delle politiche in materia, a livello nazionale dell’UE,

– visto il programma dell’Aia, adottato dal Consiglio europeo il 4 novembre 2004, che definisce gli obiettivi da attuare nell’ambito della libertà, della sicurezza e della giustizia nel periodo 2005-2010,

– vista la riunione ministeriale informale di Groningen del 9 novembre 2004, dove si sono incontrati per la prima volta i ministri responsabili della politica di integrazione,

– visti i principi fondamentali comuni per la politica di integrazione nell’UE adottati dal Consiglio dell’Unione europea del 19 novembre 2004,

– vista la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, in particolare gli articoli 18, 20, 21 e 22,

– visto l’articolo 45 del suo regolamento,

– vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni e il parere della commissione per l’occupazione e gli affari sociali (A6-0190/2006),

A. considerando che la sfida dell’integrazione degli immigrati è una sfida cui l’UE ha già saputo rispondere in passato; che un quarto di secolo fa la maggior parte dei suoi immigrati proveniva dall’Europa meridionale; che oggi l’Europa meridionale è una regione prospera dell’Unione e i suoi cittadini non sono più visti come immigrati, anche se all’epoca in molti li consideravano stranieri e “non integrabili”; che l’adesione dei loro paesi d’origine all’Unione ha rafforzato l’UE nel suo insieme; che, analogamente, i cittadini dei nuovi Stati membri sono ora cittadini a pieno titolo dell’Unione europea,

B. considerando che l’Unione si trova oggi ad affrontare, in fatto di integrazione, una sfida di tipo diverso, in quanto non può più presumere che la maggior parte dei suoi immigrati finiranno per essere integrati, quando i loro paesi d’origine aderiranno all’Unione,

C. considerando che si stima che nell’Unione europea il numero di immigrati raggiunga i 40 milioni, a cui si aggiungono diversi milioni di loro discendenti, e che questa popolazione in crescita è straordinariamente eterogenea, benché sia afflitta da problemi simili: il loro tasso di partecipazione alla forza lavoro è notevolmente inferiore alla media e la percentuale di riuscita scolastica registra un notevole ritardo considerando che sono sottorappresentati politicamente ad ogni livello di governo, compresi i partiti politici degli Stati membri e nelle istituzioni europee,

D. considerando che, sebbene gli oltre 40 milioni di immigrati potrebbero essere considerati il ventiseiesimo Stato membro dell’UE (e il quinto in termini di popolazione) e che gli sforzi dell’Unione europea a favore dell’integrazione di tale popolazione dovrebbero essere pari agli impegni dell’UE per l’integrazione dei paesi in via di adesione, l’Unione ha impiegato ben poche risorse per cercare di vincere la sfida dell’integrazione, il cui esito negativo potrebbe arrecare pregiudizio all’UE in termini sociali, economici e politici; che non solo si deve destinare un finanziamento a lungo termine al nuovo Fondo europeo per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi (COM(2005)0123), ma che occorre anche far sì che le DG interessate della Commissione riservino parte dei loro stanziamenti alla politica di integrazione dell’UE,

E. considerando che l’impegno dell’Unione europea a favore dell’integrazione è da tempo limitato dall’idea, largamente diffusa, che l’integrazione sia un aspetto locale, mentre in realtà essa ha al contempo implicazioni globali, soprattutto quando fallisce, dal momento che se uno Stato membro non applica con successo le politiche di integrazione ciò può ripercuotersi negativamente su tutta l’Unione e comportare, ad esempio:
– la sottoccupazione di immigrati, l’indebolimento dell’economia dell’Unione e ostacoli al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda di Lisbona;
– rendendosi conto di quanto l’Europa sia inospitale nei loro confronti, i lavoratori altamente qualificati, ma anche quelli non qualificati di cui l’UE ha bisogno, possono essere spinti verso l’economia sotterranea o nelle braccia dei concorrenti dell’UE;
– la mancanza di politiche di integrazione efficaci, che a sua volta può tradursi in una percezione negativa degli immigrati e a politiche di immigrazione di carattere difensivo;
– i timori dei cittadini possono ripercuotersi negativamente sul rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti dell’uomo, fra cui i diritti di quanto appartengono a gruppi minoritari;
– le mentalità e i pregiudizi nei confronti degli immigrati non integrati possono nuocere all’allargamento dell’Unione;

