La previdenza dei ministri di culto

La tutela previdenziale dei ministri di culto, nata inizialmente a ricalco della legislazione generale, è andata assumendo, nel corso del suo sviluppo, caratteristiche del tutto peculiari, tese a valorizzare e assecondare la specificità della categoria in questione.  

Dopo un primo momento in cui la tutela previdenziale veniva assicurata da due distinti Fondi, il primo valevole per i soli sacerdoti della Chiesa Cattolica e il secondo per i ministri di culto delle confessioni di minoranza, con la legge n. 903 del 1973 è stato predisposto un trattamento previdenziale unico di cui possono usufruire tutti i soggetti interessati. In realtà, l'iscrizione al Fondo è subordinata, per i ministri di culto non cattolici, alla conclusione di una mini-intesa tra l'autorità amministrativa competente e il gruppo religioso di appartenenza.
Con la legge n. 488 del 1999 sono stati introdotti (art. 42) una serie di aggiustamenti tecnici che hanno sensibilmente migliorato il funzionamento del Fondo, senza però affrontare i profili maggiormente problematici, come l'esclusione dei religiosi dal Fondo, e accentuando le tradizionali incertezze della dottrina sulla ratio complessiva del regime previdenziale predisposto in favore dei ministri di culto. (N. Fiorita)

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