dossier
in evidenza
Quaderni di diritto e politica ecclesiastica, Num. 2, agosto2017

Ius Canonicum, Num. 113, 2017

Ephemerides Iuris Canonici - Nuova Serie, Num. 2, 2017

Coscienza e Libertà, Num. 54, 2017

Stato, Chiese e pluralismo confessionale, Num. 40-42, dicembre2017


ultimi documenti
Documento 25 novembre 2017 (Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al corso promosso dal tribunale della Rota Romana - Pontefice)

Decreto legislativo 29 dicembre 2017
n. 216
(Disposizioni in materia di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni - estratto - Governo)

Sentenza 26 ottobre 2017 (Corte EDU: Non vi è discriminazione nel limitare alle coppie dello stesso sesso la costituzione di unioni civili registrate; la preclusione legiferata dall'Austria per le coppie eterosessuali non viola gli articoli 8 e 14 della CEDU - Corte Europea dei Diritti dell'Uomo)

Sentenza 11 ottobre 2017
n. 396990
( Conseil d'Etat: Principio di laicità dello Stato e presenza di monumenti e simboli religiosi in luogo pubblico - Consiglio di Stato)

Sentenza 14 dicembre 2017 (Corte EDU: Trascrizione dei matrimoni e delle unioni civili contratti all'estero tra persone dello stesso sesso e rispetto del diritto alla vita privata e familiare - Corte Europea dei Diritti dell'Uomo)

Sentenza 12 dicembre 2017
n. 55418
(Social network e apologia di reato: un 'Like' su Facebook può integrare una condotta apologetica dello Stato islamico? - Corte di Cassazione)

Ordinanza 13 dicembre 2017
n. 29886
(Sezione tributaria: La vendita di pubblicazioni e l'organizzazione a pagamento di corsi a beneficio di soggetti non associati costituisce attività commerciale - Corte di Cassazione)

Parere 23 giugno 2017 (Parere del CNB dedicato al rapporto tra immigrazione e salute - Comitato Nazionale per la Bioetica)

Protocollo di intesa 30 agosto 2017 (Progetto Camper Sanitario, unità mobile per assistenza ai senza fissa dimora: Protocollo d’intesa tra ASL e Arcidiocesi di Napoli - Arcidiocesi di Napoli - Asl)

Sentenza 14 dicembre 2017 (CEDU - CASE OF ORLANDI AND OTHERS v. ITALY: il rifiuto dell'Italia di trascrivere i matrimoni omosessuali contratti all'estero prima del 2016 costituisce violazione dell'articolo 8 - Corte Europea dei Diritti dell'Uomo)


i più letti
Legge 10 novembre 1992,n.25 (Ley 25/1992, de 10 de noviembre, por la que se aprueba el acuerdo de cooperación del estado con la Federación de comunidades israelitas de España - Parlamento)

Accordo 29 novembre 2005 (Accordo fra la Santa Sede e la Città Libera e Anseatica di Amburgo - Santa Sede - Città Libera e Anseatica di Amburgo)

Legge 22 novembre 1988,n.516 (Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno - Parlamento)

Legge 8 marzo 1989,n.101 (Norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane - Parlamento)

Accordo 17 marzo 2008 (Accordo tra la Santa Sede ed il Principato di Andorra - Santa Sede - Principato di Andorra)


documentiindietro

ricerca avanzata elenco argomentielenco documentistampa

Sentenza 02 settembre 2014, n. 4460
Interruzione del trattamento di alimentazione ed idratazione di paziente in stato vegetativo permanente

Autore: Consiglio di Stato
Data: 2 settembre 2014
Argomento: Bioetica, Laicità, Libertà religiosa
Dossier: Libertà religiosa
Nazione: Italia
Parole chiave: Malato, Diritti fondamentali, Stato vegetativo permanente, Trattamenti sanitari, Diritto alla vita, Trattamento di alimentazione ed idratazione

Abstract: La decisione terapeutica ha nel consenso informato e nell’autodeterminazione del paziente il suo principio e la sua fine, poiché è il paziente, il singolo paziente, e non un astratto concetto di cura, di bene, di “beneficialità”, il valore primo ed ultimo che l’intervento medico deve salvaguardare. Ciò non deve naturalmente comportare un pericoloso soggettivismo curativo o un relativismo terapeutico nel quale è “cura” tutto ciò che il singolo malato vuole o crede, perché nell’alleanza terapeutica è e resta fondamentale l’insostituibile ruolo del medico nel selezionare e nell’attuare le opzioni curative scientificamente valide e necessarie al caso, ma solo ribadire che la nozione statica e “medicale” di salute, legata cioè ad una dimensione oggettiva e fissa del benessere psicofisico della persona, deve cedere il passo ad una concezione soggettiva e dinamica del concreto contenuto del diritto alla salute, che si costruisce nella continua e rinnovata dialettica medico-­paziente, di modo che tale contenuto, dal suo formarsi, al suo manifestarsi sino al suo svolgersi, corrisponda effettivamente all’idea che di sé e della propria dignità, attraverso il perseguimento del proprio benessere, ha il singolo paziente per realizzare pienamente la sua personalità, anzitutto e soprattutto nelle scelte, come quelle di accettare o rifiutare le cure, che possono segnarne il destino. Indubbiamente l’affermazione di un principio, come quello del diritto alla salute e del consenso informato, non può non tener conto che esso, oltre ad essere un diritto assoluto e inviolabile e, come tale, efficace erga omnes e, in particolare, nei riguardi del medico, è anche un diritto soggettivo pubblico o diritto sociale che, nella dinamica del suo svolgersi e del suo concreto attuarsi, ha per oggetto una prestazione medica che ha quali necessari e primari interlocutori le strutture sanitarie e, in primo luogo, il Servizio Sanitario Nazionale. Esso ha una natura ancipite, per così dire, ed è un diritto che ha una indubbia valenza privatistica, in quanto massima ed inviolabile espressione della personalità individuale, ma anche una innegabile connotazione pubblicistica, perché può e deve, se lo richiede la sua soddisfazione, trovare adeguata collocazione e necessaria attuazione all’interno del servizio sanitario, non potendo dimenticarsi che la salute, anche nella declinazione personalistica che è venuta ad assumere nel nostro ordinamento, è pur sempre, insieme, diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività (art. 32 Cost.). Ora proprio la vicenda qui in esame è esemplare di tale stretta e vitale interrelazione, interrelazione che radica la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. A fronte del diritto, inviolabile, che il paziente ha, e – nel caso di specie – si è visto dal giudice ordinario definitivamente riconosciuto, di rifiutare le cure, interrompendo il trattamento sanitario non (più) voluto, sta correlativamente l’obbligo, da parte dell’amministrazione sanitaria, di attivarsi e di attrezzarsi perché tale diritto possa essere concretamente esercitato, non potendo essa contrapporre a tale diritto una propria nozione di prestazione sanitaria né subordinare il ricovero del malato alla sola accettazione delle cure. Non può dunque l’Amministrazione sanitaria sottrarsi al suo obbligo di curare il malato e di accettarne il ricovero, anche di quello che rifiuti un determinato trattamento sanitario nella consapevolezza della certa conseguente morte, adducendo una propria ed autoritativa visione della cura o della prestazione sanitaria che, in termini di necessaria beneficialità, contempli e consenta solo la prosecuzione della vita e non, invece, l’accettazione della morte da parte del consapevole paziente.

IN OLIR.it: Sentenza TAR Lombardia 26 gennaio 2009, n. 214

Download PDF