F. considerando che la riuscita dell’integrazione rafforzerà l’economia dell’Unione nei confronti della concorrenza mondiale; che l’UE, riconoscendo la necessità di prevenire la fuga di cervelli, attirerà i lavoratori e gli imprenditori di cui le economie dell’Unione hanno bisogno, oltre agli scienziati e agli studenti che costituiscono il fondamento della capacità di innovare; che le città dell’UE saranno comunità più forti e più sicure e vi sarà attuata una politica di integrazione mirata, coerente e adeguatamente finanziata; che le tendenze xenofobe verranno attenuate e che si assisterà al parallelo rafforzamento del rispetto dei diritti fondamentali di tutti; che la posizione dell’Europa nel mondo sarà valorizzata,

G. considerando che il ruolo essenziale delle autorità locali, regionali e nazionali, le cui responsabilità, fra l’altro nei settori dell’edilizia urbana e abitativa e dell’istruzione, hanno conseguenze dirette sul processo di integrazione; esorta tali autorità a intensificare la partecipazione al dibattito europeo; sottolinea l’importante sostegno dell’UE alle iniziative adottate a questi livelli tramite i fondi strutturali dell’Unione europea,

H. considerando che non esiste un’unica soluzione chiaramente definita per un’integrazione ben riuscita nell’UE; che le autorità locali (in particolare quelle dei centri urbani, dove si concentra la maggioranza degli immigrati), regionali e nazionali dovrebbero avere la capacità e i fondi per definire e attuare misure di integrazione chiare; che gli Stati membri e l’Unione nel suo complesso dovrebbero sviluppare sollecitamente strategie di integrazione e verificare l’efficacia e gli esiti di tali provvedimenti in modo più attivo ed efficace, per promuovere gli interessi comuni dell’Unione e che la Commissione deve a tal fine effettuare gli studi proposti per inventariare i livelli di partecipazione e di integrazione nell’UE,

I. considerando che l’integrazione è un processo bilaterale che presuppone la volontà e la responsabilità degli immigrati a integrarsi nella società ospitante e, d’altronde, dei cittadini dell’Unione europea di accettare e di integrare i migranti; che tale processo consiste di azioni per influenzare i comportamenti degli immigrati e delle società di accoglienza a tutti i livelli coinvolti, al fine di mobilitare le risorse a favore di entrambe le parti e attuare le politiche pertinenti; che tale processo bilaterale implica un impegno reciproco, fatto di diritti e di doveri, per la società ospitante e per gli immigrati,

J. considerando che le priorità che orientano le azioni dell’Unione europea dovrebbero includere:
– il miglioramento delle prospettive occupazionali degli immigrati e la riduzione del divario in termini di occupazione rispetto alle persone del luogo ospitante, compresa l’attuazione di programmi e di formazione adeguati da parte delle autorità pubbliche e delle parti sociali, nonché il riconoscimento della formazione e delle qualifiche professionali degli immigrati, tenendo in particolare conto delle donne migranti, nel cui ambito la disoccupazione è spesso maggiore,
– la valorizzazione delle opportunità di istruzione e di apprendimento linguistico per gli immigrati e i loro discendenti, anche tramite finanziamenti provenienti dalla DG istruzione e cultura della Commissione, al fine di eliminare il divario in termini di risultati rispetto alle altre persone, riconoscendo fra l’altro che i figli degli immigrati, che studiano in una lingua diversa dalla loro e devono adattarsi a nuovi usi, possono incontrare difficoltà nel processo di apprendimento e problemi di adattamento e di inserimento nella società, e che anche gli immigrati già altamente qualificati devono talvolta adeguarsi alle esigenze della società ospitante;
– il miglioramento dell’educazione politica e civica, nonché della partecipazione e della rappresentanza degli immigrati in tutti gli ambiti di governo opportuni, nella società civile e a livello di definizione delle politiche e delle decisioni,
– la lotta al razzismo, alla xenofobia e alla discriminazione nei confronti degli immigrati, segnatamente sul luogo di lavoro, nelle scuole, negli alloggi, nei servizi del settore sanitario, pubblici, nei mass media e nella politica, attraverso la promozione del rispetto e la comprensione delle somiglianze e delle differenze reciproche, facilitando l’accesso all’informazione sulla parità di diritti e di opportunità, adeguata alle esigenze linguistiche degli immigrati,le istituzioni dell’UE dovrebbero dal proprio canto assicurare che tali iniziative non si trasformino in politiche simboliche, prive di valore aggiunto,

K. considerando che la promozione dei diritti fondamentali, le pari opportunità per tutti e la non discriminazione sono elementi chiave dell’integrazione; che la proposta di proclamare il 2007 Anno europeo delle pari opportunità per tutti e il progetto dell’Anno europeo del dialogo interculturale per il 2008 sono importanti iniziative di sensibilizzazione che contribuiscono a raggiungere questi obiettivi;

L. considerando che sussiste un legame evidente tra una politica comunitaria di integrazione riuscita e gli sforzi dell’UE per elaborare una politica di immigrazione legale e di integrazione; che il primo passo deve essere volto a migliorare il coordinamento fra le autorità responsabili dell’ammissione degli immigranti e di quelle responsabili della loro integrazione,

1. sollecita la Commissione a garantire l’effettiva attuazione delle direttive esistenti in materia di integrazione, in particolare le direttive del Consiglio 2003/86/CE, del 22 settembre 2003, relative al diritto al ricongiungimento familiare, 2003/109/CE, del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo , 2000/43/CE, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica e 2000/78/CE, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro; rileva che molti Stati membri accusano ritardi nell’effettivo recepimento di tali direttive e che è essenziale che la Commissione controlli con maggiore rigore il recepimento delle direttive in materia di integrazione e l’efficacia delle prassi amministrative che danno attuazione alla legislazione in materia nella vita quotidiana degli immigrati;

2. accoglie positivamente la proposta della Commissione di istituire il summenzionato Fondo europeo per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi per il periodo 2007-2013 ed esorta a ricorrere al fondo attenendosi a sei principi concreti, ovvero:
a) un unico punto focale annuale dovrebbe definire le spese, consentendo alla Commissione di accumulare una massa critica di competenze; usare maggiore rigore nel valutare i programmi e nell’accordare investimenti agli stessi; i settori bersaglio degli investimenti dovrebbero comprendere la riduzione del divario in termini di occupazione fra gli immigrati e il resto della popolazione, il miglioramento della partecipazione e delle prestazioni degli immigrati nel campo dell’istruzione; migliorare il rendimento scolastico degli immigrati, favorire le prospettive di istruzione e occupazionali delle donne; programmi linguistici e introduttivi, sulla salute, sull’edilizia abitativa e urbana; favorire la partecipazione politica e civica degli immigrati;
b) il fondo dovrebbe sostenere le iniziative dotate delle maggiori potenzialità di essere diffusamente applicate in tutta l’Unione;
c) la Commissione dovrebbe destinare ogni anno una percentuale adeguata e definita di risorse del fondo a commissionare valutazioni, effettuate da esperti indipendenti, dell’efficacia dei programmi da essa finanziati;
d) dopo che tali esperti hanno individuato i programmi promettenti, occorre dare priorità alla diffusione e all’adozione delle migliori pratiche derivanti da tali programmi in altri Stati membri;
e) occorre sostenere gli sforzi degli Stati membri volti a coordinare le loro attività di integrazione e a scambiarsi le migliori pratiche;
f) occorre dare priorità all’integrazione dei nuovi arrivati, pur provvedendo a che siano erogati fondi anche a favore dei programmi destinati ai discendenti degli immigrati di seconda o terza generazione; vanno altresì presi in esame i programmi destinati ad aiutare i rifugiati nel momento in cui si preparano ad entrare e a integrarsi nelle società dell’UE;

3. plaude al riferimento contenuto nella succitata comunicazione della Commissione ai principi fondamentali comuni; è fermamente convinto che i principi fondamentali comuni rappresentino un valido insieme di raccomandazioni che dovrebbe costituire la base della politica di integrazione dell’UE; deplora che taluni Stati membri non abbiano dato alcun seguito significativo ai principi fondamentali comuni dalla loro adozione nel 2004; chiede alla Presidenza finlandese di fare nuovamente dei principi fondamentali comuni un elemento cardine dell’agenda, in particolare i principi concernenti l’occupazione (n. 3), l’interazione (n. 7) e la partecipazione (n. 9);

4. accoglie positivamente la proposta della Commissione di promuovere un forum annuale dell’integrazione per agevolare lo scambio di pratiche migliori, innanzitutto nel caso di politiche in cui l’UE svolge un ruolo limitato, mentre taluni Stati membri attuano politiche che possono fungere da esempio ad altri Stati membri; ritiene che al forum debbano partecipare rappresentanti di tutte le autorità coinvolte nell’integrazione, locali, regionali, nazionali o dell’UE, nonché rappresentanti degli immigrati stessi;

5. invita la Commissione a chiarire, ampliare e coordinare le responsabilità in materia di integrazione tra le varie direzioni generali, sostenendo e dando nuovo impulso ad un gruppo di lavoro che coinvolga le diverse direzioni generali, finalizzato a favorire il coordinamento e la definizione precisa delle rispettive responsabilità in materia di integrazione; chiede inoltre azioni volte a promuovere la complementarietà tra il nuovo Fondo europeo per l’integrazione e il Fondo sociale europeo;

6. si compiace che la Commissione riconosca la necessità di svolgere ricerche e di procedere a un esercizio di inventario circa le politiche degli Stati membri in materia di integrazione e i livelli di partecipazione degli immigrati; è dell’avviso che tali informazioni costituiscano un requisito essenziale per qualsiasi politica dell’UE finalizzata a promuovere una migliore integrazione nell’Unione europea e che, se si vuole che tale esercizio di inventario sia utile, occorra chiarire i termini del dibattito a livello dell’UE sull’integrazione, dato che lo stesso termine “integrazione” si presta a molte interpretazioni diverse;

7. invita la Commissione a creare un gruppo di contatto permanente di rappresentanti degli immigrati, esperti, ONG e altri soggetti, per fornirle consulenze in merito a tutte le politiche attinenti all’integrazione;

8. invita la Commissione a porre l’accento sulla promozione dell’integrazione e della diversità nell’UE nonché a tenerne sempre conto nella sua strategia di comunicazione e nelle sue iniziative; invita la Commissione e gli Stati membri a varare campagne di informazione e di sensibilizzazione per una migliore comprensione delle migrazioni e del contributo economico e sociale degli immigrati in una società;

9. invita la Commissione ad istituire meccanismi di controllo rigorosi per valutare i programmi di integrazione negli Stati membri, anche con l’ausilio di esperti indipendenti, e a redigere una relazione biennale, rigorosa e pratica, sulla migrazione e l’integrazione che:
– si concentri su indici rigorosi che misurino i risultati dello Stato membro rispetto ai principi fondamentali comuni in materia di integrazione;
– renda obbligatoria la comunicazione da parte dello Stato membro di dati accurati e completi; in assenza di tali dati, vanno sviluppati mezzi alternativi per la raccolta dei dati che siano coerenti con gli indici della relazione;
– rafforzi il ruolo dei punti nazionali di contatto nonché la loro cooperazione con gli esperti indipendenti;
– prenda a modello la relazione del programma di sviluppo delle Nazioni Unite sullo sviluppo umano e l’indice europeo dell’inclusione;
– sia pubblicata in occasione della riunione annuale dei ministri dell’UE responsabili dell’integrazione;

10. incoraggia la Commissione a consultare, se del caso, le comunità di immigrati in sede di definizione e attuazione di politiche europee di aiuto e di sviluppo destinate ai loro paesi di origine;

11. chiede alla Commissione di moltiplicare le iniziative di ricerca e analisi finalizzate a comprendere i fattori che favoriscono l’integrazione e di rafforzare in maniera efficace gli sforzi per diffondere le prassi migliori, in collaborazione con gli Stati membri e gli enti locali, non soltanto attraverso il sito Web proposto, ma anche con tutti gli altri mezzi disponibili;

12. chiede alla Commissione e agli Stati membri di utilizzare le ampie potenzialità delle delegazioni della Commissione e delle autorità consolari in tutto il mondo per contribuire all’integrazione dei potenziali immigrati facendo loro acquisire dimestichezza con l’UE e la cultura, la storia, la lingua e i diritti e le responsabilità civili degli Stati membri;

13. sottolinea l’importanza del fatto che la composizione del personale delle istituzioni europee e delle pubbliche amministrazioni degli Stati membri rifletta la composizione delle popolazioni dell’Unione e degli Stati membri;

14. sollecita il Consiglio ad avvalersi della clausola di “passerella” di cui all’articolo 67, paragrafo 2, secondo trattino del trattato, per attribuire al Parlamento poteri di codecisione in materia di integrazione e migrazione legale e consentire il voto a maggioranza qualificata al Consiglio; reputa importante che i deputati al Parlamento europeo abbiano un potere di codecisione in materia di politica di integrazione, dato che essi rappresentano la voce politica dell’UE, e rappresentano pertanto le opinioni degli immigrati e dei cittadini, e dovrebbero condividere la responsabilità di formulare la politica di integrazione nel processo legislativo dell’UE;

15. sollecita il Consiglio ad attribuire carattere permanente alla riunione annuale dei ministri dell’integrazione, inaugurata dalla presidenza olandese del Consiglio a Groningen nel novembre 2004;

16. chiede agli Stati membri, al momento di esprimere le loro considerazioni finali sull’agenzia dell’UE per i diritti fondamentali, di esaminare seriamente la possibilità di attribuire all’Agenzia il ruolo di promuovere la fiducia e buone relazioni di vicinato e di sviluppare tale ruolo in modo organico attraverso i successivi programmi annuali previsti per l’agenzia;

17. sollecita il Consiglio a riconsiderare la proposta della Commissione di applicare il metodo di coordinamento aperto alla politica di integrazione; a tale proposito, chiede il coinvolgimento del Parlamento nell’intera procedura;

18. sollecita il Consiglio a predisporre una direttiva quadro completa e lungimirante sulla migrazione legale tenendo debitamente conto della necessità di integrazione;

19. incoraggia gli Stati membri ad assegnare la responsabilità di vigilare sulle politiche di integrazione degli immigrati ad un unico ministro, per garantire che tali politiche siano fatte proprie dalle varie agenzie a tutti i livelli di governo, e a valutare la nomina di un alto commissario o di un mediatore per l’integrazione in ogni Stato membro, al fine di coordinare l’attuazione delle politiche, far pervenire le informazioni ai migranti, esaminare le denunce di questi ultimi e adottare le azioni più opportune per risolvere i problemi;

20. invita ogni Stati membro a fornire una revisione di conti di tutte le agenzie pubbliche, ad ogni livello, che abbiano (o dovrebbero avere) responsabilità in materia di integrazione degli immigrati;

21. invita la Commissione a valutare la possibilità di inserire la tematica dell’integrazione dei cittadini di paesi terzi nei futuri programmi pluriennali dell’agenzia dei diritti fondamentali;

22. invita gli Stati membri a incoraggiare la partecipazione politica degli immigrati e a scoraggiare il loro isolamento politico e sociale; a tal riguardo invita la Commissione a effettuare una revisione giuridica delle attuali disposizioni in materia di cittadinanza civile europea nei vari Stati membri, nonché per quanto riguarda le attuali prassi nazionali relativamente al diritto di voto degli immigrati residenti da lunga data alle elezioni locali e comunali;

23. invita gli Stati membri a stabilire procedure trasparenti, umane, rapide e ragionevoli, che garantiscano lo status di soggiornanti di lungo periodo, il ricongiungimento familiare e la successiva naturalizzazione degli immigranti e dei loro figli, soprattutto tenendo presente il fatto che molti di tali figli sono nati nel territorio di uno Stato membro;

24. richiama l’attenzione degli Stati membri sullo stato giuridico di dipendenza delle donne immigranti che raggiungono il coniuge nell’ambito del ricongiungimento familiare e chiede agli Stati membri di rivedere la propria legislazione in modo da garantire che alle consorti e ai figli sia accordato quanto prima uno status individuale e un permesso di lavoro che sia indipendente da quello del principale detentore dello status giuridico, al fine di garantire e tutelare appieno i loro diritti e facilitare la loro integrazione sociale;

25. incoraggia i partiti politici, le organizzazioni sindacali e la società civile nel suo complesso, a livello nazionale, ad accogliere gli immigrati quali membri a pieno titolo, a tutti i livelli delle rispettive strutture;

26. si dichiara favorevole ai programmi d’integrazione adottati da taluni Stati membri, che implicano un impegno reciproco dei paesi d’accoglienza e dei migranti; intende così sensibilizzare i migranti ai valori fondamentali dell’Unione europea e consentire loro, nello stesso tempo, di acquisire conoscenze di base sul funzionamento della società d’accoglienza; sottolinea l’importanza d’incentivare l’apprendimento della lingua della società d’accoglienza e l’organizzazione di corsi di educazione civica;

27. incoraggia gli Stati membri a rafforzare le leggi anti-discriminazione e anti-razzismo e ad applicare le normative esistenti, nonché a valutare azioni positive idonee per i migranti in tutti gli ambiti, ricorrendo alle pratiche applicate dagli Stati membri in cui le azioni hanno avuto esito positivo;

28. chiede agli Stati membri, soprattutto al fine di evitare possibili maltrattamenti delle donne immigrate, di fornire loro informazioni facilmente accessibili circa la legislazione dello Stato ospitante sulla parità di genere e sui diritti e la tutela che tale legislazione comporta, compreso l’accesso a vie legali e amministrative;

29. chiede agli Stati membri e alle autorità locali e regionali di stimolare l’interazione tra immigrati e la loro società ospitante promuovendo, tra l’altro, assisi comuni, il dialogo interculturale, seminari, esposizioni e attività culturali e sportive; chiede inoltre la creazione di nuove strutture, o il sostegno a quelle esistenti, che consentano agli immigrati di integrarsi nella società ospitante per evitare l’esclusione sociale dei nuovi arrivati e di quanti si sono già sistemati ma incontrano difficoltà a integrarsi; inoltre chiede che sia dato sostegno alle organizzazioni di immigrati nei loro territori e che siano rafforzati i legami con i paesi di origine degli immigrati;

30. incoraggia gli Stati membri a prevedere misure finalizzate all’integrazione dei rifugiati nel corso della fase di accoglienza, quali corsi di lingua o attività di lavoro volontario, tenendo presente che il processo di integrazione dei profughi inizia nella fase di accoglienza;

31. sottolinea l’importanza di sviluppare un quadro completo per la cittadinanza civile europea, con la cooperazione del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione;

32. sottolinea l’importanza di fissare audizioni annuali sull’integrazione, con la partecipazione del Parlamento europeo, dei parlamenti nazionali, della società civile, soprattutto delle ONG e delle associazioni di immigrati, al fine di valutare l’efficacia degli sforzi effettuati e gli sviluppi a livello di Stato membro;

33. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione ed ai governi degli Stati membri.